IL SITO DEL PRESIDIO DI OPERA E' UNA CARICATURA DEI PROBLEMI LEGATI ALL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NELLA SOCIETA' MODERNA.

SOTTO: LA STORIA DEL PRESIDIO DI OPERA, UN ANNO DOPO.

Dal 21 dicembre 2006 al 12 febbraio 2007 riassunta con gli articoli di giornale più significativi (spesso falsi) ed i comunicati stampa, per non dimenticare:

VERGOGNA, non possiamo permettere questo!

21 DICEMBRE 2009 giornata dell'orgoglio operese

3 ANNI FA UN MOTO POPOLARE HA LIBERATO OPERA DALLO STRANIERO
OGGI RICORDIAMO QUELLA BATTAGLIA PER LA LIBERTA'

ASSOLTI TUTTI I PROCESSATI TRANNE UNO: ASPETTIAMO IL RICORSO IN APPELLO

TUTTI INNOCENTI E UN CAPRO ESPIATORIO, OPERA VOLTA PAGINA
Opera, 7 luglio 2009
Dopo due anni di processo si conclude discretamente bene il procedimento nei confronti degli otto cittadini operesi accusati di aver dato alle fiamme il campo rom allestito in paese nel dicembre 2006 dalla Provincia di Milano e dallo stesso Comune di Opera in seguito ad uno sgombero sul territorio di Milano.
Più di venti le persone inizialmente indagate, nove le richieste di rinvio a giudizio, solo otto i processati dopo la paradossale vicenda di Ettore Fusco, prima assolto, poi nuovamente rinviato al giudizio del Gip per essere infine, definitivamente, scagionato quattro mesi fa ad un anno dalla sua elezione a Sindaco di Opera, il paese che aveva difeso dall’insediamento del campo nomadi fortemente contestato anche dai suoi concittadini.

Il Sindaco Fusco dopo i fatti del 21 dicembre del 2006 è stato indagato, pedinato, intercettato ed ha subito l’onta della perquisizione all’alba nel proprio domicilio “Un esperienza inquietante - ricorda l’attuale primo cittadino - che non consiglio a nessuno. Svegliarsi alla mattina trovando alla porta i Carabinieri che rovistano ovunque e portano via computer e telefonini è stata una violenza a me ed alla mia famiglia che non dimenticheremo mai”.
Quel giorno con il Capogruppo della Lega Nord c’erano la moglie incinta e due bambine “lo shock è stato forte anche per loro - conclude l’allora capo della rivolta degli operesi prima di esprimere la solidarietà ai compagni di battaglia e di sventura giudiziaria - la mia solidarietà e vicinanza è inoltre rivolta all’unico condannato che subisce l’onta di essere stato usato come capro espiatorio non essendo riusciti a condannare me, in quanto mandante. Agli altri processati, tutti assolti, esprimo il personale rammarico per come sono stati trattati dalla giustizia italiana e per le spese che hanno dovuto sostenere per difendersi da accuse false e prove costruite fino al giorno in cui è crollato il castello di sabbia su cui si basavano”.
Degli operesi coinvolti nel processo, in sette sono stati assolti con formula piena mentre uno di loro è stato condannato per l’incitamento pubblico, non per la devastazione delle tende e l’incendio avvenuto.
“La mia personale vicinanza e solidarietà - è il commento dell’Assessore Pino Pozzoli, anche lui protagonista di quella vicenda - va a tutte le persone coinvolte in questa triste vicenda ed alle loro famiglie che hanno vissuto una gogna mediatica del tutto ingiustificata e che hanno dovuto spendere cifre non indifferenti per potersi difendere da accuse del tutto infondate. Oggi si chiude definitivamente un capitolo che dovrebbe fare profondamente riflettere chi, oggi come ieri, sfrutta giornali politici e partitici per scrivere falsità sulla vita del nostro amato paese”.

Opera è un paese nuovo, ha voltato pagina ed è tornato sereno e vitale più di prima. Un paese cambiato che, da un anno, è guidato proprio da chi è stato protagonista del presidio di Opera e più di ogni altro ha pagato lo scotto di avere voluto difendere gli interessi dei suoi concittadini interpretandone gli umori. Un paese più sicuro, che funziona meglio, è il parere degli operesi.

FINISCE IL CALVARIO DEL SINDACO FUSCO

Opera, 20 marzo 2009
Con la sentenza del Giudice Gennari si conclude la persecuzione nei confronti di Ettore Fusco, l’attuale Sindaco di Opera, sotto accusa da due anni per il reato di istigazione a delinquere a seguito dell’incendio del campo nomadi che Provincia, Prefettura e Comune di Milano, con il patrocinio della Caritas di Don Colmegna, stavano istituendo sul territorio operese con l’assenso dell’allora primo cittadino Alessandro Ramazzotti.
Fusco, all’epoca dei fatti Capogruppo Consiliare della Lega Nord, si era distinto per avere coordinato la protesta dei cittadini esortandoli dal commettere reati e mettendo in piedi un presidio pacifico dinanzi al punto dove la Provincia aveva cominciato a montare le tende che avrebbero ospitato i nomadi sgomberati pochi giorni prima da un campo di Via Ripamonti a Milano.
Ma le parole infuocate del Consigliere e la reazione scomposta di molti cittadini, oltre all’affronto alle istituzioni con un presidio durato un mese e mezzo fino alla resa del Prefetto ed alla conseguente scelta di spostare altrove i nomadi, portò qualche esagitato ad introdursi nell’area adibita ad accogliere i rom ed a dare fuoco alle tende già montate.
Una di quelle tende fu trascinata fino davanti al Municipio e da quel momento il tranquillo paese nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano divenne un campo di battaglia con decine e decine di militari sempre presenti a dividere il presidio dei cittadini dal campo dei rom.
Nel frattempo un’indagine scientifica è stata portata avanti dalla PM Barbaini con intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti, l’uso dei RIS di Parma e molto altro. Si dovevano trovare i colpevoli per un tale affronto alle istituzioni: esecutori materiali e mandante.
Così una mattina Fusco ed altre 15 persone si sono ritrovate in casa i Carabinieri per una perquisizione ed al termine, senza trovare assolutamente niente, il Capogruppo leghista ed altre 8 persone si sono sentite chiamare a giudizio.
Mentre gli 8 presunti esecutori venivano rinviati a giudizio ed il processo è tuttora in corso, ogni tanto cade però qualche accusa costruita ad arte, ma non troppo, e se ne scagiona qualcuno, per il Fusco si aprivano le porte della libertà grazie al proscioglimento decretato dal Giudice milanese Alma con sentenza a cui il PM ricorse in Corte d’Appello, senza esito positivo, ed alla Corte di Cassazione dove, nonostante il parere contrario della Procura, il Giudice romano scelse di accogliere il ricorso e rimandare il Fusco dinanzi al Gip di Milano per un nuovo giudizio.
Ieri è stata messa la parola fine, definitivamente, sul caso da parte del Giudice Gennari che dopo poche decine di minuti di udienza, sentito il PM, l’Avvocato della Provincia costituitasi parte civile e l’Avvocato Norreri, difensore di fiducia di Fusco, ha deliberato il non luogo a procedere contro il Sindaco di Opera.
Un’avventura che da un iniezione di fiducia al neo Sindaco operese che ha commentato così: “finalmente è stata fatta giustizia, due anni fa gli operesi hanno sconfitto le istituzioni che volevano imporre un campo nomadi sotto le loro case ed io, che ho semplicemente lavorato per mantenere nell’alveo della legittimità la protesta popolare, sono stato assolto dalle accuse di chi voleva solo un colpevole cui dare qualche anno di carcere per spaventare il popolo”.

PER NON DIMENTICARE

SABATO 7 FEBBRAIO 2008 ORE 19
ZONA PRESIDIO AREA CIRCENSE
GRIGLIATA DEI PRESIDIANTI
IO C'ERO!

BUONE FESTE

CENA DEL PRESIDIO

DOMENICA 30 NOVEMBRE ORE 20.30 TRATTORIA DA NICOLA A QUINTOSOLE.
PREGO CONFERMARSI VIA SMS AL 3481311083 OPPURE AD ALTRI PRESIDIANTI.

CENA DEL PRESIDIO

domenica 30 novembre 2008
alle ore 20.30
TRATTORIA DA NICOLA
QUINTOSOLE
confermare presenza
personalmente
o nei commenti

COMUNICATO STAMPA: La Magistratura perseguita il Sindaco Fusco.

Opera, 1 novembre 2008
Nel giorno dei Santi mi domando seriamente a quale io debba votarmi per vincere la persecuzione della Magistratura.
Sono stato prosciolto per non avere commesso il fatto, nel giorno di San Valentino dello scorso febbraio, da un Gup di Milano che ha scrupolosamente esaminato la montagna di prove che il PM Barbaini aveva cercato di montare a mio carico. Successivamente la mia gente ha dimostrato di amare il suo attuale primo cittadino ribaltando qualsiasi previsione elettorale ed assicurandomi lo scranno del Borgomastro. Quanto ancora devo aspettare per poter dimostrare la mia estraneità a qualsiasi accusa mossa nei miei confronti?
Forse devo aspettare l’arrivo dei Santi Innocenti, il 28 dicembre nel giorno del mio trentanovesimo compleanno, quando si ricordano i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato?
La sentenza del Gup milanese non era stata rovesciata dalla Corte d’Appello, che rigettò il ricorso del PM, ma che dovette inoltrarlo su richiesta dello stesso alla Corte di Cassazione.
La Corte romana invece, nonostante l’avvocato di Fusco l’Onorevole Matteo Brigandì avesse persuaso la Procura di Cassazione a chiedere la conferma dell’assoluzione, si è espressa nel giorno del Capodanno Celtico con il rinvio ad un Giudice di Milano per riesaminare l’intero caso e decidere se mandare a giudizio, e quindi processare, il Sindaco di Opera per un reato che sarebbe già troppo considerarlo d’opinione.
Il Sindaco Ettore Fusco apprende serenamente questa decisione che, visto il clima che si respira nelle aule dove si amministra la giustizia, non lo stupisce più di quanto fu meravigliato dal proscioglimento che arrivò nonostante la pressione mediatica sul Giudice milanese Marco Maria Alma.
Il fatto che la Procura della Cassazione, rappresentata da Mauro Iacoviello, avesse comunque dato ragione all’allora Consigliere Comunale della Lega Nord e che la stessa Corte abbia invece scelto l’incredibile strada dell’accoglimento del ricorso del PM è degno di nota poiché si presentano adesso scenari inquietanti:
Il caso di Fusco torna ad essere esaminato preliminarmente a Milano ed un altro Giudice potrà decidere nuovamente di non rinviarlo a giudizio. Cosa succederà a quel punto? Il PM potrà ricorrere un'altra volta per rimettere in circolo la macchina della magistratura fino a trovare un altro giudice finalmente disposto a perseguitare un cittadino già assolto da un magistrato e dal voto popolare che lo ha fatto salire sulla poltrona del primo cittadino nel suo paese? E quando finalmente Fusco sarà rinviato a giudizio, e quindi sottoposto alla gogna di un processo, per quale ragione il Cittadino di Opera non potrà ricorrere a quella sentenza? Quale giustizia amministrata nel nome del Popolo, e che si possa definire uguale per tutti, ha la sfacciataggine di considerarsi realmente equa a questo punto?
Ai posteri l’ardua sentenza ed al Ministro della Giustizia l’onere di provvedere affinché tali vessazioni non abbiano a ripetersi in futuro.
Ettore Fusco – Sindaco di Opera

CON UNA SENTENZA SHOCK ROMA DECIDE DI PUNIRE CHI ALZA LA TESTA!

ETTORE FUSCO AVRA' UN NUOVO PROCESSO, INVITO' CITTADINI AD OCCUPARE CAMPO NOMADI
Roma, 31 ott. (Adnkronos) - Ettore Fusco, il sindaco leghista di Opera, nell'hinterland milanese, dovrà essere riprocessato per istigazione a delinquere in relazione alla devastazione del campo rom di Opera, avvenuta il 21 dicembre del 2007. Lo ha disposto la Prima sezione penale della Cassazione che con la sentenza 40684 depositata oggi spiega il perchè, lo scorso 16 ottobre, ha annullato l'assoluzione accordata a Fusco, all'epoca dei fatti consigliere di opposizione della Lega Nord, dal gup di Milano lo scorso 14 febbraio. Fusco, durante una seduta consigliare, era intervenuto parlando alla folla esasperata, più di cento persone, che aveva invaso l'aula e li aveva invitati ad occupare la tendopoli realizzata dal comune per ospitare un campo nomadi. Successivamente si era pure affacciato dalla finestra del palazzo comunale e con un megafono aveva ribadito la necessità di spostare la protesta al campo nomadi.
La protesta era degenerata tanto che i manifestanti diedero alle fiamme le tende destinate ad accogliere i rom sfrattati pochi giorni prima dal campo di Via Ripamonti a Milano. Ne era scaturita una denuncia a Fusco per il reato previsto dall'art. 414 c.p., accusa dalla quale era stato assolto lo scorso 14 febbraio. Secondo il gup, Fusco non andava condannato perchè aveva semplicemente invitato gli operesi "a occupare il campo nomadi senza mai fare riferimento ad azioni violente e con lo scopo di tutelare gli interessi dei cittadini".Contro l'assoluzione, la Procura di Milano ha fatto ricorso con successo in Cassazione, sostenendo che "l'istigazione posta in essere da Fusco conteneva quel corredo di modalità concrete dell'azione che faceva trasmodare la manifestazione del pensiero nell'istigazione".
Piazza Cavour ha accolto il ricorso del pm e ha sottolineato che per fare scattare una condanna per istigazione a delinquere basta che "sia posta in essere in pubblico la propalazione di condotte che configurino precise azioni delittuose, con rappresentazioni di azioni concrete che possano indurre altri alla commissione di tali fatti". Un'analisi, ha precisato ancora la Cassazione rinviando il caso al gup di Milano, che "deve essere condotta in relazione alla situazione concreta per verificare quale forza persuasiva e suggestiva potevano avere le frasi pronunciate ai fini istigatori della condotta". La Procura della Cassazione, rappresentata da Mauro Iacoviello, aveva chiesto di confermare l'assoluzione all'attuale sindaco di Opera.
(Dav/Gs/Adnkronos) 31-OTT-08 16:22

Altro che l'Italia di Donadoni...

Se avessero chiesto a noi...

CONSULTA I DATI ELETTORALI DI OPERA IN DIRETTA

http://www.comune.opera.mi.it/

IL PRESIDIO VINCE!

ELEZIONI COMUNALI 13 e 14 APRILE 2008

14 FEBBRAIO 2008: NON RINVIATO A GIUDIZIO PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE

ETTORE FUSCO SCAGIONATO DALL'ACCUSA DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE.
ADESSO TOCCA AGLI ALTRI AMICI AVERE LA STESSA SORTE.

11 FEBBRAIO 2007: E' FINITA. IL CAMPO NOMADI DI OPERA RESTA DESERTO

Oggi, nonostante tutti i giornali riportino già lo sgombero da ieri, i rom lasciano il campo durante la giornata. Nel pomeriggio finisce il trasloco dei nomadi che lasciano una montagna incredibile di rifiuti ed abbandonano Opera.
La Polizia che già ieri aveva imposto un parziale smantellamento del baldacchino dei presidianti oggi impone agli stessi di abbandonare l'area subito dopo che i rom se ne sono andati.
Arriva molta polizia in tenuta antisommossa per fare sfollare gli ultimi irriducibili che chiedono solo di restare un giorno in più, giusto per assicurarsi che smantellino le tende e se le portino via.
La Polizia non ci sente e, con molto nervosismo, intima lo sgombero minacciando la carica e l'arrivo di ulteriori rinforzi in tenuta antisommossa.
Incredibile ma vero, i cittadini sono minacciati dalla Polizia.
Non crediamo che questa sia comunque la volontà del Questore ma semplicemente la scelta di difendere gli operesi che sono a rischio di assalti da parte dei centri sociali che ieri si organizzavano per il ritorno.
Non a caso tutti i giornali oggi titolavano come se il tutto fosse già finito. Rom andati via e presidianti a casa a festeggiare. Lo stesso baldacchino parzialmente smontato serviva per fare credere che oramai fosse tutto finito.
I rom infatti non sono andati via ieri ma oggi ed il baldacchino era ancora su con la sola insegna mancante ed alcuni pezzi smontati.
Siamo certi che la Questura abbia agito nell'interesse degli operesi anche quando si è permessa di ordinare l'allontamento da quell'area minacciando un intervento con la forza dopo avere schierato alcune decine di militari in tenuta antisommossa.
Questo ci mancava... dopo essere stati vittime di tutte le istituzioni, dei mass media, delle Forze dell'Ordine, dei nomadi, ci mancavano i centri sociali.
In due giorni siamo stati, prima bersaglio mancato grazie all'intervento della Polizia che durante la manifestazione di ieri è riuscita a bloccare i tentativi di carica da parte dei leoncavallini ai danni dei presidianti, e poi in pericolo per l'annunciato ritorno con una spedizione punitiva di cui la Digos era certamente informata ed ha allertato la Questura.
Almeno questi estremisti di sinistra, guidati da chi li ha chiamati tra cui con tutta evidenza l'Assessore di rifondazione comunista Matteo Armelloni che ha sempre istigato i suoi all'odio nei confronti di noi "professionisti della paura" ed altre sciocchezze simili, e poi ancora il Consigliere regionale Muhlbauer, l'On. Farina, il Consigliere provinciale Patta, tutti di rifondazione comunista, hanno contribuito ad aumentare il livello di tensione sociale al punto tale da provocare la chiusura anticipata del campo nomadi sancendone con questo atto la sua illegittimità sul territorio operese.
La guerra è finita. Il popolo operese ha vinto dimostrando le proprie ragioni.
La campagna mediatica vergognosamente falsa, e contro la gente, è quanto di più raccapricciante ricorderanno i cittadini operesi. Tra le falsità del Sindaco, e di tutta la sua squadra, e le menzogne raccontate dai giornali, dai politici, dai preti e da tutti gli interessati a gestire qualche vantaggio legato ai nomadi, qui a Opera si è vissuta una delle peggiori pagine della storia della comunicazione.
COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
COMUNICATO STAMPA
Opera, 10 febbraio 2007
Finalmente si è arrivati alla conclusione della vicenda del campo rom provvisorio ad Opera. Si tratta di una vittoria dei cittadini sull'arroganza dell'Amministrazione operese che ha offerto un area del nostro comune, in modo superficiale, con il rischio che il campo divenisse, come tutti gli altri campi provvisori, un altro Triboniano.
I cittadini operesi dopo quasi due mesi di presidio fisso, giorno e notte, hanno ottenuto il massimo risultato possibile: le istituzioni hanno mantenuto le promesse fatte a seguito della protesta iniziale degli operesi culminate nel famoso incendio del 21 dicembre.
Un gesto, quello delle tende bruciate, deplorevole che ha segnato l'intera collettività operese che, intorno a questo evento, si è unita nella ribellione alle istituzioni ed in particolare alla Giunta Comunale ed al Sindaco Ramazzotti rei di una fastidiosa quanto offensiva arroganza che li ha condannati a finire anticipatamente il mandato amministrativo con l'obbligo morale di rassegnare al più presto le dimissioni davanti ad una cittadinanza che si è mobilitata, nella sua totalità, contro la scelta del Sindaco di insediare il campo rom e contro il Sindaco stesso ed i suoi uomini che lo hanno voluto difendere attaccando, in modo ignobile, i consiglieri di opposizione Ettore Fusco e Pino Pozzoli di Lega ed AN che si sono invece schierati con i cittadini del presidio organizzandone la protesta, le manifestazioni e le assemblee pubbliche.
Oggi l'ultimo episodio di questo osceno teatrino di un comitato d'affari che a tutti i costi voleva tenere ad Opera il campo nomadi: la manifestazione dei favorevoli al campo, circa duecento tra militanti di rifondazione e persone dei centri sociali (solo una quindicina gli operesi) ha espresso una chiara linea politica delineatasi con lo sventolio di bandiere rosse, della pace e della CGIL.
Adesso non resta che prendere atto di questa vittoria e demandare alle prossime settimane la ricerca delle responsabilità politiche sull'operazione che ha avuto, come risvolto positivo, la capacità di unire un'intero paese, per quasi due mesi, in difesa del proprio territorio.

10 FEBBRAIO 2007: I CENTRI SOCIALI OCCUPANO OPERA ED I ROM TRASFERITI

Oggi era in programma la manifestazione dei presidianti rinviata a causa della prevista affluenza di "antirazzisti" dei centri sociali.
Quando la manifestazione dei no global volge al termine il Consigliere Ettore Fusco riceve una telefonata dalla Questura: "è ancora intenzionato a fare la manifestazione durante la settimana come avevamo concordato?" gli viene chiesto.
"Certamente" è la risposta secca.
Dopo non molto viene data la notizia alla radio che i rom saranno spostati da Opera già da oggi. Senza preavviso e con netto anticipo rispetto alla scadenza del 31 marzo.
E' evidente, visto quanto accaduto oggi, che lo spostamento è merito dell'invasione rossa che ha messo a repentaglio l'incolumità di inermi cittadini che manifestano per un loro sacrosanto diritto, essere padroni in casa propria, ed il tentativo di caricare insieme alle voci udite all'interno del corteo "torniamo stanotte e bruciamo il presidio" portano il Questore alla conclusione che il campo va rimosso immediatamente.
LA GIORNATA:
Sono circa trecento i manifestanti dei centri sociali che invadono Opera. In mano le bandiere rosse e quelle della CGIL che proprio due giorni fa è entrata nell'occhio del ciclone per le connessioni della stessa con le Brigate Rosse. Con loro una decina di militanti operesi di rifondazione comunista ed il Sindaco Alessandro Ramazzotti.
Testimoni giurano che appena partito il corteo, dalla parte opposta al percorso autorizzato dalla Questura, proprio Ramazzotti sia stato zittito ed invitato a non lamentarsi visto che quando si chiede aiuto ai centri sociali poi si paga il dazio dell'illegalità.
Dopo non molto infatti scappa via pure lui dal corteo che lascia scritte sui muri e danneggia quel che trova sul percorso.
I manifestanti rossi, dopo aver modificato il percorso programmato, si avvicinano più del previsto al presidio ed è proprio li che un folto gruppo tenta di staccarsi per "andare a radere al suolo il presidio e spazzare via i fascisti" come testimoniano alcuni presenti infiltrati per raccogliere testimonianze.
La polizia, presente in gran numero, riesce ad arginare ed evitare il contatto con i presidianti di guardia al loro fortino.
Ad un tratto dalla manifestazione rossa si staccano un gruppo di persone con in mano degli striscioni circondati e protetti dalla Polizia che si dirigono al presidio.
I presidianti restano composti nonostante sia chiara la provocatorietà del gesto che vogliono fare i dimostranti ed all'arrivo degli estremisti di sinistra, che manifestano contro gli operesi, si girano tutti dalla parte opposta. Quasi tutti.
Fusco ad esempio buca il cordone di Polizia e si avvicina alle persone che legano due striscioni accanto a quelli dei presidianti.
"VIA IL PRESIDIO" e "21/12/07 OPERA CHIEDE SCUSA AI ROM" sono i messaggi portati da persone non di Opera. Una di queste è l'ex capo del Leoncavallo oggi Onorevole Daniele Farina, un altro riconosciuto è Antonello Patta Consigliere Provinciale di rifondazione comunista.
Mentre Fusco scatta una foto ai due illustri personaggi sorridenti ai lati del manifesto in cui "solo loro" chiedono scusa parte un grido: "per la stampa, voi siete di Opera?".
L'Onorevole leoncavallino Farina fa cenno di si con il capo mentre il Segretario Provinciale di rifondazione comunista risponde proprio di si.
"Strano, non vi ho mai visti qui da noi" replica Fusco che a quel punto viene riconosciuto ed insultato dal gruppetto di nazisti rossi che accusano noi presidianti di essere xenofobi, razzisti, nazisti... le solite cose!
Quando alcuni agenti cercano di bloccare il Consigliere presidiante i funzionari di Polizia, democraticamente, li bloccano in quanto non si può permettere ai forestieri di affiggere simili infamie senza consentire una reazione politica a chi, rappresentante eletto dai suoi concittadini, si oppone ai provocatori, devastatori, nemici dell'ordine e dei cittadini operesi.
Finito lo show si tolgono di torno e tornano in mezzo al gruppo che viene fatto allontanare dalla parte opposta del paese e che può riprendere il cammino verso il disordine sociale.
Nel pomeriggio infatti i trecento partecipanti alla manifestazione sono attesi davanti al consolato USA di Milano per manifestare contro l'allargamento della base Nato di Vicenza.
DAI GIORNALI:

DOPO OLTRE UN MESE DI BATTAGLIA
A Opera vincono i cittadini: i rom se ne vanno
Smantellato il campo nomadi. Il Carroccio: «La gente non si è piegata di fronte a una decisione assurda»
FABIO BROCHETTI tratto da la Padania.
Il campo nomadi di Opera è da ieri solo un ricordo: tutti i rom che occupavano la tendopoli dal 21 dicembre scorso se ne sono andati. Qualcuno andrà in strutture messe a disposizione dalla Provincia di Milano sul territorio dell’area metropolitana, altri invece rientreranno in Romania. Da ieri quindi il campo è disabitato e domani sarà smantellato definitivamente.Gli operesi possono ringraziare ancora una volta la Lega Nord ed il suo rappresentante consiliare Ettore Fusco che dal 21 dicembre, con un presidio continuativo in prossimità del campo nomadi allestito dalla giunta, ha saputo quotidianamente tenere alta la tensione sulla situazione di illegalità che si stava perpetrando ai danni dei cittadini.La situazione, fin dal 21 marzo era stata tesa, un incendio spontaneo di cittadini imbufaliti contrari al campo nomadi, aveva distrutto le tende allestite per il campo, il giorno dopo, i soliti insulti da parte dei benpensanti verso i cittadini di opera del comitato contrario al campo e ai militanti leghisti presenti al presidio. Per oltre un mese, è stato scritto e detto di tutto, le accuse di xenofobia e razzismo piovute addosso ai leghisti erano all’ordine del giorno. Ma la forza e la determinazione ha prevalso, numerosi sono stati gli interventi di solidarietà e partecipazione da parte degli esponenti del movimento che più volte, si sono recati a Opera, all’aperto e al freddo per stare in mezzo alla gente: L’europarlamentare Mario Borghezio, l’assessore regionale Davide Boni, il consigliere regionale Fabrizio Cecchetti e il consigliere comunale Matteo Salvini, hanno portato il loro valido contributo che ha permesso agli operesi di vincere la battaglia dedicata alla libertà di riappropriarsi della propria terra. Ieri, i rappresentanti della sinistra antagonista e di Rifondazione Comunista, avevano manifestato contro il razzismo dei presidianti che avevano la grave colpa di difendere il proprio territorio da una settantina di rom. Nel pomeriggio, i rom, hanno inviato una lettera alle istituzioni con la quale esprimevano un forte disagio e preoccupazione per le continue tensioni e pressioni a cui, erano sottoposti da parte delle varie fazioni politiche. Le istituzioni, hanno deciso così di imprimere un’accelerata al Piano di uscita dall’emergenza. La prima fase del piano prevede l’ospitalità in strutture messe a disposizione dalla Provincia di Milano sul territorio dell'area metropolitana e il rientro in Romania di dieci uomini che lavoreranno all’asfaltatura delle strade del villaggio di Salcutsa, loro località di provenienza. Domani la tendopoli sarà definitivamente cancellata e le famiglie ancora in procinto di sistemarsi, saranno ospitate presso il “Villaggio solidale” allestito al Ceas . Per Borghezio, si è trattato di una vittoria schiacciante: «È un grande risultato della gente, che grazie al nostro appoggio, non ha mai mollato e non si è piegata di fronte alla decisione demenziale che è stata presa da chi amministra Opera che così facendo ha tradito la fiducia dei propri cittadini. Questo risultato - prosegue Borghezio -, ci fa capire che chi l’ha dura la vince, i nostri patrioti padani, si sono battuti con determinazione e hanno vinto». Per l’assessore Boni invece: «Il merito di questa vittoria va dato ai cittadini del comitato e al nostro consigliere Fusco che è sempre rimasto al presidio in qualsiasi condizione atmosferica, finalmente i cittadini, hanno avuto ragione di una decisione fuori da ogni logica. Speriamo che ogni volta che c’è un campo nomadi, venga ancora il consigliere regionale di Rifondazione Muhlbauer così li fa partire subito visto che ieri, la sua presenza è stata di buon auspicio». Per Marco Rondini, segretario provinciale della Martesana: «Si è finalmente conclusa una vicenda che ha reso evidente il modo di intendere la democrazia da parte della sinistra, vale a dire imponendo le proprie decisioni senza considerare le necessità dei cittadini». Il consigliere Fusco, accoglie la notizia con un sospiro di sollievo: «È una vittoria sull’arroganza dell’amministrazione operese che ha offerto un area in modo superficiale, col rischio che il campo divenisse, come tutti gli altri campi provvisori, un altro Triboniano. Adesso non resta che prendere atto di questa vittoria e demandare alle prossime settimane la ricerca delle responsabilità politiche sull’operazione che ha avuto, come risvolto positivo, la capacità di unire un’intero paese per quasi due mesi in difesa del proprio territorio».
[Data pubblicazione: 11/02/2007]

la Repubblica 11 FEBBRAIO
Don Colmegna trasferisce le famiglie romene al Parco Lambro. I presidi dei contestatori: abbiamo vinto, la città era con noi
I 77 nomadi: "Stanchi di insulti e tensioni, ce ne andiamo"
Con una lettera aperta in cui raccontano di essere spaventati e offesi, i rom della tendopoli di Opera se ne vanno. Lasciano dopo un mese e mezzo di manifestazioni e di presidi fuori dall´accampamento voluto dal prefetto e dalle altre istituzioni. «Troppa ostilità, chiediamo rispetto perché siamo persone come le altre». Con l´accordo dei Comuni di Opera e di Milano, oltre che della Provincia, si trasferiscono all´interno del parco Lambro di Milano, dove saranno ospiti in un centro di recupero di don Virginio Colmegna. Le tende saranno smontate lunedì.
Addio dei rom al campo di Opera
di ZITA DAZZI
Vincono i contestatori, la tendopoli chiude in anticipoPenati: chiedo al prefetto di garantire che tutto questo non si ripeta piùLettera aperta dei romeni "Stanchi e offesi, i nostri figli sono impauriti"Don Colmegna porta i 77 nomadi nella struttura Caritas del parco Lambro
Le tende resteranno fino a domani mattina, ma già da ieri notte le 30 famiglie rom ospitate dalla fine di dicembre sono andate via da Opera. Dopo un mese e mezzo di manifestazioni e proteste, i 77 nomadi ieri mattina hanno per l´ultima volta superato il cordone di polizia che li ha difesi nelle settimane passate dalle minacce e dagli insulti di un gruppo di cittadini del posto, contrari fin dall´inizio all´insediamento degli zingari deciso dalla prefettura d´accordo col Comune di Opera. D´accordo con il Comune e la Provincia di Milano, don Virginio Colmegna ha deciso di ospitare il gruppo di romeni al Ceas, una sua comunità di recupero per tossicodipendenti e pazienti psichici, che sta dentro al parco Lambro.Nel centro - dove già abitano e lavorano da due anni altri 70 rom sgomberati da via Capo Rizzuto - sono arrivate ieri le prime roulotte e i camper messi a disposizione da Mariolina Moioli e Francesca Corso, gli assessori di Palazzo Marino e Palazzo Isimbardi che hanno seguito la questione dall´inizio. «È una soluzione temporanea scelta perché le famiglie rom umanamente non ce la facevano più a sopportare l´ostilità e la violenza con cui sono stati accolti dal gruppetto di manifestanti che assediava la tendopoli», dice don Colmegna, dopo aver portato nella sua Casa della carità i romeni in fuga da Opera. I nomadi hanno spiegato in una lettera aperta la loro scelta: «Ci sentiamo offesi, i nostri bambini hanno paura, siamo stanchi. Non potevamo nemmeno uscire dalle tende per gli insulti e le minacce. Ringraziamo il sindaco Ramazzotti, il parroco don Renato, quei cittadini che ci hanno mostrato solidarietà».È l´atto finale di una vicenda che dura dalla metà del dicembre scorso, quando fu sgomberato un insediamento abusivo in via Ripamonti. Appena fu annunciata la realizzazione della tendopoli a Opera, cominciò la protesta. Al termine di un corteo notturno, furono incendiate tutte le tende montate dalla protezione civile per affrontare quella che il sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti aveva definito «emergenza umanitaria».Il prefetto Gian Valerio Lombardi aveva preso l´impegno di trovare una sistemazione alternativa ai 77 rom entro la fine di marzo. «Ma siccome ad oggi è ancora tutto fermo - dice Colmegna - portiamo le famiglie al sicuro». Il presidente della Provincia Filippo Penati chiede al prefetto di «garantire che non si ripetano le scene viste in queste settimane, con i volontari fatti oggetto di minacce e invettive da un presidio troppo a lungo lasciato libero, e diventato così la più grande fonte di insicurezza» e di «individuare e punire i responsabili del vile gesto di incendiare le tende del campo». Il sindaco di Opera Ramazzotti, dispiaciuto dell´esito della vicenda, ringrazia Colmegna e definisce la sua città una «comunità frastornata, divisa e ferita».
Don Colmegna: abbiamo cercato il dialogo, ma il clima è peggiorato"Stufi di tensioni e insulti ma la nostra non è una fuga" di ZITA DAZZI
I nomadi Sono gente civile, ci sono 37 bambini che vanno a scuolala paura Lanci di petardi e cartelli razzisti Ora i rom hanno paura
Ce ne andiamo da Opera perché siamo stufi di subire l´ostilità, la violenza e l´arroganza di chi presidia il campo e ogni giorno, più volte al giorno, copre di insulti noi volontari e i rom che vivono nelle tende».
Che fa, don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, si arrende di fronte alla protesta di alcune decine di cittadini di Opera?
«La nostra non è una fuga davanti alla Lega e ai cittadini del presidio. Semplicemente, ci sottraiamo all´intolleranza di chi se la prende con persone deboli, donne, bambini, gente senza tetto che chiedeva solo ospitalità».
Così il presidio ha raggiunto il suo obiettivo. La tendopoli viene smontata prima del 31 marzo, la data prevista dal prefetto.
«I rom sono lì da oltre un mese e il clima continua a peggiorare. Il campo è circondato dalla polizia, si deve entrare e uscire sotto scorta per evitare aggressioni. Ci sono state manifestazioni continue, lancio di petardi, cartelli insultanti, volantini razzisti, annunci di nuove manifestazioni. Le famiglie hanno paura».
Il vostro gesto legittimerà chiunque in futuro scenderà in strada per bloccare campi nomadi, centri per immigrati e strutture simili.
«Anche a me spiace. Abbiamo cercato di trovare spazi di dialogo con chi protesta, ma a questo punto non c´era alternativa. Le famiglie rom ci chiedono serenità e noi cerchiamo di andare incontro alle loro richieste. Loro hanno dimostrato di essere persone serie, pazienti, disponibili».
Al presidio dicevano che i rom sono tutti ladri.
«Stiamo parlando di 70 persone, gente civile che ha accettato di dormire in tenda, nonostante il freddo, con 37 bambini, fra cui molti neonati. Hanno sopportato per un mese e mezzo violenze verbali e psicologiche inaccettabili. Adesso umanamente non ce la fanno più, hanno paura per i loro figli. Si tratta di una soluzione temporanea, ma al parco Lambro troveranno un altro clima, potranno muoversi senza la scorta della polizia, potranno progettare il loro futuro».
Che cosa pensano di fare?
«Tutti loro cercano stabilità. Dieci famiglie torneranno in Romania, a Salcuta, per il piano di asfaltatura del paese. Chi resterà in Italia andrà a lavorare, cercherà un´abitazione vera. I bambini sono già tutti iscritti a scuola».
Il leghista Fusco, leader della protesta: delusi da sindaco e Chiesa"Tutta la città era con noi per questo abbiamo vinto" di ORIANA LISO
I tempi Saremmo rimasti qui a oltranza, per difendere la legalitài furti Da quando sono arrivati loro sono aumentati i reati
È naturale che siamo tutti soddisfatti per questa vittoria. E quando dico tutti, intendo tutti i cittadini di Opera». A sera Ettore Fusco, consigliere comunale della Lega e front man della protesta contro il campo nomadi, tira - e non metaforicamente - un sospiro di sollievo.
Signor Fusco, come ha accolto la decisione di don Colmegna?
«Ci avevano prospettato tre mesi di battaglia, siamo stati impegnati col presidio per un mese e mezzo: ci è andata bene. Ma, intendiamoci: noi avremmo continuato a oltranza».
In questo periodo non ha mai avuto dubbi sulla bontà della vostra causa?
«Ne hanno dette di tutti i colori su di noi. Che siamo razzisti, xenofobi, fascisti. La verità è che abbiamo fatto una battaglia per la legalità, per farla rispettare da tutti, istituzioni e nomadi».
Non era una garanzia la presenza di una personalità autorevole come don Colmegna?
«In questa storia la prima istituzione in cui abbiamo smesso di credere è stata proprio la Chiesa. O meglio, alcuni suoi uomini: don Colmegna, ma anche il nostro parroco e i volontari del campo. Dopo loro, viene l´amministrazione comunale e il nostro sindaco. La sua arroganza è inaccettabile. Contro questo abbiamo combattuto e contro il business che qualcuno ha creato, non contro i nomadi».
I bambini del campo avevano problemi a raggiungere la scuola.
«Falsità belle e buone. Sono loro, i nomadi, che utilizzavano i bambini per attività che non credo fossero lecite. E poi in questo periodo, nella zona, sono aumentati i furti e nel centro commerciale sono stati arrestati alcuni nomadi».
Provenivano dal campo di Opera?
«Questo non lo so, la polizia non ce lo viene mica a dire. Noi non ce l´abbiamo con loro. Alcuni si fermavano anche a chiacchierare con noi. Poi, però, non è vero che gli uomini andavano tutti a lavorare: c´era chi passava tutto il giorno al campo o in giro. Naturale che a noi non facesse piacere».
Fusco, ma lei che cosa intende con "noi"? Noi del comitato o noi di Opera?«Quello che dice il sindaco, che la comunità operese è spaccata, è una balla. Quelli che hanno manifestato a favore del campo nomadi non sono di qui, arrivavano da Milano. La cittadinanza è sempre stata dalla nostra parte».
OPERA, I ROM LASCIANO LA TENDOPOLI
Don Colmegna: sono stati traditi
Corriere della Sera di Paolo Foschini
I 70 nomadi ospitati nel centro di Parco Lambro.
Il presidente Penati: così vince l'intolleranza
La faccia di quel che è successo, alla fine, è quella di una giovane volontaria che piange e che, come tanti altri ragazzi di Opera, in quella scommessa sui rom della tendopoli aveva creduto davvero: «Che tristezza. È una vergogna che sia finita così. Scusateci».
Perché la fine è che i 70 rom della discordia, quelli cui qualcuno aveva bruciato le tende a Natale, quelli contro il cui insediamento Lega e An avevano allestito da oltre un mese un presidio fisso, con tanto di baracchino-bar abusivo almeno quanto una tettoia zingara, quei rom salutano e se ne vanno: «Non ce la facciamo più e i nostri bambini — hanno scritto a prefetto e autorità varie — hanno paura». Stanchi di quel «presidio di gente che non ci vuole». E stremati anche da quell'altro presidio, quello della «polizia che dovrebbe garantire la nostra sicurezza e invece continua a far emergere solo una brutta immagine di noi». Sintetizzano: «Siamo persone come tutti, non andiamo a rubare, i nostri figli vanno a scuola, molti anche a Opera ora lo possono dire. Ma non abbiamo neanche più il coraggio di uscire dal campo dopo le 17 per prendere da mangiare». Per questo, concludono, «non resteremo neanche un'ora di più». Morale: donne e bambini, da ieri, se li è ripresi don Virginio Colmegna, che con la sua Casa della Carità ha attrezzato in meno di un giorno a suon di camper e roulotte un pezzo del Ceas, il «villaggio solidale» del Parco Lambro che già da tempo ospita altri emarginati vari, un po' rom, un po' malati psichici, un po' malati d'altro. Gli uomini del gruppo li raggiungeranno tra oggi e domani, quando «la tendopoli di Opera sarà comunque dismessa: la mia rabbia — commenta don Virginio — è che questa gente aveva accettato un patto e l'ha rispettato. Finora è la loro fiducia ad essere stata tradita. Non quella di chi, davanti alle loro tende, per un mese li ha solo umiliati e offesi».
È vero che lo sfogo del presidente della Casa della Carità ha incontrato la solidarietà immediata della Provincia nonché dei Comuni di Opera e Milano, fornitori peraltro delle roulotte e dei camper in cui i rom andranno a vivere ora. Sempre in via provvisoria, perché questo resta l'obiettivo: infatti Comuni, Provincia e Casa della Carità «rinnovano l'appello al prefetto per definire la completa realizzazione del piano messo a punto in prefettura il 19 gennaio». Ed è ancora la prefettura che il presidente della provincia Filippo Penati chiama in causa senza citarla, insieme col governo, nel rivendicare il «rispetto delle regole per tutti»: «Chiederemo al governo di partecipare al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Il rispetto della legalità riguarda i rom, ma anche chi è preposto all'ordine pubblico dovrà impedire che si ripetano le scene di queste settimane, con i volontari fatti oggetto di minacce e invettive da un presidio troppo a lungo lasciato libero e diventato così la maggior fonte di insicurezza».
COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
COMUNICATO STAMPA: MANIFESTAZIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DEL 10/02/08
Opera, 10 febbraio 2007I
Cittadini del Presidio, che oggi sono stati costretti a rinunciare all'assemblea pubblica davanti al comune a seguito delle notizie relative la presenza dei centri sociali milanesi organizzati dalla segreteria provinciale di rifondazione comunista, rilevano l'ennesima caduta di gusto del Sindaco operese Alessandro Ramazzotti che ha reso possibile l'intevento ad Opera dei leoncavallini e dei militanti di tutta la provincia di milano del partito della rifondazione comunista. All'evento, organizzato dall'estrema sinistra, hanno partecipato circa quindici cittadini operesi militanti di RC ed altri duecento provenienti dal resto della provincia. Al termine del corteo, dove sindacalisti ed estremisti di sinistra, insieme ai leoncavallini, sventolavano bandiere rosse e della pace, una delegazione ha potuto raggiungere la sede del presidio dei cittadini operesi per la tutela della legalità sul territorio. La delegazione di quattro persone ha potuto così esporre, nell'indifferenza dei molti presidianti che voltavano le spalle nel più totale silenzio, due striscioni accanto a quelli già esposti dagli operesi del presidio.Uno dei due, recante la scritta: "21/12/06 OPERA CHIEDE SCUSA AI ROM" è stato esposto dall'On. Farina, ex capo indiscusso del Leoncavallo oggi parlamentare italiano e dal Segretario Provinciale di rifondazione comunista Patta. I due, mai stati ad Opera, rispondendo alla domanda di un presidiante riuscito a superare il cordone della Polizia hanno dichiarato, invece, di essere operesi.Abbiamo constatato, oggi più che mai, chi tutela i cittadini e chi invece privilegia i propri interessi mettendo a rischio anche la quiete cittadina turbata dall'arrivo di tanti personaggi che, all'interno del corteo, imbrattavano i muri e nervosamente, con il prurito alle mani, si chiedevano cosa fossero stati chiamati a fare se non si potevano raggiungere "i nemici".Da questa lezione possiamo trarre una sola considerazione: la sinistra, con la benedizione del Sindaco e del Parroco, ha strumentalizzato tutta la vicenda cercando di minimizzare la protesta cittadina bollata come iniziativa illegittima del centrodestra ed ha ottenuto come unico risultato che, oggi, risulta evidente la posizione del centrodestra, favorevole alla legalità e, quindi, non ad un campo nomadi ad Opera e la posizione del centrosinistra assolutamente a favore di ogni situazione di illegalità quale l'insediamento di un campo, inizialmente provvisorio come tutti gli altri, che col tempo diventerà definitivo proprio se i cittadini dovessero sciogliere il presidio. Per questa ragione, ogni giorno, il Sindaco trova un pretesto per dichiarare illegittimo il presidio e chiederne al Prefetto la rimozione.I cittadini del presidio annunciano sin da oggi che la risposta a questo ennesimo affronto alla popolazione operese, da parte di un partito della sinistra sostenuto dal Sindaco Ramazzotti, giungerà, presumibilmente, domenica 18 febbraio alle ore 10 con un presidio davanti al Municipio di Opera.

9 FEBBRAIO 2007: LA PROVINCIA CONTRO IL PRESIDIO. SI RIMANDA LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI PER LA PRESENZA DEI CENTRI SOCIALI A OPERA

Con un comunicato stampa la Provincia di Milano diffonde la notizia dell'approvazione di una mozione del centrosinistra votata anche da Forza Italia e UDC.
Si tratta di una strumentale solidarietà al Sindaco Ramazzotti ed alla criminalizzazione di quei politici schierati dalla parte dei cittadini.
E' naturale che la sinistra concepisca documenti simili, del resto ieri son giunti fino al Parlamento Nazionale con un'amenità simile, ma che siano votati anche da chi non ha il coraggio di rappresentare le idee ed i sentimenti popolari, pur rappresentandone le istanze nelle istituzioni, è proprio una vergogna.
Forza Italia e UDC, per timore di essere considerati tra i razzisti e xenofobi da condannare, condannano a loro volta i consiglieri Fusco e Pozzoli di Lega e AN a cui poco velatamente si riferisce la mozione.
I rappresentanti del Carroccio e del movimento di Fini escono invece dall'aula o votano contro il documento prodotto dalla sinistra in Provincia.
IL COMUNICATO STAMPA DELLA PROVINCIA:
OPERA: dal Consiglio Provinciale solidarietà a Ramazzotti e condanna a intimidazioni razziste.
Foglia, impegno bipartisan importante.
“Piena solidarietà al sindaco Alessandro Ramazzotti” e “condanna di ogni forma di intimidazione di impronta xenofoba e razzista specie se fomentata” da esponenti politici. Così sulla vicenda rom di Opera è tornato a esprimersi il consiglio provinciale, che ha approvato ieri un ordine del giorno urgente passato con i voti di Unione, Forza Italia e Udc (Lega assente, An contraria).
Nel documento, presentato dal centrosinistra, si sottolinea che “in occasione dell’emergenza verificatasi nel periodo natalizio in seguito allo sgombero del campo nomadi di via Ripamonti a Milano, l’amministrazione comunale milanese e la Provincia, con il supporto della Casa della Carità, hanno ricercato una soluzione condivisa, sperimentando per la prima volta una forma di collaborazione istituzionale”. Considerato che “il Comune di Opera si è fatto carico della parte più gravosa dell’accoglienza provvisoria dei rom”, si legge nell’ordine del giorno, il consiglio provinciale, pur “nel rispetto del diritto dei cittadini di manifestare civilmente il proprio dissenso, condanna ogni forma di intimidazione di impronta xenofoba e razzista, specie se fomentata da alcuni esponenti politici nei confronti dei rappresentanti dell’amministrazione comunale, delle associazioni, dei cittadini e della parrocchia”. Inoltre nel documento si esprime “piena solidarietà all’amministrazione comunale e al sindaco di Opera, ribadendo il massimo appoggio e l’apprezzamento per il lavoro fin qui svolto da quella amministrazione così come dal comune di Milano”.
Il capogruppo dei Ds in Provincia, Giuseppe Foglia, parla di “un impegno bipartisan importante, nel solco di un coordinamento comune tra istituzioni, sempre auspicabile di fronte alle questioni di grande rilevanza”.
Milano, 9 febbraio 2006
INTANDO SUL FRONTE DEL PRESIDIO:
Ettore Fusco è costretto a rinviare la manifestazione in programma domani mattina davanti al Comune. Dopo ore trascorse in Questura a cercare di ottenere la non autorizzazione di un corteo dei centri sociali in paese, contemporaneo alla manifestazione per dire no al campo nomadi, il Presidio rinuncia alla sua dimostrazione a cui aveva invitato, anche se non sarebbe venuto come nelle precedenti occasioni, il Sindaco Ramazzotti.
La scelta è tra mandare al macello un migliaio di operesi che troveranno due/trecento teppisti provenienti dai centri sociali di mezza Padania (al pomeriggio è in programma un sit-in davanti al consolato USA ed il tam tam degli estremisti invita a fare una "tappa a Opera per eliminare i fascisti, xenofobi dalla faccia della terra") oppure rinunciare al braccio di ferro e rinviare la manifestazione pacifica dei cittadini.
Questa volta la Questura assicura che ci saranno gli estremisti e che la giornata sarà calda.
Non essendoci la sinistra operese ma gente senza scrupoli che vive ai margini della società, assoldata proprio da quella sinistra che le mani non se le sporca ma utilizza i centri sociali per i lavori pesanti, il Presidio cede.
La manifestazione è rimandata ma il Questore promette che il giorno in cui si farà il corteo dei cittadini sarà vietato l'ingresso a Opera dei delinquenti con le bandiere rosse.
Un conto è vedere Liguori, Borghi, Armelloni, la Laura, Don Renato ed altre dieci persone interessate alla gestione del campo... un altro è il vandalismo e l'uso della violenza dei nazisti rossi provenienti da lontano non conosciuti e mai puniti per le devastazioni di cui si rendono protagonisti.
IL COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
9 febbraio 2007
La manifestazione in programma sabato 10 febbraio 2007 consistente in assemblea pubblica davanti al comune di Opera e successivo corteo fino all'area circense, sede del campo nomadi provvisorio, è stata annullata dagli organizzatori e rinviata a data da destinarsi.
La decisione dopo il vertice con la Questura che ha informato i Cittadini del Presidio del controcorteo organizzato dalla sinistra operese. Al controcorteo in questione parteciperebbero infatti esclusivamente i pochissimi militanti operesi di rifondazione comunista ed esponenti dei centri sociali di Milano.
I pacifici cittadini operesi del Presidio rinunciano pertanto a contribuire alle tensioni che il movimento antipresidio, a favore quindi del campo nomadi e del sindaco, sta creando nel nostro paese e sperano che la manifestazione dei centri sociali di domani non causi problemi ai cittadini operesi ed ai beni pubblici e privati degli stessi.
Naturalmente non possiamo non rimarcare la nostra indignazione per quanto siamo stati costretti a fare negli interessi dei cittadini. Rimunciare ad una Assemblea Pubblica per tutelare i cittadini minacciati dai Centri Sociali e da amministratori di sinistra del nostro stesso paese. Una sconfitta per la democrazia e la libertà che lascia senza fiato.
Il presidio rimane comunque attivo fino al 31 marzo all'area circense per tutelare il diritto dei cittadini a manifestare liberamente le proprie idee.

8 FEBBRAIO 2007: NEL CINQUANTESIMO GIORNO DI PRESIDIO RIFONDAZIONE COMUNISTA PORTA OPERA IN PARLAMENTO

Nel giorno in cui i presidianti celebrano i primi 50 giorni di picchetto, all'area circense, alcuni parlamentari dell'estrema sinistra che forse hanno abbandonato la tutela dei lavoratori per passare al sostegno alle categorie (i rom ad esempio) che danno lavoro alle cooperative sociali ed ai militanti di rifondazione comunista, presentano un'interrogazione parlamentare.
Mentre gli operesi trascorrono una giornata tranquilla ed una serata affollatissima per la FESTA DELLA SALAMELLA che segna la fine dei primi cinquanta giorni di sacrificio dei cittadini, qualcuno come al solito lavora contro di noi... e sono sempre gli estremisti. Oltre al Sindaco ovviamente.
Sui fatti di Opera
giovedì 8 febbraio 2007.
I sottoscritti Deputati interrogano il Ministro degli Interni
Per sapere, premesso che:
* nella serata tra il 21 ed 22 dicembre 2006 una manifestazione organizzata contro l’insediamento temporaneo di alcune famiglie rom nel territorio del Comune di Opera ha impedito, con la forza, lo svolgimento del Consiglio Comunale e si è conclusa con l’incendio e il danneggiamento delle strutture allestite.
* L’urgenza della localizzazione provvisoria si è manifestata a seguito serata del 14 dicembre 2006 fa eseguire uno sgombero forzato di un campo sito in via Ripamonti nella periferia sud di Milano sul quale da tempo insiste un progetto di inserimento sociale della Casa della Carità, struttura di volontariato per l’integrazione sociale.
* A seguito di tale sgombero è stato fatta richiesta al comune di Opera di accogliere momentaneamente, fino al 31 marzo 2007, entro i propri confini le famiglie che altrimenti non avrebbero trovato nessuna collocazione per passare l’inverno.
* Il giorno 21 dicembre 2006 presso la Prefettura di Milano è stato siglato un protocollo di intesa tra Prefettura, Provincia di Milano, Comune di Milano e Comune di Opera affinché, come indicato, venisse dato temporaneo rifugio ai cittadini romeni sgomberati, e successivamente fosse individuata un’area fuori dai confini del Comune di Opera più idonea per una sistemazione definitiva.
* Dal giorno 23 dicembre 2006 insiste un presidio abusivo permanente, tutt’ora “operante”, di fronte all’unica entrata del campo, presto ricostruito, creando un clima di tensione e di intimidazione nei confronti delle famiglie rom presenti nella struttura e nei confronti degli operatori e dei volontari che in esso operano mediante grida, insulti ed aggressioni fisiche dirette.
* A dette manifestazione hanno costantemente partecipato esponenti e rappresentanti istituzionali di partiti del centrodestra
* Sono annunciate nel prossimo futuro analoghe manifestazioni
quali atti ufficiali sono stati compiuti dalla Prefettura di Milano e dall’autorità di Pubblica sicurezza nelle circostanze dei fatti intercorsi nei giorni 22 e 23 dicembre 2006 e quali misure di tutela siano state predisposte per tutelare quella parte della cittadinanza che quotidianamente si dirige nella stessa area per portare solidarietà alle famiglie romene oggetto di quotidiani insulti e minacce da parte di un ristrettissimo gruppo di soggetti che compone il presidio abusivo posto come ostacolo all’unica entrata del campo;
quali misure siano state adottate e quali eventualmente si intendano altresì predisporre perché venga garantito il buon esito del protocollo di intesa firmato in Prefettura il 21 dicembre 2006 tra gli enti locali e la Prefettura e quali misure per garantire nel frattempo il libero e sereno accesso alla struttura d’accoglienza temporanea per le famiglie rom a tutti coloro che vi operano o vi vivono all’interno;
se risponda al vero, in base alle informazioni in possesso del Ministro, la presenza all’interno dello stesso presidio e delle annunciate iniziative di noti esponenti dell’estremismo di destra più volte coinvolti in fatti criminosi di matrice razzista.
Daniele Farina, Augusto Rocchi, Graziella Mascia, Ezio Locatelli (rifondazione comunista).

7 FEBBRAIO 2007: FUSCO INVITA RAMAZZOTTI

Nei giorni che precedono la grande manifestazione in programma sabato 10 davanti al Comune c'è la pressante richiesta di Ettore Fusco che invita il Sindaco Alessandro Ramazzotti a prendere parte a quella manifestazione avendo così modo di rapportarsi ai suoi cittadini.
Il Sindaco dal canto suo alimenta solo tensioni e si fa largo la voce che il dieci, come ad ogni manifestazione sin qui organizzata, giungano i centri sociali a mettere a ferro e fuoco il paese.
Di solito poi non vengono, anche se questa volta la Questura mette sotto pressione il rappresentante dei presidianti cercando di non fargli fare la manifestazione, e quindi si procede nell'organizzazione dell'evento.
Fusco passa più tempo a trattare con la Questura che non al proprio lavoro, forse è una delle tante tattiche adottate per sfinire i presidianti.
Ma gli operesi resistono...
LETTERA APERTA AL SINDACO DI OPERA
Illustre Signor Sindaco,
Vorrei invitarla, con la presente, a prendere parte alla pubblica assemblea che i cittadini del presidio hanno organizzato per sabato 10 febbraio 2007 alle ore 10.00 proprio davanti al suo ufficio del Municipio di Opera in Via Dante, 12.
Come può constatare questo invito le giunge da un Gruppo Consiliare, quello della Lega Nord, che si è apertamente schierato con i cittadini che chiedono semplicemente il rispetto delle leggi ed un livello di sicurezza e legalità consono ad un Paese quale il nostro.
Voglia quindi non strumentalizzare anche questa occasione, come tutte le precedenti alle quali non ha partecipato, ricordando che i consiglieri comunali sono rappresentanti dei cittadini e che, in nome e per conto loro, agiscono nelle sedi istituzionali anche organizzando momenti di incontro.
Il suo costante tentativo di demonizzare i consiglieri Ettore Fusco e Pino Pozzoli, descrivendoli quali fomentatori di odio, ecc, ecc, appare come un’istigazione verso i cittadini ad agire al di fuori degli schemi. Cittadini che, di fatto, già in occasione dei noti disordini del 21 dicembre sono stati spinti a compiere quel deplorevole gesto all’interno dell’area circense proprio in seguito all’arroganza sua, Sindaco Alessandro Ramazzotti, e del suo vice Antonio Liguori che, anziché interpretare la protesta dei cittadini cercando di riportarla in un alveo di dialogo produttivo e, sicuramente, di reciproca comprensione, siete stati alquanto violenti nel non accettare minimamente l’ipotesi di dover ascoltare i vostri concittadini accorsi numerosi al Consiglio Comunale.
Altri consiglieri invece lo hanno fatto; quelli che lei ha invitato ad isolare in quanto fomentatori di odio, quelli che lei ha descritto uomini che strumentalizzano le paure della gente per fare carriera politica in provincia o regione.
Lei invece, Sindaco Ramazzotti, con tutti i suoi comunicati stampa e manifesti con cui tappezza Opera, ha sempre cercato di delegittimare l’operato dell’opposizione che ha affiancato la protesta, opposizione (quella di Lega ed AN) che ha aiutato, invece, i cittadini a rispettare le regole democratiche della protesta organizzando assemblee pubbliche, manifestazioni, momenti di aggregazione per i presidianti che, non lo dimentichi Signor Sindaco, sono da cinquanta giorni esposti al freddo ed alle intemperie per difendere qualcosa che loro ritengono sia fuori dalla competenza di un Sindaco a fine mandato: il proprio futuro, la sicurezza, la legalità e la dignità di uomo che lei, ci spiace doverlo constatare, a ripetutamente cercato di calpestargli.
Persino sui wc da cantiere installati dai presidianti, per i presidianti ed eventualmente le forze dell’ordine, ha saputo fare la sua ennesima brutta figura: li ha definiti intollerabili e vergognosi poiché del resto, dice lei, all’interno del campo nomadi sono già stati allestiti i servizi igienici! Lei con questa sua arroganza ha praticamente considerato quei cittadini operesi, e certamente ne ha visti almeno mille sfilare per le strade di Opera in occasione dell’ultimo corteo, dei cittadini che non hanno neppure il diritto di fare i propri bisogni in un wc, dei cittadini che hanno meno diritti degli ospiti del campo (visto che per loro li ha allestiti i servizi igienici!) in quanto sono cittadini che dissentono dalla sua scelta di ospitare una comunità Rom.
Proprio questo lei non ha capito Sindaco Ramazzotti: quei cittadini sono gli stessi che le hanno dato il 64% delle preferenze quattro anni fa, cittadini che non hanno apprezzato una sua imposizione ma che, forse, avrebbero potuto digerirla se lei non li avesse, in modo tanto irresponsabile, insultati dal 21 dicembre ad oggi accusandoli di ogni nefandezza frutto della sua fervida immaginazione e di quella dei suoi collaboratori dell’ufficio stampa cui lei affida le dichiarazioni che quotidianamente trafiggono, come lame affilate, quella stragrande maggioranza di operesi che si riconosce nel presidio fisso e nelle ragioni che lo animano da sei settimane.
Non dimentichi infine Sindaco che lei, come me, è esponente di un partito ma, al contrario di quanto fa lei nei confronti dell’opposizione, nessuno ha mai pensato di delegittimare il suo operato per la sola ragione che possiede una tessera di partito sebbene questa raffiguri, ancora oggi sotto la quercia, uno dei pochi simboli in uso che si rifanno a regimi totalitari ed antidemocratici.
La saluto cordialmente e le do appuntamento a sabato 10 febbraio alle ore 10.00 davanti alla porta del Municipio. Il megafono lo portiamo noi.
Opera, 7 febbraio 2007
Ettore Fusco

6 FEBBRAIO 2007: IL PRESIDIO VIENE RIMOSSO... E' UNA BUFALA!

"Un bar e persino i wc davanti al campo, è intollerabile".
Ramazzotti scrive al prefetto
Opera, riesplode il caso rom. Il sindaco: basta con i presidi
di Zita Dazi
Inviati i vigili a smantellare la baracca allestita da chi contesta il campo provvisorio per i nomadi: "Chi pretende legalità, la rispetti"

Hanno iniziato la loro protesta chiedendo lo sgombero dei nomadi ed è finita che a subire lo sgombero sono stati loro, i cittadini che da oltre un mese animano un presidio contro l´arrivo a Opera di una settantina di nomadi della Romania. Il sindaco Alessandro Ramazzotti non ha esitato a mandare i suoi vigili per tirare giù una barcacca abusiva con l´insegna «Bar Rom», costruita con assi di legno appena fuori dall´ingresso del paese, là dove il prefetto ha fatto montare una quindicina di tende riscaldate per ospitare alcune famiglie zingare rimaste senza tetto dopo uno sgombero. E così, dopo l´incendio doloso delle prime tende montate dalla protezione civile e dopo le polemiche feroci scoppiate sotto Natale, il caso Opera si riapre.A scrivere una lettera aperta per chiedere aiuto al prefetto Gian Valerio Lombardi, è proprio il sindaco Ramazzotti, oggetto di critiche feroci da una parte dei suoi concittadini, quelli che non vogliono gli zingari nemmeno fino al 31 marzo, data massima fissata per lo smantellamento definitivo della tendopoli. «Non è accettabile - scrive il sindaco di Opera al prefetto di Milano - che, come sta avvenendo ora, la recinzione del campo sia riempita di striscioni e che l´area attorno sia trasformata in un bivacco, che di fatto pretende di controllare l´accesso all´area».Al presidio davanti alle tende dei rom da oltre un mese di alternano alcune decine di persone, fra i quali molti militanti di Lega e An e alcuni semplici cittadini di Opera. Per tutti, la strada scelta è quella della provocazione, a volte ironica, a volte aggressiva, per cercare di attirare l´attenzione. Oltre al bar, negli scorsi giorni erano stati allestiti due wc chimici, anche quelli rimossi. «Non di rado però si è sfiorato l´incidente - racconta Ramazzotti - Ogni volta che i volontari entrano o escono dal campo sono fatti oggetti di urla, insulti, frasi derisorie. Tutto questo mi sembra intollerabile, è una vergogna. Chi pretende la legalità dagli altri, deve innanzitutto rispettarla».Per quanto riguarda i nomadi, proseguono intanto le ricerche di sistemazioni alternative da parte dei responsabili della Casa della carità, che da Milano, con la prefettura e il Comune, coordina il piano per smantellare la tendopoli. «I primi che vogliono andare via da Opera sono proprio i nomadi e siamo a buon punto per portarli lontano di lì - dice don Virginio Colmegna, presidente della Casa di via Brambilla - . Noi stiamo andando avanti nel nostro progetto che mira all´integrazione, con pazienza e rispetto, rispondendo con segnali di civiltà a chi usa l´arroganza per imporre le sue idee».
La Repubblica 6 febbraio 2007
INTANTO AL PRESIDIO:
La farneticazioni del Sindaco amaro riescono a produrre un simile articolo su La Repubblica per mano della giornalista Zita Dazzi mentre, alla faccia dell'Amministrazione di Ramazzotti, Borghi, Armelloni e Liguori, il presidio prosegue ed entra negli utimi cinquanta giorni.
Siamo oltre la metà del tempo dato alle istituzioni per porre rimedio a questa violenza perpetrata nei confronti di un paese.
Gli operesi sono cittadini fieri, orgogliosi e non accettano alcuna prevaricazione.
Si resiste al presidio dove vista la tranquillità dei presidianti è stata allentata la guardia. Il numero degli agenti presenti per la guardia al campo è diminuito mentre i presidianti aumentano di giorno in giorno.
L'articolo della gionalista provoca una reazione del Presidio:
COMUNICATO STAMPA DAL PRESIDIO FISSO DI OPERA:
Smentiamo in modo deciso le notizie apparse su alcuni quotidiani che danno per smantellato il presidio fisso dei cittadini operesi nei pressi dell'area circense sede di un campo nomadi temporaneo.
Siamo altresì indignati per l'uso strumentale dei mezzi di comunicazione di massa che il Sindaco Ramazzotti riesce a fare attraverso i comunicati del suo ufficio stampa.
Anche oggi non s'è persa occasione di riportare al pubblico notizie false e tendenziose finalizzate a disgregare il tessuto sociale di Opera ed a provocare ulteriormente i cittadini esasperati dall'atteggiamento incomprensibile di un sindaco delegittimato che si indigna addirittura per l'installazione di due wc chimici necessari ai presidianti che trascorrono molte ore al freddo per salvaguardare il proprio diritto alla protesta.
Diritto peraltro autorizzato e salvaguardato dalla Questura di Milano a cui chiediamo un intervento affinché possa fare pressioni sul Prefetto nella direzione della rimozione di un Sindaco che non compie il suo mandato nell'interesse dei cittadini ma, anzi, ne insulta i rappresentanti politici ed i cittadini stessi attraverso ingiurie che traspaiono da ogni comunicato stampa e dai numerosi manifesti affissi sul territorio.
Per rimarcare il nostro diritto alla protesta è indetta una assemblea pubblica davanti al municipio di via dante sabato 10 febbraio alle ore 10. A seguire corteo fino all'area circense.

5 FEBBRAIO 2007: COSA AVRA' RAMAZZOTTI CONTRO I NOSTRI WC?

Il Sindaco pressa sempre più il Prefetto ed il Questore cavalcando ogni sorta di scusa, il più delle volte inventate, per mettere in cattiva luce gli operesi al presidio.
Nonostante le continue segnalazioni del primo cittadino operese risulta evidente che in Prefettura ed in Questura siano piuttosto seccati dal comportamento di un'Amministrazione che, oltretutto nel torto, non fa altro che alimentare la rabbia dei cittadini fomentando odio nei riguardi suoi e delle istituzioni.
Ma che Ramazzotti non mangi pane e volpe al mattino lo abbiamo capito da tempo...
IL SINDACO RAMAZZOTTI SCRIVE AL PREFETTO:
Egregio Signor Prefetto,
rivolgo a Lei questo pubblico appello perché in queste settimane, nelle vicende travagliate che hanno visto al centro il Comune di Opera, ho avuto modo di apprezzarne l’equilibrio e la fermezza.
Abbiamo stipulato un patto con le istituzioni del Comune e della Provincia di Milano per dare un alloggio temporaneo a trenta famiglie (in prevalenza donne e bambini) e conseguentemente, con la necessaria determinazione, ci siamo adoperati per applicarlo e farlo rispettare, garantendo legalità nella gestione del campo e sicurezza per i cittadini.
Oggi quell’accordo costituisce un’esperienza utile per il Comune di Milano nell’affrontare la difficile situazione di via Triboniano e credo che potrà essere di riferimento anche per altre città, visto che il tema dell’integrazione possibile delle comunità Rom è diventato ormai di rilevanza nazionale.
In questi giorni non facili l’Amministrazione di Opera ha lavorato per ricostruire un clima di serenità dopo l’incendio e le devastazioni della vigilia di Natale, confidando nell’impegno della Magistratura affinché coloro che si sono resi protagonisti di questi gravi episodi siano perseguiti e cercando di stemperare le tensioni e le divisioni fra quanti capiscono e condividono il valore di quest’atto umanitario, impegnandosi in iniziative positive di dialogo e di assistenza verso la comunità Rom, e coloro che non accettano questa presenza neanche per poche settimane e che hanno deciso di tenere un presidio permanente all’ingesso dell’area di accoglienza.
Pur trattandosi di una protesta che ha avuto sin dall’inizio carattere politico, animata dal protagonismo dei consiglieri della Lega e di Alleanza Nazionale, ritengo che sia giusto garantirla e che trovi spazio nelle vicinanze dell’area, non è però accettabile che, come avviene ora, riempia di striscioni la recinzione del campo e si sia trasformata in un bivacco che, di fatto, pretende di controllare l’accesso nell’area.
Un presidio, così organizzato, ha dato già luogo nei giorni scorsi a tensioni e proteste (alcune ragazze e ragazzi hanno sporto denuncia per insulti e intimidazioni) e rischia di trasmettere un’immagine distorta persino del prezioso lavoro delle Forze dell’Ordine, poiché i manifestanti rivendicano il loro ruolo fondamentale nel garantire la legalità nel campo controllandone l’accesso.
Proprio in queste ore è stata costruita, fra l’altro, senza alcuna autorizzazione, una struttura in legno che dovrebbe servire da bar e, a ridosso del campo, sono stati installati due wc chimici, di cui mi sfugge la finalità visto che nel campo, insieme alle tende, abbiamo provveduto ad installare i servizi igienici.
Giunti a questo punto, considero questa situazione intollerabile.
La correttezza che chiediamo a queste famiglie che, non dimentichiamo sono ospiti del Comune di Opera, non può essere disattesa da coloro che sino a qualche giorno fa l’avevano reclamata.
Chi pretende legalità dagli altri e giusto che sia il primo a rispettarla e a Noi, che rappresentiamo le Istituzioni, spetta il compito di garantirla nell’interesse di tutti, per questo mi permetto di rivolgermi a Lei affinché, data la sensibilità che sin qui ha manifestato e l’autorità che rappresenta, intervenga per porre fine a questa vergogna.
Distinti saluti
Il Sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti
IL PRESIDIO RISPONDE:
COMUNICATO STAMPA DAL PRESIDIO FISSO DI OPERA
Il presidio fisso che si oppone all'insediamento del campo nomadi ad Opera rende noto che è stato allestito un nuovo punto di ristoro per i presidianti in sostituzione del vecchio, meno stabile e sicuro in caso di intemperie, su richiesta della Questura.
Nelle vicinanze sono stati sistemati anche due wc da campo, offerti da una azienda del settore, che servono ai presidianti ed alle forze dell'ordine presenti nell'area presidiata 24 ore su 24.
Nonostante le autorizzazioni della Questura siamo continuamente vittime della provocazione del Segretario Comunale che si presenta nell'area del presidio, accompagnato dal Comandante e da alcuni Agenti della Polizia Locale, alla continua ricerca di qualcosa che non vada come vuole l'Amministrazione (tutto!).
Il Presidio ci è stato garantito dalla Questura di Milano ed i 4 striscioni presenti sulla recinzione dell'area circense, così come la baracca costruita a ridosso della pista ciclabile, sono intoccabili, non offensivi nè tantomeno volgari.Il Sindaco di Opera ed i suoi funzionari sono alla continua ricerca dello scontro attraverso provocazioni come quelle appena descritte ed anche, in modo ancora più vile, attraverso i quotidiani comunicati stampa, piagnucolosi e deliranti, dove si finisce sempre con l'appello al Prefetto per porre fine ad un presidio pacifico di cittadini, estremamente ordinati e composti in ogni momento del giorno e della notte, accampando pretesti (oltretutto ripetuti per mancanza di episodi rilevanti) che sono frutto dell'arricchimento fantasioso di chi li stila.
Facciamo appello al Prefetto ed al Questore affinchè il Sindaco di Opera sia invitato ad un confronto civile con i suoi concittadini senza che continui a insultare la cittadinanza operese ed, in particolare, i consiglieri comunali di opposizione che appoggiano, essendo il dovere di ogni consigliere comunale, la civile protesta popolare.
Segnaliamo infine l'esposto ai Carabinieri, effettuato in data odierna dal Consigliere Ettore Fusco, in merito ad un'intervista rilasciata da una certa "Laura" che si dichiara stipendiata dal Comune di Opera per fare da intermediaria tra Rom e Amministrazione. La stessa dichiara, tra le molte invenzioni oggetto della denuncia, di aver ricevuto la richiesta da parte del Comune di non fare sapere di essere pagata, per quel che fa nel campo, dal Comune di Opera.
Presidio di Opera.

4 FEBBRAIO 2007: CI SI ORGANIZZA PER LE SCADENZE DELLA SETTIMANA

Settimana densa per i presidianti che attendono le novità dai circensi in lotta per ottenere un proprio diritto negatogli dall'Assessore Liguori e dall'Amministrazione. Anche i giostrai sono pronti a scendere sul piede di guerra e si organizzano per manifestare occupando il paese con i propri mezzi.
Sul fronte della protesta ci si comincia a preparare per la manifestazione del 10, questa volta di sabato ed in mattinata, davanti al comune.
Nell'attesa si organizza il cinquantesimo giorno di presidio con una serata festosa che marcherà anche la metà esatta della permanenza al campo.
La metà considerando che il 31 marzo la tendopoli sarà smantellata e da quel giorno cesserà la necessità di permanenza dei cittadini al freddo.
Tra le polemiche per il nuovo Rom.Pi.Bar ed i wc installati al presidio, che fanno capire al Sindaco ed ai suoi uomini che i cittadini sono determinati ed amovibili, si scandisce il conto alla rovescia con il rito della mezzanotte quando, dal calendario del conto alla rovescia, viene staccato un altro giorno e gettato in uno dei bidoni sempre acceso.
Ne mancano 54.

3 FEBBRAIO 2007: SI INAUGURA IL NEW ROM.PI.BAR. ANCORA FESTA E PIZZA PER TUTTI

Con una pizzata si inaugura il nuovo baldacchino che i presidianti si sono costruiti su ordine del Questore che ha imposto uno spostamento di dieci metri circa.
Se il primo aveva un valore sentimentale poiché costruito un pezzo alla volta con il contributo di tutti, partendo da un tendone del cervellé di Overa con cui si è cominciato a coprire un tavolino composto da alcuni mattoni e delle assi, questo nuovo è un vero e proprio chalet.
I presidianti autofinanziatisi hanno acquistato le travi per la struttura portante e dei pannelli per parte delle pareti.
Il tetto e le finiture sono fatte con le perline offerte dall'amico Simone.
Buona parte del lavoro è svolto da Antonio e la sua squadra coadiuvati da molti presidianti.
Il nuovo baldacchino è completato con la mobilia del vecchio e dei tavoli posati su una pedana ricavata con dei bancali chiusi.
Un'impresa che ha sgomberato degli uffici postali ha fornito tavoli in quantità e mobili comodi e funzionali. I tavoli ora sono disposti anche sul marciapiede... sembra di essere all'osteria.
Il generatore di elettricità che si usava già all'altro baretto adesso alimenta più luci ed il televisore.
La festa di inaugurazione richiama molti operesi al presidio ad ammirare il nuovo manufatto ostacolato in tutti i modi dall'Amministrazione che contava di bloccarne la realizzazione dopo avere smantellato il vecchio.
I presidianti però, cotruendo il nuovo prima di smantellare quello da eliminare, spiazzano chi si presenta metro alla mano per contestare distanze ed ampiezze.
Metro alla mano per contestare misure di un manufatto che, grazie all'arroganza del Sindaco, adesso gode della protezione del Questore che imponendone lo spostamento ne ha automaticamente autorizzato l'edificazione.
Anche questa va buca al Comando di Polizia Locale in fibrillazione nell'evidente tentativo di ostacolare le operazioni ed i presidianti possono godersi l'eccezionale risultato offrendo la pizza a tutti.
Adesso che il New Rom.Pi.Bar è diventato più grande, esteticamente bello ed accogliente, giungono ancora più persone.
Ci voleva questo cambiamento anche per tenere alta la tensione al campo.
Quando non ci pensano i presidianti organizzando feste ci pensa Ramazzotti con queste trovate.

2 FEBBRAIO 2007: ARRIVANO I WC AL PRESIDIO

Durante la festa della salamella, il 31 gennaio, un imprenditore del territorio nota la massiccia presenza di persone e scopre il sentimento che lega questi uomini e queste donne uniti in una battaglia per il mantenimento della legalità nel proprio paese.
Cittadini tanto radicati ed amanti della propria terra da sacrificare al gelo giorno e notte da oltre un mese. Tutto questo venendo massacrati dalle istituzioni e dai mass media che denigrano, etichettandolo come manifestazione di xenofobia e razzismo, il sacrificio dei presidianti.
L'imprenditore nota che agli organizzatissimi presidianti manca un importante accessorio che lui tratta: il wc.
Così offre due wc chimici, quelli da cantiere autopulenti, che i responsabili del presidio accettano di mettere in bella mostra nello spiazzo in fronte al Rom Pi Bar accostati alla recinzione del campo.
Nasce così un altro servizio che il presidio offre alle centinaia di persone che transitano dal posto di guardia durante il giorno. Un ulteriore livello di civiltà che i manifestanti dimostrano al contrario dei visitatori degli ospiti del campo che, anche davanti ai cittadini, usano orinare dove capita, anche sulla ciclabile accanto ai passanti.
Ma questi sono certamente casi sporadici che non possono costituire prova di inciviltà bensì dimostrare semplicemente che non tutti i nomadi sono educati e vogliosi di integrarsi nella nostra società anche se, alcune persone del campo, parlando con dei presidianti si sono premurati di assicurare che si integreranno...
ma se devono andare via entro il 31 marzo che senso ha da parte loro parlare di integrazione?
Dei wc che i presidianti e le Forze dell'Ordine utilizzano per i propri bisogni osa parlare il Sindaco Ramazzotti in una lettera al Prefetto di Milano che rasenta il ridicolo.
Farebbe anche ridere se non fosse che la triste verità è quella di un Sindaco, che neppure riconosce ai cittadini operesi la dignità di potersi recare in un wc per i propri bisogni, che afferma: "a ridosso del campo, sono stati installati due wc chimici, di cui mi sfugge la finalità visto che nel campo, insieme alle tende, abbiamo provveduto ad installare i servizi igienici."
Interpretabile in due modi:
  1. i cittadini di Opera che frequentano il presidio possono andare nel campo a fare i propri bisogni nei wc che dovrebbero usare i nomadi.
  2. i cittadini di Opera non contano assolutamente nulla per il Sindaco Alessandro Ramazzotti che considera anche i wc montati dai presidianti quale una dotazione dell'area circense i cui legittimi proprietari sono, nel pensiero del primo cittadino, esclusivamente i nomadi.

Probabilmente è la seconda quella giusta, vista la considerazione sin qui avuta da parte di Ramazzotti.

IL SINDACO SCRIVE AL PREFETTO:

Egregio Signor Prefetto, rivolgo a Lei questo pubblico appello perché in queste settimane, nelle vicende travagliate che hanno visto al centro il Comune di Opera, ho avuto modo di apprezzarne l’equilibrio e la fermezza.

Abbiamo stipulato un patto con le istituzioni del Comune e della Provincia di Milano per dare un alloggio temporaneo a trenta famiglie (in prevalenza donne e bambini) e conseguentemente, con la necessaria determinazione, ci siamo adoperati per applicarlo e farlo rispettare, garantendo legalità nella gestione del campo e sicurezza per i cittadini.

Oggi quell’accordo costituisce un’esperienza utile per il Comune di Milano nell’affrontare la difficile situazione di via Triboniano e credo che potrà essere di riferimento anche per altre città, visto che il tema dell’integrazione possibile delle comunità Rom è diventato ormai di rilevanza nazionale.

In questi giorni non facili l’Amministrazione di Opera ha lavorato per ricostruire un clima di serenità dopo l’incendio e le devastazioni della vigilia di Natale, confidando nell’impegno della Magistratura affinché coloro che si sono resi protagonisti di questi gravi episodi siano perseguiti e cercando di stemperare le tensioni e le divisioni fra quanti capiscono e condividono il valore di quest’atto umanitario, impegnandosi in iniziative positive di dialogo e di assistenza verso la comunità Rom, e coloro che non accettano questa presenza neanche per poche settimane e che hanno deciso di tenere un presidio permanente all’ingesso dell’area di accoglienza.

Pur trattandosi di una protesta che ha avuto sin dall’inizio carattere politico, animata dal protagonismo dei consiglieri della Lega e di Alleanza Nazionale, ritengo che sia giusto garantirla e che trovi spazio nelle vicinanze dell’area, non è però accettabile che, come avviene ora, riempia di striscioni la recinzione del campo e si sia trasformata in un bivacco che, di fatto, pretende di controllare l’accesso nell’area.

Un presidio, così organizzato, ha dato già luogo nei giorni scorsi a tensioni e proteste (alcune ragazze e ragazzi hanno sporto denuncia per insulti e intimidazioni) e rischia di trasmettere un’immagine distorta persino del prezioso lavoro delle Forze dell’Ordine, poiché i manifestanti rivendicano il loro ruolo fondamentale nel garantire la legalità nel campo controllandone l’accesso.Proprio in queste ore è stata costruita, fra l’altro, senza alcuna autorizzazione, una struttura in legno che dovrebbe servire da bar e, a ridosso del campo, sono stati installati due wc chimici, di cui mi sfugge la finalità visto che nel campo, insieme alle tende, abbiamo provveduto ad installare i servizi igienici.

Giunti a questo punto, considero questa situazione intollerabile.La correttezza che chiediamo a queste famiglie che, non dimentichiamo sono ospiti del Comune di Opera, non può essere disattesa da coloro che sino a qualche giorno fa l’avevano reclamata.

Chi pretende legalità dagli altri e giusto che sia il primo a rispettarla e a Noi, che rappresentiamo le Istituzioni, spetta il compito di garantirla nell’interesse di tutti, per questo mi permetto di rivolgermi a Lei affinché, data la sensibilità che sin qui ha manifestato e l’autorità che rappresenta, intervenga per porre fine a questa vergogna.

Distinti saluti

Il Sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti

1 FEBBRAIO 2007: INIZIA IL MESE DEL CARNEVALE AMBROSIANO

I presidianti sono saldi al loro posto ed in compagnia della sempre folta presenza di Polizia e Carabinieri prosegue con la protesta messa in atto per dimostrare contrarietà ad una scelta presa dal Sindaco Ramazzotti e dal Presidente della Provincia Penati di allestire un campo nomadi senza chiedere il parere ai residenti operesi, i legittimi proprietari dell'area che il Comune e la Provincia hanno deciso di disporne a proprio piacere dopo avere sfrattato i nomadi da un campo di Via Ripamonti.
Intanto all'area circense proseguono le incursioni del Segretario Generale del Comune e del Comandante della Polizia Locale che, di tanto in tanto, ordinano agli operai di recarsi a staccare gli striscioni affissi dai manifestanti.
Ogni volta si scontrano con qualche presidiante che informa il funzionario di Pubblica Sicurezza presente al campo e ne nascono diatribe su chi rappresenta la legge in quell'area.
Fortunatamente la Questura ha destituito la locale amministrazione comunale di qualsiasi competenza territoriale ed ogni volta, con la coda fra le gambe, il Dottor Moscara, il Comandante De Tomaso ed i loro accompagnatori devono tornarsene presso il palazzo a comunicare al Sindaco Ramazzotti l'ennesima missione fallimentare.
Curiosa poi la pervicacia con cui il Segretario Generale, unico dipendente comunale scelto dal Sindaco (ufficialmente), insiste nel voler rimuovere gli striscioni dall'area occupata dai presidianti.
Siamo nel mese del carnevale e le tradizionali giostre che a giorni sarebbero dovute arrivare sono in dubbio.
I giostrai hanno più volte manifestato con i cittadini, a tutela del lavoro di numerose famiglie tra cui anche una operese, e minacciano azioni forti se il Comune di Opera non trova loro una sistemazione idonea.
Fino ad oggi l'assessore Liguori, che in verità le giostre non le ha mai volute osteggiandone il diritto alla permanenza in Opera anche negli anni precedenti, è stato capace di proporre loro in alternativa unicamente il parcheggio dello Sporting a Noverasco oppure a dividere i giostrai e disseminarli in tutto il paese.
Ovviamente le due soluzioni sono impraticabili per i giostrai che necessitano di un'area per tutti e possibilmente in zona raggiungibile dai cittadini.
I rappresentanti dei giostrai chiedono l'area adiacente il centro polifunzionale, la vecchia sede delle giostre, ma per l'Amministrazione non se ne parla nemmeno. Troppo vicino alla biblioteca!
Così i giostrai vanno avanti a minacce, come gli stessi presidianti del resto, ed Opera diventa il paese dove per fare valere un proprio diritto devi manifestare ed alzare la voce. Questo grazie ad una persona in particolare: Alessandro Ramazzotti.

31 GENNAIO 2007: FESTA DELLA BIRRA

I cittadini del presidio organizzano l'ennesimo evento davanti all'area circense. Stasera si tiene la festa della birra con salamelle e birra a volontà.
I presidianti realizzano ancora una festa a tema per allietare la serata dei cittadini e tenere alto il morale di chi combatte da un mese e mezzo una battaglia contro l'arroganza del Sindaco Ramazzotti e delle istituzioni che hanno imposto un campo nomadi senza minimamente interessarsi dell'opinione della gente. Non gente qualsiasi, gli operesi padroni di casa!

30 GENNAIO 2007: SI PROGETTA IL NUOVO ROM.PI.BAR

Mentre si attende lo spostamento del baldacchino, come richiesto dalla Questura, ci si prepara a farlo nel migliore dei modi ripulendo l'area che lo dovrà accogliere ed autofinanziandosi per acquistarne la struttura portante. Nel frattempo si pubblicizza l'evento programmato per domani, un'altra festa a tema: la festa della birra.
Il presidio è sempre vivo e le presenze non calano anzi, soprattutto nelle serate a tema, giungono centinaia di persone a mantenere viva la protesta ed alte le fiamme nei bidoni con cui ci scalda e si cuociono i cibi.
Ad ogni mezzanotte viene bruciata una pagina del calendario con il conto alla rovescia che indica quanti giorni mancano al 31 marzo. Data ultima entro cui dovranno essere spostati i nomadi da Opera.

29 GENNAIO 2007: ORDINE TASSATIVO, SPOSTARE IL ROM.PI.BAR

Il Sindaco Ramazzotti, con le sue pressioni isteriche sul Questore ed il Prefetto, contava di fare sbaraccare il presidio partendo dal baracchino.
Dall'incontro in Questura tra Fusco ed il Questore di Milano che si scomoda per questa idiozia dello spostamento del baracchino (il Sindaco operese in tutta questa vicenda ha fatto esclusivamente pessime figure dinanzi alle istituzioni) nasce la nuova collocazione per il Rom.Pi.Bar.
Il capo della Polizia ed i funzionari Digos non si sognano certo di chiedere lo smantellamento ma provano a rendere innocuo il presidio spingendo verso una soluzione piuttosto "scomoda" per i presidianti.
La prima proposta della Polizia è quella di spostarsi dalla parte opposta della rotonda, verso le case nuove dove c'è un piccolo spiazzo in cemento ed una cabina elettrica per i cantieri. Significherebbe spostarsi di oltre cento metri dal punto attuale a ridosso dell'ingresso al campo.
Questo è lo scopo dell'incontro, infatti, farci allontanare da un terreno che i funzionari di Polizia sanno bene sia tranquillo per l'atteggiamento pacifico dei presidianti ma che il Sindaco continua a rendere infuocato diffondendo notizie di agguati, aggressioni, intimidazioni, forche caudine e violenze tali da costringere Prefetto e Questore ad intervenire pubblicamente in quanto più facile che non rimuovere un Sindaco che, oltre alla manifesta incapacità nel gestire un problema di ordine pubblico, continua ad aggravare la situazione creando tensioni inutili tra parti politiche ed i cittadini stessi diventati oramai bersaglio di insulti sui mass media da parte di Ramazzotti e dei suoi uomini più vicini, Borghi, Liguori e Armelloni in particolare.
Naturalmente Fusco è fermo sull'indisponibilità a spostare il baldacchino ma dopo lunghe trattative, valutando anche altre richieste della Questura, si giunge all'accordo sullo spostamento di dieci metri arretrando verso la curva della ciclabile.
Un posto migliore, in effetti, dove a breve si dovrà spostare il baldacchino. Il tempo stringe, la Questura ha una fretta del diavolo e per sabato vi è l'ordine di fare i lavori necessari alla nuova collocazione del manufatto dei presidianti.

28 GENNAIO 2007: RAMAZZOTTI LAMENTA ANCORA AGGRESSIONI FANTASMA

Ogni giorno il Sindaco Ramazzotti trova il pretesto per insultare gli operesi con il racconto di qualche evento a dir poco "dubbio".
E' il caso di una presunta aggressione verbale subita da qualcuno che avrebbe avuto difficoltà nel recarsi al campo nomadi attraverso il presidio dei cittadini.
Il primo cittadino operese non perde occasione per invocare l'intervento del Prefetto e del Questore con i quali i rappresentanti dei presidianti, in particolare il Consigliere Ettore Fusco, dialogano quasi quotidianamente per mantenere un clima di serenità all'interno della sacrosanta protesta che non cesserà certamente per volontà del Sindaco.
Ramazzotti intanto continua a parlare di operazione umanitaria e di legalità rispettata all'interno del campo e non all'esterno. Ogni giorno in pratica accusa anche le Forze dell'Ordine di non fare il proprio dovere e più volte dubita delle capacità di Prefetto e Questore che, secondo lui, avrebbero già dovuto sgomberare l'area occupata dagli operesi abusivi ed illegali.
Gli operesi però... per i rom si tratta invece di missione umanitaria!
Intanto il Questore, per accontentare il Sindaco che ogni giorno fa pressioni, convoca i presidianti in questura per mediare alcune forme di protesta.
Oggetto dell'incontro tra Fusco ed il Questore è lo spostamento del baracchino, il "ROM-PI-BAR", utilizzato come ricovero dei viveri e punto di aggregazione.
Un gazebo costruito con barre di ferro, listelli di rinforzo e tendoni vari sotto cui i presidianti proteggono il televisore, i viveri e se stessi quando piove.
COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
Quotidianamente apprendiamo dai giornali qualcosa di nuovo:ieri, domenica 28 gennaio, abbiamo saputo da "Il Giorno" che qualcuno è stato vittima di aggressione verbale da parte di 80 presidianti l'area circense. Pertanto (e non a caso) il Sindaco Ramazzotti chiede per l'ennesima volta al Prefetto che il presidio venga sciolto da chi è preposto a mantenere l'ordine pubblico.Siamo indignati per la quantità di menzogne che l'Amministrazione riesce a produrre sul conto dei suoi amministrati in lotta per la tutela del territorio, lotta che, invece, competerebbe al primo cittadino e non, come sta avvenendo, all'intera cittadinanza lasciata sola, paradossalmente, contro l'Amministrazione ed il piccolo gruppo di familiari degli assessori, consiglieri e gestori di attività legate all'Ente.Ci auguriamo che il Prefetto ed il Questore prendano atto di quanto sta avvenendo ad Opera e si facciano garanti del buon andamento del presidio cittadino in atto da un mese, pacificamente, e determinato a resistere sino all'allontanamento dell'ultima tenda dall'area circense di via Marcora.Segnaliamo infine quanto apprendiamo dal mensile locale vicino all'amministrazione "Punto e Linea" in merito alla presunta aggressione subita dai volontari alcune sere fa quando, accompagnati dall'Assessore di rifondazione comunista Matteo Armelloni, si sono recati al campo nomadi per allietare la serata dei rom con musica e balli:Il gruppo dei volontari scrive al giornale, che pubblica, il racconto di quella serata e conclude ritenendosi fortunato perchè grazie all'intervento delle forze dell'ordine è stato evitato l'inseguimento degli stessi, ad opera dei presidianti, fino alle macchine.In virtù della denuncia che si dice sia stata fatta dai volontari presso la stazione dei carabinieri di Opera per aggressione e danneggiamento delle auto in sosta ci domandiamo se i volontari hanno mentito al giornale, visto che hanno dichiarato di non essere stati raggiunti ne di avere subito danni alle auto, oppure ai carabinieri, denunciando un fatto non accaduto, oppure ancora se, più semplicemente, la denuncia sia stata scritta da un militante di rifondazione comunista per poi farla sottoscrivere ai volontari senza sapere che gli stessi si erano già preoccupati di avvisare il giornale raccontando i fatti, realmente accaduti, senza pensare che la serata doveva essere strumentalizzata dal partito rifondazione comunista per creare l'ennesimo precedente. Precedente che, come tutti gli altri, non ha alcun fondamento di realtà.

27 GENNAIO 2007: LA POLITICA DEVE LAVORARE PER SANARE LA FRATTURA...

Alessandro Ramazzotti "predica bene ma razzola male" e se da una parte sembra voglia saldare una frattura, tra lui e la popolazione, dall'altra dimostra tutta la sua arroganza nel non voler riconoscere un errore che lo rende sempre più detestato dai cittadini.
Ramazzotti infatti parla di frattura solo ed esclusivamente per incolpare di qualcosa la parte che non include la sua figura. Il presidio, per Ramazzotti è "abusivo ed illegittimo".
Gli operesi che lo detestano, oramai quasi tutti, sarebbero quelli che non rispettano la legalità ed a cui si rivolge il Sindaco Ramazzotti quando cerca di fare passara la quasi totalità degli operesi per una minoranza di pecorelle smarrite che devono tornare al gregge.
Ma la parola d'ordine è diventata "fuori dal gregge" e le uniche pecore rimaste al pastore Don Renato sono il Sindaco, la sua cricca di amministratori, i familiari e la gente che campa alle spalle dei cittadini grazie al clientelismo rosso... e neppure tutti!
COMUNICATO STAMPA DEL COMUNE DI OPERA:
Opera (27 gennaio 2007) - "La politica deve ricominciare a lavorare per sanare la frattura che l'intervento umanitario ha provocato all'interno della nostra comunità": Il Sindaco Alessandro Ramazzotti ribadisce la necessità di riformulare i termini della protesta dei cittadini, riportandola nei limiti del confronto democratico.
Il presidio abusivo non può, in altre parole, essere confuso con la protesta dei cittadini che esprimono le proprie preoccupazioni e paure. "Occorre - ribadisce il sindaco - che la legalità assicurata all'interno del campo venga rispettata, o fatta rispettare, anche fuori. Perchè, come ho detto in consiglio comunale, non si può impedire di entrare a chi intende portare il proprio sostegno umanitario alle persone ospitate nel campo di prima accoglienza.
Non possono essere continuamente coperti di insulti e minacce". D'altra parte il presidio non ha alcuna autorizzazione ed è quindi illegittimo. Le autorità di pubblica sicurezza incontreranno nei prossimi giorni i manifestanti per ridefinirne la collocazione, in modo che venga garantito, alle persone autorizzate, l'accesso al campo dove rimarranno gli agenti della Polizia di Stato, così come assicurato dal Questore e dal Prefetto in persona.
Ufficio Stampa Comune di Opera.

26 GENNAIO 2007: DOPO LA TEMPESTA E' QUIETE

Il giorno dopo l'attesissimo Consiglio Comunale voluto e convocato dal centrodestra i cittadini e l'Amministrazione si interrogano sul risultato dello stesso.
Praticamente un nulla di fatto se non la presa di coscenza ufficiale di chi si è schierato a favore o contro il campo nomadi.
Dalle parole del Sindaco e dall'evolversi della situazione si insidia sempre più preoccupante l'idea che il campo resterà a Opera per sempre e diverrà un altro Triboniano.
La maggioranza è troppo compatta, ad eccezione delle preplessità portate in aula dal Consigliere Susani sul metodo e sulla disinformazione strisciante perpetrata dal Sindaco, ed addirittura si continua a parlare di esperimento, di modello da seguire, di integrazione. Concetti che non si sposano con una presenza lunga solo tre mesi.
Gli operesi al presidio stringono i denti, chiudono bene i cappotti ed aprono gli ombrelli per resistere a quest'inverno non particolarmente rigido ma umido, molto umido.
Resistere è la parola d'ordine dei presidianti, contro tutto e contro tutti.
Strano per una popolazione saldamente unita che battaglia per un ideale condiviso da tutti, la tutela della propria sicurezza ed integrità territoriale, eppure dai mass media e dalle istituzioni l'immagine distorta che viene data degli operesi è quella di un popolo diviso in due, spezzato da odii e rancori profondi. Una cittadina razzista, egoista, devastata dalla solitudine.
L'Opera che non è, in realtà, viene dipinta a tinte fosche dal Sindaco Ramazzotti e dai suoi fidi assessori Borghi e Armelloni. I mass media non fanno altro che amplificare.

25 GENNAIO 2007: CONSIGLIO COMUNALE CONVOCATO DA LEGA NORD, AN E FORZA ITALIA

Finalmente si tiene il primo incontro con la cittadinanza dopo la tragica assemblea del 21 dicembre ed è solo merito delle forze di opposizione se questo avviene.
Dopo il doppio rifiuto al confronto in piazza davanti a migliaia di persone, il Sindaco Ramazzotti e la sua armata brancaleone allo sbando, sono costretti a partecipare al Consiglio Comunale convocato su richiesta dei consiglieri di minoranza.
Oltre cento persone riempiono l'aula ed almeno il doppio assistono sotto la pioggia dal maxischermo posizionato nella piazzetta accanto all'edifico comunale.
Le parole del Sindaco e di tutta la maggioranza sono spesso coperte dalle bordate di fischi che giungono dall'esterno, mentre nella sala presidiata dalle forze dell'ordine, sempre sotto minaccia di allontanamento da parte del Sindaco stesso, le proteste sono più pacate.
Sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza minimizzano tutto e definiscono razzisti quei "pochi" cittadini che protestano.
Eppure ancora una volta sono la netta maggioranza ma qualcuno finge di non vederli, anche quando a stento riesce a fare sentire la sua voce rotta dal terrore di essere riconosciuto all'esterno del palazzo.
E' il caso, tra gli altri, del capogruppo della maggioranza Angelo Scaglione che legge un discorso, precedentemente scritto, in modo scomposto ed a tratti incomprensibile tra i fischi della platea che oltre a non condividerlo neppure capisce di cosa parla.
I consiglieri di opposizione Ettore Fusco, Pino Pozzoli, Vittorio Calvi, Maria Rosaria Rivieccio e Maria Rosaria Ciuccio raccolgono la loro dose di consensi per le posizioni a favore della cittadinanza mentre al gruppo misto, per i fuoriusciti del Polo Alfredo Padolecchia e Vittorio De Rosa, giungono perplessità per il discorso del primo e soprattutto fischi al Consigliere De Rosa, per la prima volta presente in aula dopo tre anni di assenza, appiattito sulle posizioni del Sindaco Ramazzotti che ne giustifica da sempre le assenze senza chiederne le dimissioni invocate dalle opposizioni.
All'ovazione per la dichiarazione di Fusco "oggi mi sento fiero di essere operese poichè Opera è unita in una battaglia che lega cittadini d'ogni orientamento politico e classe sociale" fanno da contraltare i fischi per la replica della Consigliera Conti Staid di rifondazione comunista che afferma "io invece mi vergogno di essere operese".
I consiglieri ed assessori di rifondazione comunista sono i più accaniti sostenitori del campo nomadi in paese e si distinguono per le accuse a Fusco e Pozzoli rei, secondo loro, di avere fomentato una campagna d'odio e tensione.
I soliti paroloni roboanti che dovrebbero incantare le persone ma, detti dinanzi ad una platea che ha già aperto gli occhi, lasciano il tempo che trovano.
Alcuni cittadini vengono allontanati dall'aula per le proteste manifestate con interventi verbali incontrollabili durante alcune affermazioni, palesemente offensive verso i cittadini, da parte di esponenti della sinistra.
L'Assessore Riccardo Borghi, invitato a scusarsi da una cittadina per il famoso "gesto dell'ombrello" rivolto agli operesi che manifestavano il giorno dell'ingresso dei rom nella tendopoli ricostruita, si rifiuta di fare un mea culpa, pur riconoscendo la paternità dell'infame gesto, dichiarando che "i cittadini presenti al campo non rappresentavano opera".
Sempre per l'Assessore Borghi, particolarmente interessato alla vicenda rom, il Sindaco avrebbe fatto bene a non consultare i cittadini per una decisione come quella di insediare un campo nomadi all'ingresso del paese.
Secondo Borghi, infatti, il Sindaco ha piena autonomia e può interpretare i bisogni e le necessità dei cittadini operesi a suo piacimento.
Al termine della seduta la maggioranza, senza Fusco e Pozzoli recatisi come sempre con i presidianti al campo, approva all'unanimità una mozione di condanna per i fatti del 21 dicembre culminati con il rogo delle tende.
Infine, nonostante le mozioni si votino sempre nella seduta successiva, vista l'assenza dei due principali oppositori al regime di Ramazzotti e Borghi viene discussa immediatamente la mozione di sfiducia al primo cittadino presentata da Fusco prima di lasciare l'aula.
Da il Giornale del 26 febbraio 2007 di Fabio Brochetti
CAMPO ROM A OPERA, FISCHI DEI CITTADINI IN CONSIGLIO COMUNALE.
Il sindaco lo aveva sottolineato all’indomani dell’episodio in cui vennero bruciate le tende al campo di via Marcora: «Occorre ripristinare al più presto il normale circuito democratico, con una nuova convocazione dell’assemblea elettiva». Sabato scorso, Alessandro Ramazzotti ha incontrato i capigruppo e concordato la data. La seduta, «assediata» dai cittadini, si è svolta ieri dalle 18.30.«Un Consiglio - sottolinea il sindaco - che non è una risposta alla richiesta di quelle forze politiche, come la Lega e An, che hanno contribuito a impedire il regolare svolgimento di quello previsto il 21 dicembre scorso». Infatti, la seduta è stata pubblica. I capigruppo di Lega e Polo (Ettore Fusco e Vittorio Calvi) avevano contestato sia l’orario che il locale consiliare in quanto non utili alla buona riuscita dell’evento. Per quanto riguarda la sede era stata chiesta dalla minoranza la sala cinematografica al fine di accogliere maggiori cittadini interessati. Fuori dalla sala consiliare di Opera, all’esterno sotto la pioggia, c’erano circa 150 persone, che osservavano la seduta da un maxischermo. Fischi e proteste si sono levati quando hanno preso la parola alcuni esponenti della maggioranza, anche dentro il Consiglio.«È importante organizzare al più presto - ha esordito il sindaco - un confronto con la città, durante il quale sia possibile scambiarsi opinioni, dibattere con gli operesi su come sia stata affrontata l’emergenza umanitaria del Comune di Milano. Aspetti che l’assemblea elettiva, formata da rappresentanti democraticamente eletti, deve prima affrontare al suo interno». Il primo punto all’ordine del giorno è stato presentato dal sindaco che ha provveduto a informare dello sviluppo dell’accordo istituzionale sottoscritto da Prefettura, Provincia, Comune di Milano e Comune di Opera, avente come oggetto la gestione dell’emergenza rom che si concluderà entro metà marzo, quando il campo nomadi operese, sarà definitivamente sgombrato, auspicando che ora, la cittadinanza divisa di Opera, riesca a ricucire i rapporti. Invito accolto anche da alcuni esponenti della minoranza.
I consiglieri Pozzoli (An) e Fusco (Lega), in un intervento al vetriolo, hanno «delegittimato» il sindaco invitandolo a dimettersi, a fronte delle 3mila firme raccolte. Il capogruppo di Fi, Calvi, ha espresso parole di solidarietà nei confronti dei colleghi di minoranza strumentalizzati per la vicenda, ricordando che «i cittadini operesi, hanno agito nella forma del presidio, non perché siano razzisti ma perché hanno visto venir meno la loro tranquillità».
IL COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
CONSIGLIO COMUNALE 25 gennaio 2006 Si è tenuto ieri sera in condizioni disagevoli per i cittadini il consiglio comunale richiesto dall'opposizione. Nonostante la pioggia 150 persone hanno assistito al dibattito in aula dal cortile del comune attraverso un maxischermo. Altre 100 persone circa riempivano la sala stessa.
Ovviamente fischiati gli amministratori che non hanno dato alcuna spiegazione ai cittadini impegnandosi, invece, solo ed unicamente a demonizzare l'operato dei consiglieri Ettore Fusco e Pino Pozzoli considerati, dal Sindaco, i capirivolta oltre che i responsabili dei disordini verificatisi il 21 dicembre. La risposta dei cittadini alle accuse degli amministratori, che perseverano nel definirli degli inetti strumentalizzati dai capipopolo del centrodestra, si sono fatte sentire ed hanno scandito ogni intervento dei consiglieri ed assessori del centrosinistra che hanno solo saputo gettare discredito su Fusco e Pozzoli oltre che sull'intera cittadinanza in virtù del fatto che a non volere il campo nomadi è proprio l'intero paese.
Non un paese diviso quindi, come vorrebbero fare credere coloro che si portano a fare da platea in tv oppure a riempire alcune poltroncine del consiglio comunale le mogli, i figli, gli ex assessori ed i gestori di proprietà comunali.
Un paese unito, invece, da un forte senso di appartenenza alla comunità che, per la prima volta nel dopoguerra, unisce gli operesi tutti nella difesa del proprio territorio."Oggi, più che mai, sono fiero di essere operese" sono state le parole di Ettore Fusco, capogruppo Lega Nord, al quale ha risposto la consigliera di rifondazione comunista Staid in modo diametralmente opposto: "mi vergogno di essere operese".
I cittadini operesi hanno udito un mucchio di fandonie sui fatti del 21 dicembre e su tutto quello che è accaduto da quel giorno sino ad oggi... fandonie che spingono i cittadini a non fidarsi delle istituzioni ed a continuare il presidio fino a quando non vi saranno più tende nell'area circense di via marcora.
Al termine del punto all'odg che trattava l'argomento nomadi, i consiglieri Fusco e Pozzoli hanno abbandonato l'aula per recarsi al presidio insieme ai cittadini.
Fusco ha depositato prima di uscire dalla sala una mozione di sfiducia al sindaco ed alla sua giunta chiedendo al direttore generale che fosse discussa nella seduta successiva come è prassi.

24 GENNAIO 2007: OPERA PROTAGONISTA A L'INFEDELE

La trasmissione nazionale di LA7 condotta da Gad Lerner si occupa di Opera e della vicenda nomadi ancora in corso. Gli invitati sono Ettore Fusco Consigliere della Lega Nord rappresentante del Presidio di Opera, Alessandro Ramazzotti Sindaco di Opera, Filippo Penati Presidente della Provincia, Mariolina Moioli Assessore del Comune di Milano.
Oltre ai rappresentanti delle istituzioni anche un sociologo ed una scrittrice per occuparsi della demagogia che pervade l'intera puntata organizzata per il giorno della memoria impregnata appunto di riferimenti a Hitler, al nazismo ed allo sterminio degli ebrei.
Del resto Gad Lerner non perde occasione per andare a parare su questi temi, quasi fosse una colpa nostra se nella Germania nazista, dei folli guidati da Adolf Hitler, hanno messo in atto un piano diabolico di sterminio di massa.
Nel pubblico molti rom, alcuni cittadini del Triboniano, il Consigliere operese di AN Pino Pozzoli ed il "Presidiante" Renato Lepori.
La trasmissione fila via liscia lasciando poco spazio alle verità e più libertà alle menzogne sui luoghi comuni in fatto di zingari, sul razzismo degli operesi e sull'onestà morale dei politici, soprattutto i presenti, che invece ci hanno ridotto in questo stato.
Gad Lerner prova a dipingere Fusco come un Hitler in erba ma il Consigliere della Lega non ci casca e gli risponde subito che è assurdo paragonare i fatti di Opera con il genocidio del dittatore nazista.
Questo rompe un pò le uova nel paniere al presentatore che ha già improntato l'intera trasmissione sul tema dell'olocausto e del conseguente eterno vittimismo che pone alcuni dalla parte degli intoccabili.
Infatti Fusco prova a spiegare che la nuova norma che punisce chi nega l'olocausto dovrebbe valere anche per chi nega ovvietà sul modo di vivere, sovente fuori legge, degli zingari.
Ma Lerner finge di non capire e toglie la parola a Fusco che risponde "vabè, te lo spiego dopo allora".
Intanto al presidio si guarda la televisione per la seconda sera consecutiva... Opera purtroppo è diventata caso nazionale e sembra faccia audience.
Al termine della puntata vi è uno scontro tra Don Colmegna ed il suo fido Don Massimo che, infervorati per la pessima figura che hanno fatto mentendo su più fronti, ad esempio negando la lettera di Don Renato agli operesi, perdono le staffe inscenando un brutto litigio con gli operesi.
Naturalmente Pozzoli, Fusco e Lepori cercano solo di farli calmare provando a ricordargli che in fondo, anche se non lo danno a vedere, dovrebbero essere due preti.
Un altra giornata scorre via al presidio con il pensiero a quanto finalmente avverrà domani quando, grazie alla convocazione fatta da Lega, An e Forza Italia, visto che il Sindaco si guardava bene dal farlo, si terrà il primo Consiglio Comunale dopo quello tragico del 21 dicembre concluso con la protesta popolare.

23 GENNAIO 2007: TELENOVA A OPERA

L'emittente televisiva privata, seguitissima con i suoi collegamenti tra la gente all'interno dei problemi di rilevanza locale, organizza una trasmissione con il Sindaco Alessandro Ramazzotti, ed i favorevoli al campo nomadi, presso gli studi televisivi ed in collegamento esterno dal presidio con i cittadini che dicono no al campo nomadi.
Il povero Sindaco, che in occasione del primo dibattito televisivo non aveva trovato neppure una persona disposta ad accompagnarlo negli studi di Telelombardia, per non restare solo precetta la sua maggioranza consiliare e si circonda di assessori, consiglieri comunali e dei rispettivi parenti stretti. Insieme a questi anche un paio di famiglie che vivono di contributi e lavorano per gentile concessione della Giunta di sinistra, un Prete in abiti civili che si guarda bene dal presentarsi anche quando parla al microfono ed un paio di giovani scouts vicini al potere di sinistra.
Al presidio alcune centinaia di persone, anche se molti preferiscono assistere al dibattito comodamente sulla poltrona di casa e raggiungere il campo solo al termine della trasmissione, agguerrite ed infreddolite che dibattono con Sindaco ed assessori sulla vicenda che li coinvolge direttamente.
In particolare si rende protagonista di una diatriba con i cittadini l'Assessore Riccardo Borghi reo di avere fatto il gesto dell'ombrello agli operesi nel giorno in cui, evidentemente soddisfatto, festeggiava l'ingresso coatto dei nomadi nell'area circense.
Per il resto una mielosa sagra dei buoni sentimenti e dell'ipocrita e buonista visione di un'etnia che diviene, grazie a quanto accaduto il 21 dicembre a Opera, vittima della società razzista che non vuole accogliere i nomadi.
I cittadini non ci stanno ad essere etichettati e lo dicono a gran voce davanti alle telecamere che evidenziano, soprattutto, il rancore verso il primo cittadino Ramazzotti che ha provocato tutto questo infierendo con le sue dichiarazioni alla stampa e con l'arroganza che ha contraddistinto il suo operato e quello dei suoi colleghi di giunta. Gli assessori Borghi, Liguori ed Armelloni in primis.
La trasmissione si chiude con la convinzione che, sentite la serie di menzogne proferite da chi sostiene la bontà del progetto rom a Opera, è meglio non mollare per evitare che l'insediamento divenga definitivo e le sinistre acquisiscano tutte quelle sinergie che stanno mettendo in pratica per difendere l'imposizione del campo a costo di accusare di razzismo, xenofobia, terrorismo e vandalismo chiunque osi porsi tra la Giunta ed il campo nomadi.
Sempre più evidente la visione che il campo nomadi rappresenta per i politici e la chiesa una fonte di guadagno.
Ovviamente morale... un arricchimento culturale.
Del resto lo stesso Don Renato lo aveva detto anche in chiesa: "avete molto da imparare da queste persone"!
Il presidio resiste... sempre più forte e coeso. Opera c'è!

22 GENNAIO 2007: CARITA' PELOSA... A PAGAMENTO!

Da uno dei tanti siti che si proclamano antirazzisti e propinano notizie false e tendenziose, pur di propagandare contro la civile protesta dei cittadini operesi, emerge la vera natura dell'attività di Laura, la volontaria che si reca al campo tutti i giorni.
“Pensa che il Comune non vuole neanche rendere noto che mi paga per fare da tramite”, dice. “Non vuole farli incazzare ulteriormente.” Punta un dito poco oltre il recinto, verso il presidio.
In questo passaggio dell'intervista il cui titolo è scippato ad un editoriale del Manifesto "OPERA AL NERO" Laura ammette quello che il Comune di Opera ha sempre negato, ossia che qualcuno prendesse soldi per svolgere attività all'interno del campo.
Questa è solo una delle tante falsità propinate alla città dalle istituzioni e l'articolo su www.nazioneindiana.it è a sua volta, per la quantità di menzogne che racchiude, solo un esempio di quanto bugiardi siano quelli che puntano il dito contro gli altri senza farsi esami di coscenza.
Opera al nero
di Giorgio Fontana
Per Laura e Luca e gli altri
“Quando l’odio degli uomini non comporta alcun rischio, la loro stupidità si convince presto, i motivi arrivano da soli.” Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte
Il paesaggio è quello che conosci da una vita. Campi brumosi, file d’alberi secchi, palazzi color ribes, un paio di gru, e la tangenziale ovest come un fiume in piena. Il campo le sorge quasi a fianco, all’imbocco del paese. Il cartello OPERA ti dà il benvenuto. È un pomeriggio di fine gennaio. Sai che ne hanno già parlato i telegiornali, a tempo debito: ma questo non è un motivo per smettere d’interrogarsi. Come se le cose possano finire, una volta trasformate in “notizie”. Come se non ci fossero anche tempi indebiti.
Passi davanti al presidio. Davanti agli striscioni VIA I ROM e DOPO I POOH…I NOMADI. La gente parla e ti guarda sdegnata. Poi il primo che ti viene incontro, dopo cinquanta metri di fango, è un bambino di sette anni. Si chiama Andrej. Ti vede con il bloc-notes in mano e cerca subito di sbirciare, ma è deluso quando nota che non hai ancora scritto nulla. Ha un pallone sgonfio in mano. “Abbiamo una squadra, qui”, dice. “Siamo già sette o otto. E abbiamo scritto una lettera all’Inter.” Giocano un po’ con tutti. Qualcuno è un po’ scarso, però vabbè. Ti chiede se più tardi vuoi fare due tiri.
Tu sorridi e dici okay, poi alzi lo sguardo e cominci a registrare dove ti trovi. Un terreno fangoso e ghiaioso. Quindici tende di media grandezza. Bidoni della spazzatura. Persino qualche estintore. Ma un unico bagno, con due docce e sei gabinetti. Solo due fuochi per cucinare. Niente lavatrice. Un rubinetto all’aperto, con acqua fredda, per lavare i piatti. Quasi ogni giorno la corrente salta. Non c’è illuminazione notturna, a parte due grandi fari.
Sullo sfondo, una rotonda e i cieli vuoti del sud milanese.
Una settantina di persone vivono qui al momento. Circa la metà sono bambini.
La storia comincia con uno sgombero il 14 dicembre in Via Ripamonti. Tutti rumeni, e tutti dotati di regolare permesso di soggiorno. Gente senza precedenti penali, gente normale che lavorava. Il campo stesso è regolare, secondo accordi con la Provincia e il Comune di Opera, e viene gestito dalla Casa della Carità Angelo Abriani. L’organizzazione sta puntando all’idea coerente di fare una serie di campi più piccoli, meglio gestibili, per evitare babilonie come il Triboniano.
Laura ha ventiquattro anni ed è il tramite del Comune. Le chiedi che attività stanno portando avanti. Lei ti racconta di come i nomadi tengano alle loro tende, di come siano linde e ben conservate. Ti racconta dei corsi d’italiano per gli adulti. Ti spiega dei concerti e delle partite di calcio che hanno organizzato. E dello sportello per il lavoro che il Comitato Festa dei Popoli, di cui fa parte, sta pensando di attivare.
Ti porta a sentire una lezione di canto a cura della Comunità S. Egidio. Una ragazza suona la chitarra e sette bimbi in cerchio cantano Alla scuola della pace, puoi venire se vuoi, puoi venire puoi ballare… Hanno le facce contente ma un po’ stanche. Sotto un rettangolo di neon, fanno merenda con torta e succhi di frutta in cartone. Mentre scrivi vedi l’alito dal freddo, e per terra c’è solo terra. Laura ti indica uno striscione colorato: IL PAESE DELL’ARCOBALENO / SCUOLA DELLA PACE.
Per un po’ dimentichi quello che c’è fuori. Dimentichi il presidio, le gru, il fango. I bambini ti guardano e sorridono. Tu sorridi. Laura sorride.
Poi però vi sedete su una panchina bianca, in mezzo al prato. Tu riapri il bloc-notes. Laura si accende una sigaretta e comincia a raccontare ciò che le pesa di più. Perché tutto quello che stanno facendo è bello e difficile, ma c’è chi lo sta rendendo ancora più difficile. La parte oscura della storia. L’intolleranza dei suoi concittadini.
“Pensa che il Comune non vuole neanche rendere noto che mi paga per fare da tramite”, dice. “Non vuole farli incazzare ulteriormente.” Punta un dito poco oltre il recinto, verso il presidio. Già, il presidio. È lì dal 20 dicembre, come misura preventiva. Le tende sarebbero arrivate solo il giorno dopo. E durante il consiglio comunale, ecco la storia nota, la notizia: le tende vengono bruciate (molte contenevano già vestiti e beni personali) e i resti portati via come trofei.Per la prima settimana, picchettano anche ragazzi di Forza Nuova e alcuni ultras dell’Inter: si fa girare la voce di stare attenti, perché “Qui c’è gente coi coltelli.” Col tempo, gran parte della popolazione viene fomentata.
Adesso, dopo un mese, il presidio sembra un luogo d’aggregazione. C’è un baracchino che vende panini e bibite. Fornisce i panini anche alla polizia, con la quale ormai ha fraternizzato. “A volte restano qui tutta la notte”, dice Laura. “Fin dai primi giorni la polizia li ha invitati a restare, per arginare un ulteriore afflusso. Afflusso che comunque non ci sarebbe mai stato, per accordi presi in precedenza con la comunità.”Poi lei ti racconta dei fatti e tu scrivi meccanicamente.
Da questo momento in poi, sei solo tu e la tua penna.
Il 23 dicembre alcuni ragazzi hanno tolto tre striscioni razzisti dal presidio. Uno di loro è stato fermato dalla polizia e trattenuto fino alle 4 del mattino, poi convocato in questura dalle 8.30 alle 13. Gli sono stati chiesti i nomi dei compagni e le targhe delle auto. “Qual è il mio reato?”, ha domandato. “Nessun reato”, gli è stato risposto, “ma noi dobbiamo essere informati dei fatti.”
La notte successiva – la notte di Natale – è stato stracciato dai picchettanti il controstriscione NO AL RAZZISMO, SI ALL’ACCOGLIENZA. Sotto gli occhi della DIGOS, che non muoveva un muscolo.
Tu scrivi.
Il 15 gennaio è stato organizzato un concerto con musicisti rom. Nel frattempo un corteo di presidianti ha cominciato a inveire. I ragazzi dell’organizzazione sono dovuti restare nel campo fino alle 22, per evitare ulteriori rappresaglie. “Quando siamo usciti”, racconta Laura, “ci hanno urlato SPERIAMO CHE I ROM VI UCCIDANO TUTTI!” Alcuni di loro sono dovuti scappare. Alcuni sono stati inseguiti.
Il 19 gennaio c’è un corteo con Borghezio. I nomadi vengono evacuati alla Casa della Carità, per motivi di sicurezza. Il dispiegamento delle forze dell’ordine è tale da spaventare i pochi del controcorteo.
Tu scrivi.
Qualche giorno fa Laura è uscita dal campo alle 20 e un tizio le ha detto: “Matrimonio, eh?” Lei ha scosso la testa: “Scusi?”, ha chiesto. “Massì”, ha fatto il tizio ridendo. “Per forza. Sei vai lì dentro vuol dire che vai a cercarti un manico da scopare.”Un ragazzo rom, trattenuto fino a tardi in Casa della Carità, ha preferito entrare dal lato opposto del campo – una bella camminata – per evitare le minacce del picchetto. Ti fidi a passare di qui? Ti fidi davvero?
Tu scrivi.
Di fronte a tutto questo, di fronte a un mese di ingiustizia e contraddizioni, Laura ha chiesto l’atto pubblico del presidio. Risposta: non esiste. Non esiste? No, non esiste. Trenta giorni di picchettamento senza alcun atto pubblico.“Ma al di là di tutto, la cosa peggiore è forse lo stato d’ignoranza della gente”, dice Laura. “E loro giocano su questo. Sui pregiudizi più banali, sulla mala informazione. Sulla presunta delinquenza dei rom, che sono tutti uguali, che rubano al mercato e vivono di niente… Capisci? Se ci crede mia nonna, ci può anche stare. Ma non che ci creda uno della mia età.”
“È ovvio che campi come il Triboniano siano posti allucinanti”, prosegue. “Ma è la solita vecchia equazione. Più caos, più emarginazione, più povertà, più delinquenza. Non c’è nessuna politica di integrazione a monte. C’è solo l’idea della tolleranza zero.”Tu scrivi.Laura scuote la testa e fuma una sigaretta dietro l’altra.
Alla fine vieni presentato a L. – un rom di cinquant’anni, grassoccio, gioviale. È uno di quelli che parlano meglio l’italiano. Scambiate due chiacchiere mentre cuoce del maiale su una piastra. Manda un buon odore, un odore selvatico. Le figure e i gesti si sfanno nel fumo.
“In cinque anni, mai è successa una cosa simile”, dice. “In Via Ripamonti nessuno si lamentava. Se dovevano sgomberare un campo di delinquenti, avevano ragione.” Rovescia un pezzo di maiale. “Io capisco gente. Qualcuni sono buoni, qualcuni cattivi: come per tutti. Perché però noi tutti cattivi? Secondo me hanno sgomberato la comunità sbagliata”, dice. “Volevano prendere altri, gente cattiva. Invece hanno preso noi, che è tutta gente che lavora.” Lo ammette così, alzando le spalle, sorridendo. Il maiale sta diventando quasi nero.“Mi sta dicendo che vi hanno preso per sbaglio?”
“Non sono sicuro. Io penso di sì.”
Tu non dici niente.
È troppo.
Ti rendi conto che è da quando sei arrivato qui che non hai detto nulla. Scrivi anche questo. Poi L. si prepara per la cena, Laura ti lascia solo un istante, i bambini si diradano e vanno a giocare a pallone accanto alla luce. Passa una ragazzina in bici con le ciabatte e i capelli fradici.
Non hai niente da dire, e allora scrivi.Scrivi che qui adulti e bambini sono ghettizzati. Scrivi che il degrado psicologico e sociale di questa gente è totale. Scrivi che è domenica pomeriggio e loro non possono nemmeno entrare in un bar, come qualunque essere umano. Scrivi questo. Scrivi che stai assistendo a uno stato di segregazione. Ora. Nel 2007. A cinque chilometri da Milano. Senza alcuna giustificazione legale. Senza che le forze dell’ordine difendano delle persone con regolare permesso di soggiorno. Stai assistendo a tutto questo. Un giorno di gennaio.
A cosa pensi?
A un sacco di cose. A quando stavi in Francia, ai discorsi dei magrebini che conoscevi, all’assurdità di un’espressione come immigrato di terza generazione. Pensi al Porrajmos e ai buchi nei libri di storia. Pensi a questo schifo di cielo grigio.Ma soprattutto, pensi che non dovresti mai smettere di interrogarti. Perché le “notizie” sono soltanto segnali. Punte di iceberg che nascondono blocchi enormi di paure, reazioni inconcepibili. Ti arriva alle orecchie che dieci giorni fa hanno sgomberato un altro campo a Chiaravalle. Le notizie sono squarci di un tessuto che è fatto d’ignoranza e odio.
Tu pensi.
Ma quei bambini là, che giocano a pallone sotto il campo e i lampioni e le gru, dieci o undici anni al massimo, come cresceranno? Loro, cosa cazzo penseranno di noi?
“Se gli chiedi di disegnare il futuro”, ti ha detto Laura stringendoti la mano, “disegnano case e non tende, automobili e non biciclette scassate. Vogliono solo una vita normale. Nient’altro. Soltanto una vita normale.”

21 GENNAIO 2007: UN SOLO MANIFESTO PER IL CONSIGLIO COMUNALE!

E' davvero uno solo il manifesto affisso per il Consiglio Comunale, in prossimità del Municipio, convocato su richiesta dei Consiglieri del centrodestra poiché Sindaco e la sua maggioranza evitavano di farlo nonostante Alessandro Ramazzotti lo avesse più volte promesso per chiarire la situazione ai cittadini.
Ciò che rende vibrante la protesta dei cittadini è il silenzio sotto cui si tenta di fare passare questo evento mentre in due precedenti occasioni il Sindaco ha fatto tappezzare l'intero paese di manifesti, pagati dai cittadini ed affissi anche su proprietà pubbliche e private in maniera abusiva, per raccontare la propria versione dei fatti e calunniare i consiglieri di opposizione schieratisi dalla parte della popolazione.
La pubblicità all'evento diviene compito esclusivo dei presidianti che iniziano a diffondere ed attaccare ovunque i volantini con l'invito alla partecipazione in occasione dell'incontro con il Sindaco e la sua maggioranza.

20 GENNAIO 2007: ALTRO CHE RISPETTARE I PATTI...

Le istituzioni non hanno rispettato i patti non comunicando ai cittadini dove andranno i nomadi quando saranno allontanati da Opera.
Nessuno dei richiedenti era interessato alla nuova destinazione dei rom per dargli il benvenuto ma per avere la certezza che di destinazione ne avessero realmente una.
La convinzione è infatti quella che siano ancora in alto mare e che, effettivamente, di nuove destinazioni non ve ne siano.
I cittadini comunque continuano a presidiare l'area per evitare che la situazione operese si ingigantisca e, una volta allentata la guardia, si torni al viavai di rom che tentavano di entrare nel campo nei primi giorni.
Intanto viene convocato il Consiglio Comunale richiesto dai Consiglieri della Lega Nord e del Polo per Opera per sopperire alla mancanza di convocazioni da parte dell'Amministrazione.
Orario e luogo non sono però quelli che i Consiglieri di opposizione chiedevano per rendere possibile la più ampia partecipazione possibile. Ettore Fusco e Vittorio Calvi chiedono infatti che si possa usufruire della sala cinematografica alle ore 21.
Un luogo inusuale ma indispensabile per accogliere la quantità di persone certamente interessate ed un orario, le ore 21.00, che invece corrisponde a quello solitamente utilizzato per le convocazioni dei consigli comunali.
Il Sindaco risponde picche, ad entrambe le richieste, e convoca l'assemblea ad un orario piuttosto singolare.
IL COMUNICATO STAMPA DEI CITTADINI DEL PRESIDIO:
OPERA. I Cittadini del Presidio, che contestano l'insediamento del campo nomadi presso l'area circense di Opera, rilevano l'ennesimo comportamento scorretto da parte del Sindaco operese Alessandro Ramazzotti.
Chi vi scrive è il Consigliere Comunale Ettore Fusco:"Ramazzotti ha convocato su richiesta delle opposizioni - escluso il gruppo misto - un Consiglio Comunale per il 25 gennaio alle 18.30 presso la sala consiliare. I capigruppo di Lega e Polo (Ettore Fusco e Vittorio Calvi) hanno contestato sia l'orario che il locale in quanto non utili alla buona riuscita dell'evento. I consigli comunali iniziano, solitamente, alle 21 in quanto alle 18.30 gli operesi che han già finito di lavorare sono ancora in mezzo al traffico della tangenziale oppure sulla strada del rientro da Milano.
Per quanto riguarda la sede era stata chiesta la sala cinematografica al fine di accogliere maggiori cittadini interessati ma il Sindaco, con l'avallo della sua maggioranza e del gruppo misto, ha invece deciso per la piccola sala consiliare già mostratasi inadeguata ad un evento di simile portata. E' chiaro l'intento del Sindaco di non voler favorire la presenza dei cittadini che, ad oggi, ancora non sono stati informati della seduta consiliare.
Rileviamo, infatti, la totale assenza dei manifesti istituzionali che dovrebbero informare della seduta consiliare mentre erano stati affissi, in tempi da guinness dei primati, i manifesti che riguardavano i fatti del 21 dicembre (protesta cittadina culminata nel rogo delle tende) e del 19 gennaio (vertice in prefettura su spostamento campo).

19 GENNAIO 2007: LO SBARCO DEI MILLE

Con queste parole viene definita la gigantesca manifestazione cittadina che porta almeno mille operesi al presidio. I presidianti sono più di mille, per una sera tutti insieme, il dieci per cento delle persone attive del nostro paese. Rapportato a livello nazionale sarebbe come portare cinque milioni di italiani a Roma per una manifestazione, qualcosa di eccezionale.
Opera è blindata, centinaia di agenti delle forze dell'ordine che presidiano il territorio e chiudono qualsiasi via d'accesso alla residenza del Sindaco Alessandro Ramazzotti.
Oggi in Prefettura si sono incontrate le istituzioni ed i rappresentanti dei cittadini con il Sindaco Ramazzotti che, come al solito, ha già i manifesti da affiggere prima che le decisioni siano prese a dimostrazione di quanto inutili e false siano tali iniziative.
Il Prefetto, ci dicono, ha garantito che entro il 31 marzo i rom andranno via ed oggi è stato indicato il luogo dove andranno a stare. Ma nessuno lo comunica ai cittadini per questioni di sicurezza.
Alle 21 ha inizio la protesta cittadina in Via Emilia. Davanti alla scuola elementare, dove sono presenti anche l'Europarlamentare Mario Borghezio e l'Assessore Regionale Davide Boni entrambi della Lega Nord, prendono la parola Ileana Zacchetti come presidiante che ha partecipato alla riunione in Prefettura, Pino Pozzoli Consigliere di AN ed Ettore Fusco anche lui Consigliere operese della Lega Nord.
Dai tre relatori operesi l'esposizione dei fatti è affidata alla presidiante Zacchetti che ha potuto assistere all'incontro con le istituzioni, al Consigliere Pozzoli che invita comunque a tenere alto il livello di guardia ed a continuare con il presidio che garantisce il rispetto dei patti ed, infine, è Fusco che contesta maggiormente il fatto che nessuno dica dove spostano l'accampamento.
Sempre dal capogruppo operese del Carroccio giunge la notizia, saputa pochi minuti prima da una giornalista della Repubblica, che i rom sono stati portati via con i bagagli per paura che i cittadini possano assaltare il campo e devastarlo.
Una vergognosa ed ingiustificata azione di propaganda che crea solo nervosismo tra la gente che è stanca di essere strumentalizzata e definita xenofoba, razzista, fascista e bollata soprattutto da Rai 3 leghista nella speranza che il paese, prevalentemente di sinistra, si dissoci dalla protesta.
Ma ad ogni azione di questo tipo aumenta la protesta, sale il consenso per chi si batte e sacrifica se stesso ed i propri interessi professionali e familiari per il bene comune ed aumenta il disprezzo verso i mass media, le istituzioni ed il Sindaco Ramazzotti in particolare.
Più di mille persone sfilano per Opera e giungono ordinatamente alla rotonda davanti al presidio dove si parla ancora. Questa volta sono prima Boni e Borghezio a giurare battaglia fino alla vittoria della gente sulle istituzioni prepotenti ed arroganti e poi ancora Fusco a chiudere la grandiosa giornata di protesta popolare con i ringraziamenti al popolo in rivolta che, oggi più che mai, ha dimostrato un senso civico singolare ed esemplare in una nazione oramai giunta ad un livello tale di remissività ed impotenza derivanti dalla cultura di sottomissione, che tanti anni di politica centralista e statalista hanno prodotto, attraverso la colonizzazione della classe dirigenziale del mondo politico e della pubblica amministrazione.
La rivolta continua, più forte di prima.

Dal Corriere della Sera 20 gennaio di Paolo Foschini
Alla Casa della carità incontro con Milly e Massimo Moratti. De Corato: segnale anche per Triboniano
Vertice in Prefettura. Trasferimenti anticipati rispetto alle previsioni
La scadenza per la decisione era ieri. L'avevano promessa e verso l'una e mezza, finita la riunione in Prefettura, hanno potuto comunicare ufficialmente che la «crisi» della tendopoli di Opera sembra avviarsi per davvero a soluzione: «La tendopoli sparirà e i settanta rom del campo di Opera se ne andranno, così come era previsto». Dove? «Distribuiti in giro, tra Milano e diversi altri Comuni della Provincia»: alcuni in affitto, altri in microcomunità, altri ancora torneranno in Romania. Quando? «Molto prima del 31 marzo, che era il limite fissato. Anzi contiamo di risolvere tutto con almeno due o tre settimane di anticipo». Fine del primo tempo, palla al centro.Perché mentre il prefetto Gian Valerio Lombardi e il sindaco operese Alessandro Ramazzotti annunciavano all'unisono la soluzione ormai raggiunta («giusto i tempi tecnici per renderla operativa»), per don Massimo e i volontari della Casa della Carità iniziava la preparazione di un secondo tempo più frizzante, andato in scena ieri sera in contemporanea con l'ennesima manifestazione antinsediamento organizzata a Opera dalla Lega: manifestazione rimasta senza bersaglio poiché in quel momento i rom del campo erano già stati prelevati da un pullman per andarsene appunto a cena alla Casa della Carità, dove hanno festeggiato con Massimo Moratti e sua moglie Milly l'inaugurazione ufficiale dell'Inter club «Non violenti per passione». Il dettaglio da segnalare è che, essendo rimasti scottati già una volta da chi a Opera gli aveva bruciato le tende prima di Natale, ieri hanno preferito non fidarsi e — anche solo per quelle poche ore di festa e cena — si sono portati dietro tutte le loro cose, vestiti e giocattoli dei bambini compresi: «Non si sa mai». Dopodiché largo a fisarmoniche chitarre e gran sarabanda alla Bregovich.«Essere qui — dice Moratti — è un modo per stare con chi non ha la fortuna di vivere tranquillamente. Sappiamo che la soluzione di questi problemi è difficile, ma occorre raggiungerla con l'impegno di tutti». «Del resto — ammicca don Virginio Colmegna — anche le squadre di calcio sono piene di nazionalità diverse». «Beh, noi ci chiamiano addirittura Internazionale...».E commentando l'avvio a soluzione del «caso Opera» il vicesindaco Riccardo De Corato conclude: «Di fronte a chi alza i toni della polemica e propone soluzioni irrealizzabili l'unica risposta è il pragmatismo. Il buon esito della vicenda di Opera è di buon auspicio anche per la questione di Triboniano».
IL COMUNICATO DEL PRESIDIO:
OPERA, LO SBARCO DEI MILLE! tanti erano i cittadini ieri sera ad udire in piazza le risposte ricevute dalle istituzioni.
Nonostante le false notizie di certi giornali e telegiornali, che definivano la nostra protesta una "manifestazione della Lega contro i rom" oppure che paventavano contromanifestazioni di "rifondazione comunista e centri sociali", almeno mille operesi si sono trovati in Via Emilia, ieri sera, ed hanno sfilato per le vie cittadine sino a raggiungere l'area circense sede dell'accampamento dei nomadi.
Manifestazione pacifica dove Ileana Zacchetti ha esordito riportando ai presenti quanto udito in prefettura all'incontro con le istituzioni, Pino Pozzoli ha poi invitato i cittadini a mantenere alta la guardia ed a non mollare il presidio nonostante le promesse, un pò vaghe, del Prefetto.
Ettore Fusco ha scaldato infine la platea rilevando come nulla sia cambiato rispetto a ieri, se non in peggio! Infatti sono arrivati segnali di allentamento dei controlli verso chi entra al campo e la paura dei cittadini del presidio è proprio quella che al 31 marzo, quando si sfratteranno gli attuali rom, ci saranno nell'area circense molti altri ospiti abusivi che nessuno allontanerà.
Ci sarebbe bastato sapere che non li avrebbero ricollocati nel raggio di una decina di km e avremmo avuto maggior fiducia nelle istituzioni, parole senza contenuti non ci bastano, non crediamo più a nulla ed, in particolare, siamo indignati per il comportamento del Sindaco Ramazzotti che ogni giorno dirama comunicati stampa, o affigge manifesti su tutto il paese, sputando veleno sui cittadini operesi che si sono ribellati alle sue scelte ed, in particolar modo, su Ettore Fusco e Pino Pozzoli rei, secondo lui, di avere ogni tipo di responsabilità (compreso la burla dei cortili da destinare alle famiglie dei parenti ROM) nella vicenda.
Ancora stamane, dinanzi ai capigruppo consiliari (quindi testimoni), insisteva sulla tenuta da sommossa che il Consigliere della Lega Fusco avrebbe indossato durante il famoso consiglio del 21 dicembre: mimetica e anfibi! Eppure Fusco (vestito in ben altro modo come documentabile da foto e testimoni) con Pozzoli era in aula quando s'è sviluppato l'incendio, il Sindaco Ramazzotti invece dov'era?

18 GENNAIO 2007: CHE FACCIA TOSTA RAMAZZOTTI AD ACCUSARE ALTRI DI ARRIVISMO

In paese si discute su quale possa essere il tornaconto per un Sindaco che impone ai suoi cittadini un campo nomadi, sicuramente nobile come operazione umanitaria ma piuttosto inpopolare, e le più gettonate ipotesi riguardano una candidatura in Provincia con il suo complice Filippo Penati oppure una promozione sul suo lavoro all'AEM grazie all'altra complice, nell'operazione rom, la Signora Letizia Moratti Sindaco di Milano e, pertanto, influente sulla municipalizzata milanese che ha fornito gli ultimi tre sindaci comunisti al nostro paese (Orlando, Ferrari e Ramazzotti).
Ma a questo gioco non partecipano i consiglieri di opposizione che si limitano a considerare il grave errore politico di Ramazzotti una leggerezza legata alla sottomissione verso istituzioni più alte in grado e soprattutto mancanza di amore ed interesse per una terra ed una comunità a cui evidentemente non si sente di appartienere.
L'arroganza e la presunzione del padre padrone abituato a comandare a bacchetta la sua maggioranza, che non ha voce in capitolo su nulla, fa il resto.
Persino gli assessori, se vogliono parlare, devono schierarsi al suo fianco e fingere approvazione altrimenti devono restare in silenzio. Di dissentire non se ne parla affatto.
Gli assessori Borghi, Liguori e Armelloni entrano infatti bene nella parte degli assecondatori e ci mettono molto del proprio... dal gesto dell'ombrello di Borghi alle reiterate illazioni di Liguori sul ruolo dei consiglieri Fusco e Pozzoli nei fatti del 21 dicembre.
Armelloni, l'Assessore ai servizi sociali di rifondazione comunista, lavora invece ai fianchi propagandando la sua linea intollerante contro fascisti, leghisti e berlusconiani definendoli tutti imprenditori della paura. Del resto cosa ci si può aspettare da uno che per sua ammissione ha iniziato a fare politica a quattordici anni con rifondazione comunista in contrapposizione alla "scesa in campo di Berlusconi"? Ovviamente spopola sui siti antifascisti dei centri sociali.
IL COMUNICATO STAMPA DELLA LEGA NORD CHE TUTELA L'IMMAGINE DEL CONSIGLIERE FUSCO
La Lega Nord intende rispondere alle calunnie del Sindaco di Opera, apparse in un intervista a Il Giorno del 18 gennaio.
Le illazioni del Sindaco sono semplicemente vergognose – dice Marco Rondini, Segretario Provinciale della Lega Nord.
Ramazzotti ha accusato in maniera vigliacca il nostro Consigliere Comunale, Ettore Fusco, di aver cavalcato la protesta per far carriera nel Movimento, per avere in premio una candidatura in Provincia o in Regione. Ettore Fusco si è invece impegnato, come gli ha dettato la sua coscienza di cittadino operese e di militante leghista, perché non venisse perpetrato il sopruso del campo di via Marcora, un provvedimento contro gli operesi e deciso senza gli operesi.
Fusco, peraltro, ha dovuto subire le ingiurie vili che la sinistra gli ha vomitato addosso, senza potersi difendere perché il Sindaco gli ha impedito il confronto, vietandogli la presenza ai tavoli di trattativa e ai dibattiti sulle tv locali.
Gli esponenti della Lega intervenuti ad Opera in queste ultime settimane non hanno fatto altro che raccomandare ai manifestanti il rispetto della legalità, il rispetto delle forze dell’ordine, e di evitare gesti sconsiderati, come quelli del 21 dicembre. Inoltre se la Lega sta guidando la protesta, come dice il Sindaco, è solo perché i nostri rappresentanti vogliono essere vicini a questi cittadini, al contrario di quegli amministratori che assumono decisioni di portata eccezionale senza consultare gli amministrati. Il consenso dei cittadini non serve solo il giorno delle elezioni, ma deve essere il metro con cui continuamente gli amministratori misurano il proprio operato, e valutano se le proprie azioni siano o meno in sintonia con le reali esigenze della cittadinanza.
Chi amministra male accetti le contestazioni e si sorbisca la sua dose di fischi.
Il Sindaco di Opera – conclude Rondini – ha ricordato che l’anno prossimo non potrà ricandidarsi. Ma, ci chiediamo, perché i sindaci di sinistra che devono andare al rinnovo di mandato, o i candidati che si presentano per la prima volta, non dichiarano pubblicamente, in campagna elettorale, cosa intenderanno fare, una volta eletti, riguardo ai nomadi? Perché non dicono con trasparenza agli elettori “se mi voterete, metterò la nostra città a disposizione per accogliere i rom”? Abbiano il coraggio di misurarsi con le regole della democrazia e si assumano da subito delle responsabilità, invece di far piovere in seguito, sulla testa dei cittadini, delle tegole come il campo di via Marcora.

17 GENNAIO 2007: L'OPPOSIZIONE PRETENDE UN CONSIGLIO COMUNALE

Poiché il Sindaco Ramazzotti nonostante le tante tante vane promesse non convoca un incontro con i cittadini, e neppure con i rappresentanti eletti all'opposizione, alcuni consiglieri comunali convocano una seduta consiliare sostituendosi all'inadempiente primo cittadino.
Ad eccezione dei due fuoriusciti dal polo, i consiglieri Vittorio De Rosa e Alfredo Padolecchia oggi al gruppo misto, gli altri consiglieri del Polo per Opera e della Lega Nord fanno valere il proprio diritto di convocazione di seduta consiliare con le necessarie cinque firme.
LA RICHIESTA DELLE OPPOSIZIONI:
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Opera
Sindaco Dott. Alessandro Ramazzotti
Municipio di Opera
Opera
In relazione alle recenti determinazioni da Lei assunte circa l’insediamento sul territorio di Opera, precisamente nell’area adibita agli spettacoli circensi, di una campo nomadi, senza che vi sia stato alcun atto informativo ovvero alcun dibatto e/o confronto nell’ambito del Consiglio Comunale, i sottoscritti consiglieri richiedono a riguardo, ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Consiglio Comunale , la convocazione urgente del Consiglio Comunale.
Ossequi.
I consiglieri richiedenti
Firmato: Calvi Vittorio, Ciuccio Maria Rosaria, Fusco Ettore, Pozzoli Alberto Pino, Rivieccio Maria Rosaria

16 GENNAIO 2007: CENSIMENTO DEI GIARDINI PER OSPITARE ROM

"Il Comune di Opera censirà nei prossimi giorni le abitazioni (ville/villette) con giardino privato esistenti sul territorio, per valutare l'esistenza di spazi consoni e soddisfacenti alla bisogna per ospitare roulotte, camper, container, tende o tensostrutture, affinchè anche i parenti e i familiari tutti possano raggiungere ed unirsi agli attuali rom, che stazionano nell'area circense con scopo aggregativo altamente umanitario e sociale".
Così recita il volantino, che qualche operese si è trovato nella casella della posta, frutto di un evidente burla.
Al presidio giunge una sola persona con in mano tale manufatto recante "la delibera urgente in relazione all'operazione umanitaria" stampato su carta intestata ricavata grossolanamente da un collage di fotocopie.
La firma del volantino burla che preannuncia il carnevale operese è assente, almeno sul volantino che vedono i presidianti. In calce al documento vi è la sola dicitura "Il Sindaco".
La simpatica iniziativa è vista con una certa ilarità e leggerezza proprio poiché di chiara evidenza lo spirito burlesco ed anti-Ramazzotti, che del resto dilaga in tutto il paese senza distinzione tra destra e sinistra, da non intuirne neppure la campagna nuovamente denigratoria nei confronti del paese che il Sindaco sta architettando rinchiuso dietro le barricate nel suo ufficio.
Nonostante nessuno abbia neppure riso più di tanto, per il volantino che si pensa sia stato diffuso solo in un condominio tra quelli appena edificati davanti al neonato campo rom, il Sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti ne fa l'uso che più gli aggrada sferrando l'ennesimo colpo pietoso e patetico ai suoi concittadini. Ogni pretesto è buono per finire sui giornali e piagnucolare dinanzi al Prefetto ed ai suoi ex elettori che dovrebbero convincersi, secondo lui, che in questa vicenda i veri cattivi sarebbero pochi "professionisti della paura". E questo volantino di paura deve averne fatta davvero tanta...
Comunicato stampa del Sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti.
Opera (16 gennaio 2007) – Hanno utilizzato la carta intestata del Comune e riportato, alla fine, la dicitura “Il Sindaco” con uno scarabocchio. Saranno denunciati, ai sensi dell'art. 656 del Codice Penale, per “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico”, ma anche per aver utilizzato illecitamente la carta intestata del Comune.
“È un episodio gravissimo – commenta il Sindaco, Alessandro Ramazzotti – per il quale ho già incaricato i legali del Comune. Non può essere considerata una goliardata, in quanto il volantino distribuito in alcune caselle della posta è un falso che ha provocato allarmismo tra numerosi cittadini. È frutto del clima di tensione che la Lega Nord e Alleanza Nazionale hanno voluto diffondere tra la popolazione. È una palese dimostrazione, una volta in più, di come agiscono i professionisti della paura e della mistificazione”.
Il volantino diffuso, infatti, oltre all'intestazione del Comune riporta la dicitura “Delibera urgente in relazione all'operazione umanitaria” dicendo che verrà realizzato un censimento e chiedendo ai cittadini di mettere a disposizione aree private per ospitare altri Rom.
“Non è solo un insulto alle istituzioni – precisa il Sindaco – ma si tenta di minimizzare lo sforzo di solidarietà e di umanità portato avanti dalla maggior parte della comunità operese consapevole che il patto istituzionale, firmato anche dal Comune di Milano, dalla Provincia e dalla Prefettura verrà sicuramente rispettato. Evidentemente, la vera paura degli autori del volantino è che il 19 gennaio prossimo le istituzioni mantengano il loro impegno, individuando, già con l'incontro in Prefettura, una sistemazione più stabile per la comunità Rom”.
INTANTO I PRESIDIANTI non danno alcun peso a questa sciocchezza, che peraltro a loro era stata fatta vedere senza lo scarabocchio comparso invece nella copia in possesso di Ramazzotti, e non si preoccupano minimamente di rispondere al Sindaco operese cui forse non è noto che a breve giungerà il carnevale ed in prossimità dello stesso ogni scherzo vale. Lui del resto lo scherzo ai cittadini l'ha fatto per Natale... e nessuno ha riso!

15 GENNAIO 2007: DISORDINI AL PRESIDIO A CAUSA DEGLI INCAUTI "VOLONTARI"

Il clima al Presidio diventa giorno dopo giorno più teso per via delle provocazioni che i cittadini subiscono dai volontari ogni qual volta, all'ingresso del campo, si rivolgono con arroganza alla polizia che dovrebbe, a loro dire, cacciare via la gente che manifesta e non controllare i documenti di rom e volontari che entrano.
Proprio la sera del 15 gennaio arrivano al campo i soliti provocatori di estrema sinistra, come se il paese non fosse per il 64% degli elettori un Comune di centrosinistra, ed entrano nel campo per fare musica con i rom.
Nessuno reagisce nonostante le provocazioni all'ingresso ma, stremati dal freddo e provati dalle persecuzioni psicologiche dell'amministrazione, della parrocchia e dei mass media i presidianti cominciano ad infastidirsi poiché i ragazzi della "banda degli ottoni" suonano all'interno del campo per festeggiare una comunità che non è riconosciuta tale in quanto imposta in sfregio alle proteste cittadine.
I presidianti restano comunque tranquilli come sempre ma avvisano la polizia, che nel frattempo si rende conto della crescita di tensione tra la gente, che i musicisti rossi e la loro accompagnatrice che provoca ogni volta che passa tra le persone del presidio non passano più da quella parte.
Se vorranno andare a casa faranno il giro largo da cui passano le persone invise ai cittadini.
Non i rom, loro hanno libero accesso e sovente sostano a confrontarsi con gli operesi di guardia al campo in quanto nessun presidiante ce l'ha mai avuta con loro.
Giunge altra polizia in tenuta antisommossa e finiscono di suonare i musicisti. L'Assessore Armelloni, sentita puzza di tensione oppure annoiato dalla serata con i nomadi, non è già più al campo.
Si tratta con la Polizia per ribadire con fermezza che i provocatori devono passare dal retro e non dall'ingresso principale al campo.
Il funzionario di Pubblica Sicurezza invece decide, essendo gli accompagnatori dei musicisti intenzionati a non girare largo, di creare un cordone di poliziotti e carabinieri e farlo attraversare dalla banda degli ottoni e dai loro accompagnatori.
Poche persone, una decina forse, che vengono umiliate oltremisura dagli agenti che li costringono a questa esperienza indegna causata dall'Assessore di rifondazione comunista e dalla loro accompagnatrice, anch'essa di chiara estrazione estremista e pagata dal Comune, che li utilizzano per questa messa in scena.
Così si crea una situazione di confusione dove anche chi non ha capito cosa succede si fa l'idea che chi passa da li debba essere in qualche modo un nemico.
Piovono insulti da tutte le parti e forse qualche spinta ai poliziotti che non fanno avvicinare la gente ed infine, finiti gli agenti del cordone, una finta rincorsa che qualche cittadino un pò più esagitato mette in atto per fare fuggire gli ospiti indesiderati. Niente di più che una dimostrazione a chi continua a provocare e riesce a farlo anche con questo sistema.
Potevano fare il giro largo, un km invece di cento metri, come la Polizia aveva cercato di fargli fare recependo le intenzioni della gente ma inspiegabilmente non vi è stata l'imposizione del funzionario che oltretutto non ha previsto che, seppure numerosi i suoi uomini, il cordone degli agenti sarebbe finito.
Alcuni cittadini, tra cui il sottoscritto, si sono comunque allontanati di un centinaio di metri dal punto in cui andava in scena questo triste episodio proprio per non avere condiviso l'operato della Polizia ed il rischio che stavano correndo i cittadini operesi, e non solo, a causa di questa leggerezza del funzionario preposto al comando.
dal sito carta.org 1 marzo 2007 parlano Laura e i musicisti
«Quello era un campo di musicisti. Io avevo paura quando uscivo da lì la sera, e non certo dei rom ma dei miei concittadini. Avevo paura di quelli che per anni ho incontrato in chiesa» racconta Laura, del Comitato «Festa dei popoli», che nel campo ha lavorato. Una sera di gennaio, la Banda degli ottoni ha chiesto di suonare nel campo. Racconta Igor, che della Banda fa parte e ha suonato in Chiapas, Bosnia, Israele e Palestina: «Per entrare senza passare per il presidio, siamo stati scortati dai vigili urbani dentro un varco nella rete cui si arrivava attraverso una stradina di campagna. Volevamo regalare un po’ di musica soprattutto ai bambini, e quasi subito hanno iniziato a suonare anche i rom». Ma la festa è durata poco: « Un po’ perché la polizia aveva fatto entrare noi a patto che la festa fosse ‘chiusa’ ai cittadini di Opera–spiega Igor–Un po’ perché dal presidio hanno iniziato a lanciare petardi, a fare rumore. Si sono messi con le fiaccole in mano lungo la rete che circondava il campo, urlavano. Un atteggiamento così violento non l’ho visto nemmeno da parte dei coloni israeliani nei Territori occupati».
da un esposto ai Carabinieri di Opera del 30 gennaio 2007 da parte di Ettore Fusco
Da organi di stampa nazionale apprendo di denuncia fatta verso ignoti da un gruppo di volontari che, stando alla fonte suddetta, avrebbero subito una aggressione da alcuni cittadini operesi non identificati che presidiano l’area circense.
L’aggressione subita dai volontari che uscivano dal campo nomadi dell’area circense di Via Marcora, dopo aver suonato per allietare la serata dei Rom, si sarebbe consumata in pochi minuti con un inseguimento da parte di cittadini del presidio (eppure vi erano decine di agenti di polizia e dei carabinieri) e con il danneggiamento delle auto in sosta dei volontari.
Da Punto e Linea, giornale locale vicino all’Amministrazione, apprendiamo invece che il gruppo di volontari ha pubblicato, sullo stesso, un resoconto della vicenda (probabilmente antecedente la denuncia ai carabinieri - se denuncia c’è stata) firmandosi “il gruppo coinvolto nei fatti e altri cittadini increduli”.
Sul giornale operese, numero di gennaio 2007, si cita: “La cosa che tuttavia risulta più indigesta è la constatazione di quanto poco le autorità abbiano saputo garantire la nostra incolumità e il rispetto della legalità, evitando solo per un soffio che qualcuno ci seguisse fino alle auto, certamente con intenzioni molto poco pacifiche”.
In questa giungla di verità si inserisce questo esposto che vuole essere solo la denuncia di due versioni discordanti rese da un gruppo di persone che si sono sentite vittime di un aggressione che, nel caso della denuncia ai carabinieri si è svolta in un certo modo, molto più grave di quanto realmente accaduto, con il danneggiamento delle auto delle presunte vittime stesse mentre nel loro resoconto al giornale (ripeto, probabilmente stilato antecedentemente alla denuncia, forse, strumentale e non fatta direttamente dai cittadini in questione) si dice chiaramente che non sono stati seguiti fino alle auto e quindi, evidentemente, nessun danno è stato provocato alle stesse.
Per quanto sopra esposto, mi rimetto alle autorità competenti affinché procedano a norma di legge nei confronti di eventuali colpevoli di reati che possano essere ravvisati dalla mia esposizione dei fatti e dalle relative, quanto necessarie, indagini che auspico siano svolte in merito.

14 GENNAIO 2007: LA PARROCCHIA PROTESTA PER LE MANCATE OFFERTE ALLA CHIESA

L'operese, il volantino del Gruppo Consiliare della Lega Nord, colpisce nel segno e dopo essersi ricavato uno spazio su alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera ed il Giorno, produce i suoi effetti.
Il Capogruppo leghista Ettore Fusco, sul giornalino uscito lunedì 8, invita i fedeli a non fare alcuna offerta alla chiesa di Don Renato avvisando anche chi si reca al Santuario di fare buon uso dei propri soldi poiché una parte dei denari, raccolti nella vecchia chiesa di Don Michele, diventano comunque bottino della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo.
Le persone che frequentano la chiesa principale diminuiscono notevolmente mentre il Santuario del vecchio parroco, al contrario, si affolla.
Diminuiscono soprattutto le offerte a seguito, evidentemente, dell'appello del presidiante che risponde in questo modo alle iniziative della curia operese.
Proprio per una questione di denaro, per la prima volta dall'inizio della vicenda, giunge in serata al presidio l'emissario di Don Renato, l'incolpevole Don Danilo che tutti ci siamo invece augurati non sia giunto di sua iniziativa ma sia stato invitato a farlo dal suo Parroco.
Il giovane prete cerca proprio Fusco ed ovviamente lo trova subito. Sembra che non sia piaciuto il volantino e, soprattutto, l'uso fattone dai quotidiani che ne hanno amplificato la portata.
Così intuiamo che l'effetto è stato devastante se finalmente qualcuno si è deciso di venire a sentire che si dice al presidio. Peccato però ricordarsi delle "pecore smarrite" solamente quando "il pastore" si accorge che in realtà si è smarrito proprio tutto "il gregge".
Nessun gregge significa niente lana, nessun gregge significa niente latte da mungere, niente di tutto questo significa fine dei profitti
Così il coraggioso prete si avventura in una discussione con il portavoce dei presidianti che non si tira indietro e ribadisce la valenza di quanto scritto sul volantino e sull'opportunità di protestare con uno sciopero delle offerte per fare smuovere anche la parrocchia.
In effetti la presenza del prete davanti al campo rom conferma la riuscita dell'operazione ma lo scopo di Don Danilo è quello di ottenere da Fusco una rettifica poiché "quando si dicono cose che non si conoscono si possono anche rischiare delle conseguenze".
Secondo Don Danilo infatti, oltre ad essere stata ingiusta la questione dell'astensione dal fare le offerte in chiesa, sarebbe falsa la notizia che la Parrocchia si prende anche i soldi dal Santuario.
La discussione finisce subito poiché il Fusco a voce alta invita chi si è sposato nel Santuario ad alzare la mano se ha dovuto fare offerte a Don Renato quando questi ha concesso il permesso di sposarsi nella chiesa vecchia. Vi è infatti una discreta levata di mani che induce il prete a cambiare argomento che, di sicuro, non convince Fusco a ritrattare alcuna accusa fatta sul suo volantino.
A questo punto trascorrono un paio d'ore in cui altri presidianti dialogano con l'inviato di Don Renato e cercano di spiegare le proprie ragioni travisate dal troppo interessato Parroco che li ha definiti nel migliore dei casi come "persone assatanate".
da L'OPERESE di gennaio del 2007
di Ettore Fusco
Dopo le belle parole del Parroco Don Renato, definito “parroco o padrone” di Opera persino sulle partecipazioni di un recente lutto, sembra che gli operesi (addirittura i bambini, recita il volantino diffuso ai parrocchiani) siano tutti assatanati, paragonati ad Erode (persecutore di bimbi mentre cercava Gesù) ad Hitler (persecutore di intere razze e dei disabili) al Ku Klux Klan (persecutore dei neri negli states). Non ci dilunghiamo sulla vergogna di chi ha impedito lo scambio del segno di pace, tra i fedeli, per il lutto che gli abbiamo causato non accogliendo a braccia aperte gli zingari, non ci accaniamo sulla sua predica e l’invito ad imparare proprio dagli zingari (cosa? boh!) neppure sulla decisione di portare in chiesa gente non cattolica per farli accogliere da chi non li ha voluti. Ci preme però fare notare che la festa, l’accoglienza, il pranzo ecc sono stati pagati con i soldi delle nostre offerte… sia nella sua chiesa che in quella del Grande Don Michele che deve rimettere al “padrone” di Opera le offerte ricevute al Santuario della Madonna dell’aiuto. A questo punto, per evitare che continui a fare del bene agli zingari con i nostri soldi - soldi di gente indemoniata, assatanata, ecc ecc… - invitiamo tutti i parrocchiani ad astenersi dalla carità alla chiesa operese, NON UN EURO A CHI ANTEPONE GLI ZINGARI E, FORSE, ALTRI INTERESSI A QUELLI DEI PARROCCHIANI DI OPERA.

13 GENNAIO 2007: 600 OPERESI PER DIRE NO CAMPO NOMADI

Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione dei presidianti per informare la cittadinanza si riuniscono al centro civico almeno 600 operesi e, dopo i comizi degli intervenuti, sfilano in corteo fino all'area circense dove molti altri presidianti aspettano senza cedere neppure un metro dell'avanposto guadagnato lottando contro il Sindaco Ramazzotti e le istituzioni.
La quantità di persone che viene all'appuntamento, fissato al centro civico in quanto l'amministrazione non da la possibilità ai cittadini di riunirsi liberamente nella sala del Teatro Eduardo, va oltre ogni più rosea aspettativa ed infatti, prima ancora delle 21 le forze dell'ordine non consentono più alla gente di assieparsi nel locale che può contenere un centinaio di persone.
Così si riempie di gente il largo Pietro Nenni e si parla ai cittadini in piazza.
Tantissimi sono gli operesi, altissimo il senso di appartenenza alla comunità che oggi, orgogliosamente, si ritrova per rivendicare il diritto fondamentale di un popolo: l'autodeterminazione ed il diritto all'autogoverno.
Il Sindaco Ramazzotti come ultima spiaggia nel tentativo di dissuadere qualcuno dal presentarsi alla manifestazione, con molti probabilmente ci sarà anche riuscito, dispensa simili moniti a chi esprime la propria contrarietà al campo: "Mi dispiace che alcune persone che stimo si facciano coinvolgere in un’operazione tutta politica, la cui regia è interamente nelle mani dei Consiglieri della Lega e di Alleanza Nazionale che stanno utilizzando la vicenda per finalità di propaganda politica che niente ha a che fare con le esigenze dei cittadini di Opera".
Ma i risultati del Sindaco Amaro sono scarsi... come il suo seguito in questa vicenda.
Perlomeno abbiamo una certezza: Ramazzotti non ci stima. E' l'alba di una nuova era.
COMUNICATO STAMPA DAI CITTADINI DEL PRESIDIO DI OPERA CONTRO IL CAMPO NOMADI.
Informiamo i media dell'esito della pubblica assemblea di Sabato 13 ad Opera:
Il Sindaco Alessandro Ramazzotti non si è presentato, nonostante avesse ricevuto il nostro invito protocollato, oltre che a lui, alla questura, al comando dei carabinieri ed alla polizia locale, in data 4 gennaio.
Al sollecito del 12 gennaio il Sindaco ha risposto che siamo strumentalizzati da qualche politico che si fa campagna elettorale; ci domandiamo come mai il Sindaco di Opera, politico dei DS, sia tanto disgustato dai politici, forse ne conosce più di noi? forse più da vicino? Il risultato della serata è stato positivo in quanto si sono radunate circa 600 persone che hanno partecipato al dibattito sfilando poi per le vie cittadine fino all'area circense sede del presidio.Ottima risposta della gente che preannuncia quella ancor più massiccia in programma per venerdì 19 sempre in via Emilia alle ore 21.00 con corteo fino all'area circense. In occasione di questo incontro potremo comunicare ai cittadini se le istituzioni avranno rispettato i patti informandoci sull'area LONTANA DA OPERA dove saranno sistemati i nomadi che stazionano sul nostro territorio.All'incontro di sabato hanno partecipato, come oratori, oltre ai rappresentanti naturali del presidio dei cittadini, Fusco Ettore, Pozzoli Pino e Zacchetti Ileana, l'Europarlamentare Mario Borghezio della Lega Nord, la Parlamentare Italiana Paola Frassinetti di AN ed il Consigliere Provinciale di AN Giovanni De Nicola.
Auspichiamo per il 19 l'intervento di altri rappresentanti delle istituzioni ed, in particolare, di quelli della sinistra che è completamente assente e di Forza Italia che non prende posizioni sulla vicenda.
Ovviamente ribadiamo che il Sindaco di Opera è stato invitato all'evento del 19 e che il preavviso di 15 giorni riteniamo sia sufficente a liberarsi da eventuali impegni considerato che lo si chiama a rapportarsi ai suoi amministrati, quelli che lo hanno eletto.
Per i Cittadini del Presidio Ettore Fusco

12 GENNAIO 2007: DOPO I MOLTI SOLLECITI FINALMENTE RAMAZZOTTI RISPONDE DECLINANDO L'INVITO ALL'INCONTRO CON I CITTADINI

Il Sindaco Ramazzotti accampa delle scuse per declinare l'invito di sabato 13 in occasione dell'assemblea pubblica al centro civico Pasolini. Intanto fervono i preparativi, i cittadini si stanno prodigando per stampare in proprio e distribuire migliaia di volantini che pubblicizzano l'evento. La macchina si è messa in moto ed all'incontro con i cittadini hanno già confermato la propria presenza alcuni esponenti di Lega Nord e Alleanza Nazionale. Tutti i rappresentanti dei cittadini sono stati invitati, dall'estrema destra all'estrema sinistra, di qualsiasi livello istituzionale che riguardi il nostro territorio. Comune, Provincia, Regione, Parlamento Italiano ed Europeo.
I due comunicati stampa con cui Ramazzotti si nega alla cittadinanza. La richiesta della sua presenza gli è giunta più di una settimana prima ed era già comprensiva dell'invito al secondo incontro in programma, la sera del 19 gennaio sempre al centro civico. Oltre quindici i giorni di preavviso per l'appuntamento del 19, data in cui la Prefettura comunicherà la nuova destinanzione dei rom che hanno promesso andranno via da Opera.
COMUNICATO N.1:
Opera (12 gennaio 2007) - All'assemblea organizzata domani dalla Lega Nord il Sindaco non parteciperà.
"Non temo il confronto - dice Alessandro Ramazzotti - tanto che fin dal Consiglio Comunale di giovedì 21 dicembre avevo chiesto ai capigruppo di aprire la seduta con una comunicazione alla città, ma proprio alcuni di loro mi hanno impedito di farlo. (mai letto niente di più falso infatti nel secondo comunicato, emesso a distanza di poche ore, sparisce questa pirlata smentibile dai Capigruppo Fusco, Padolecchia e Scaglione presenti alla riunione dei capigruppo. Se poi qualcuno gli avesse impedito di farlo allora perchè lo avrebbe fatto? Ramazzotti all'ingresso in aula apre infatti la seduta con una comunicazione alla città... da cui nasce il patatrak). Successivamente ho proposto la convocazione di un'assemblea pubblica, alla quale però devono necessariamente essere invitati amministratori pubblici di Milano e, tra questi, in particolare il vicesindaco Riccardo De Corato per far comprendere anche agli estremisti più esagitati che il progetto di Opera è assolutamente straordinario e può rappresentare un modello utile perchè le istituzioni e la politica dialoghino su un probema che, come ha suggerito lo stesso don Colmegna, va governato altrimenti se ne parde il controllo".
A tal proposito, dopo aver messo a disposizione dei cittadini un numero speciale del periodico comunale, il Sindaco ha chiesto ai suoi collaboratori di attivare tutte le forme di comunicazione necessarie per informare tempestivamente i cittadini preoccpati per l'insediamento rom sul territoripo operese.
Fra queste, oltre alle informazioni dirette, anche una sezione speciale sul sito comunale. "Intendiamo fornire ai cittadini - precisa il Sindaco - tutte le notizie che riguardano il campo rom. Le istituzioni stanno lavorando per arrivare all'appuntamento del 19 gennaio con una soluzione che permetta di smantellare nel più breve tempo possibile, e comunque entro il 31 marzo, l'insediamento di via Marcora. Accogliere l'invito provocatorio della Lega Nord e di Alleanza Nazionale non aiuta senz'altro il processo di corretta informazione che abbiamo attivato, ma rischia di alimentare inutilmente tensioni che hanno a che fare più con la propaganda che con la politica. Se avessimo preparato l'incontro insieme, sicuramente avrei dato la mia adesione, così come quella dei componenti della Giunta comunale".
Uffico stampa Comune di Opera
COMUNICATO N.2:
Opera (12 gennaio 2007) - All'assemblea voluta e organizzata dalla Lega Nord il sindaco non parteciperà.
"Quando si chiede l'intervento del Sindaco o di un assessore - spiega il primo cittadino di Opera, Alessandro Ramazzotti - si concordano tempi e modalità di partecipazione, verificandone anche la disponibilità. Nel caso dell'assemblea organizzata dal capogruppo della Lega Nord di Opera, ciò non è stato fatto, confermando il carattere strumentale dell'iniziativa. Credo sia utile - prosegue il Sindaco - un incontro con la città subito dopo il 19 gennaio, giorno in cui è previsto il vertice in Prefettura al fine di verificare le soluzioni individuate per il trasferimento del campo di prima accoglienza ospitato sul nostro territorio. Un'assemblea pubblica alla quale parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni milanesi. Nel frattempo, però, continueremo a mantenere informati i cittadini utilizzando tutti gli strumenti a disposizione". A tal proposito, è stata attivata una sezione del sito comunale, realizzato uno speciale sull'ultimo numero del periodico comunale, stampato un manifesto e organizzati diversi incontri con i rappresentanti dei cittadini. E' poi costante la comunicazione tramite e-mail o telefono con coloro che chiedono aggiornamenti sugli sviluppi della vicenda.
"Mi dispiace - conclude Alessandro Ramazzotti - che esponenti politici locali non siano in sintonia con gli stessi loro partiti che a Milano stanno lavorando per la buona riuscita del progetto di solidarietà e proseguano invece, una campagna forsennata e strumentale".
Ufficio stampa Comune di Opera
Un breve commento ai comunicati di Ramazzotti: partiamo dalla fine, "i politici locali non sono in sintonia con gli stessi loro partiti a Milano". La Lega Nord milanese è per gli sgomberi e non certo per lasciare alcuna baraccopoli in città. Credo Ramazzotti sappia chi è il Capogruppo meneghino del Carroccio, Matteo Salvini, e quindi potrebbe fare a meno di dire sciocchezze.
Per quanto riguarda Alleanza Nazionale, il Vicesindaco Riccardo De Corato è un assertore dello spostamento in provincia dei campi nomadi poiché Milano è al collasso e non potendo eliminare in proprio il problema pensa bene di spostarlo altrove. Ovviamente la sua posizione, non buonista e parassitaria, è condivisibile al punto tale che il suo collega di partito operese, Pino Pozzoli, propone che i rom se li tenga Milano oppure il Prefetto trovi un'altra soluzione. Non a Opera.
Per quanto riguarda poi la sua datrice di lavoro, il Sindaco milanese Letizia Moratti da cui dipende anche l'azienda AEM per cui Ramazzotti lavora, trovo ovvio che liberandosi di 70 rom, ed aprendo una nuova era di campi nomadi in provincia, sia al settimo cielo.
Del resto la Moratti è corsa all'appuntamento per festeggiare l'evento ballando con Ramazzotti e gli zingari all'oratorio di Don Renato, forse questo avrebbe dovuto far riflettere il nostro primo cittadino che dovrebbe sapere che difficilmente gli affari si fanno in due... e se la Moratti era tanto contenta forse non lo sarebbe dovuto essere lui.
Certamente non lo siamo noi cittadini di Opera.
Per quanto riguarda gli incontri pubblici Ramazzotti non accampi scuse legate alla tempistica, è stato avvisato con largo anticipo ed addirittura manca ancora una settimana al secondo incontro in programma di cui è già al corrente da dieci giorni.
Forse il Sindaco non ha capito l'importanza di relazionarsi con i propri cittadini oppure ne teme semplicemente la reazione. Probabilmente, nonostante l'ostentata sicurezza ed arroganza, ha molta paura per quello che la gente pensa di lui e dell'intera situazione. Del resto è stato lui a sputare veleno sui suoi concittadini e sui loro rappresentanti istituzionali.
Strano però... Ramazzotti infatti nel comunicato parla di "diversi incontri con i rappresentanti dei cittadini". Ma quali sono questi rappresentanti dei cittadini che incontra? come li rappresentano? qualcuno li ha eletti? Noi abbiamo il difetto di pensare che i rappresentanti dei cittadini siano quelli che il popolo elegge, quindi i consiglieri comunali. In alternativa, visto lo stato di emergenza culminata con la proclamazione di una guerra alle istituzioni, riconosciamo come rappresentanti dei cittadini quei presidianti più attivi che comunque sono anche loro all'oscuro di incontri con il Sindaco.
Allora Ramazzotti mente? Oppure a Opera è nata una nuova figura di rappresentante dei cittadini nominata dal Sindaco?
Sarebbe simpatico avere una risposta... ma non è che ci contiamo molto sul fatto che giunga.
A proposito del manifesto di cui parla Ramazzotti e che ha fatto pagare ai cittadini ed affiggere abusivamente su muri e cancelli: tante e tali infamie non le avevamo mai lette contro la popolazione operese.

11 GENNAIO 2007: FERVONO I PREPARATIVI DELLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL CAMPO IN PROGRAMMA SABATO 13

I Cittadini del Presidio hanno organizzato un incontro pubblico in Via Emilia, presso il centro civico Pasolini, al quale hanno invitato anche il Sindaco Ramazzotti al fine di spiegare alla cittadinanza per quali ragioni sono stati presi i provvedimenti che rivoluzionano un paese.
Ramazzotti è convinto di essere nel giusto ed i presidianti vogliono quindi che lo stesso abbia la possibilità di parlare con la gente, che certamente giungerà numerosa all'appuntamento, e che abbia la possibilità di ricucire lo strappo del 21 dicembre quando ingloriosamente decise di chiudere il Consiglio Comunale a causa della decisa contrarietà dei cittadini alle ragioni del primo cittadino.
Per Ramazzotti è un occasione importante per poter ascoltare la gente, la base di ogni democrazia è rappresentata dal Popolo ed i presidianti, il Consigliere Fusco in particolare in quanto organizzatore dell'evento, generosamente e disinteressatamente pensano che il Sindaco possa raccogliere l'invito ed incontrare la gente, quella vera e non i presunti operesi che gli diedero il via libera all'arrivo del campo.
Nel frattempo si aspetta una risposta da parte dell'amministrazione che, a due giorni dall'evento, ancora non ha risposto agli inviti.

10 GENNAIO 2007: L'ESTREMA SINISTRA STRUMENTALIZZA LA VICENDA DI OPERA PER GRIDARE AL RAZZISMO CONTRO INERMI CITTADINI

Il presidio prosegue ininterrotto e nella rete si trovano sempre più articoli che riguardano quanto accade nel nostro paese. Sul sito di radiohinterland è molto acceso un forum dove infiamma lo scambio di opinioni tra militanti dell'estrema sinistra e cittadini operesi che non vogliono il campo nomadi.
Tratto dal sito internet del Partito marxista leninista italiano
Senza che i governi centrale e locali facciano niente per evitarlo
I rom vivono come bestie
Spesso bruciano vivi nelle baraccopoli come è accaduto nel casertano e a Roma
Lega e AN mettono a fuoco un campo a Milano
Il 3 gennaio scorso a Orta di Atella, in provincia di Caserta, due giovani sposi di etnia rom, Cristina di 15 anni e Nicolae di 14 sono arsi vivi nella loro baracca, nel campo nomadi che ospita la piccola comunità rumena; venti baracche piazzate sotto i piloni dell'asse di supporto Nola-Villa Literno, al confine con l'area industriale di Pascarola di Caivano (Napoli), tra rifiuti e campagne, lontani dai centri abitati, senza luce e senza acqua. A causare la tragedia l'incendio divampato forse da una candela o da un mozzicone di sigaretta mal spento (al momento gli inquirenti escludono l'incendio doloso), una piccola miccia che ha bruciato il legno della casupola ricoperta di bitume per evitare le infiltrazioni di acqua. Non era ancora l'alba quando nell'accampamento si sono resi conto di quanto stava avvenendo, gli abitanti delle baracche limitrofe sono riusciti a mettersi in salvo, mentre tutta la comunità ha fatto quanto ha potuto per tentare di domare l'incendio. Hanno usato la poca acqua che avevano nei bidoni, le coperte, il terreno, ma invano. Quando sono arrivati i pompieri di Aversa e Afragola, per i due ragazzi non c'era più nulla da fare. Li hanno trovati carbonizzati, abbracciati nel loro letto.
Un mese prima, in analoghe situazioni, erano morti soffocati altri due giovanissimi rom, Sale di 17 e Ljuba 16 anni, sposati da un mese, per l'incendio provocato da una stufa in un campo nomadi alle porte di Roma. Mentre il 31 dicembre, per la stessa ragione, un vasto incendio ha distrutto quasi completamente il campo di via Triboniano alla periferia di Milano. E quando non ci sono gli incidenti a dare fuoco ai campi ci si mettono i razzisti, come è avvenuto il 23 dicembre scorso a Opera, comune a Sud di Milano, dove dietro la regia politica della Lega razzista e xenofoba e i fascisti di AN, si sono vissute scene da Ku Klux Klan. Almeno un centinaio di persone, armati di taniche di benzina, hanno dato fuoco a 7 tende e divelto le altre 6 che la protezione civile aveva approntato per ospitare una settantina di rom, 35 dei quali bambini, sgombrati da Milano una settimana prima da un terreno di proprietà di Ligresti, azionista di Rizzoli e Corriere della Sera. E poi, come guerrieri barbari dopo la battaglia hanno sparso i trofei bruciacchiati nella via principale della cittadina.Una vera e propria spedizione squadristica fascista e razzista, aizzata e preventivamente rivendicata, megafono alla mano, dai capogruppo della Lega Nord Ettore Fusco e quello di AN, Pino Pozzoli, durante la seduta del consiglio comunale interrotta da circa 400 "cittadini" vocianti e assatanati che sventolando le bandiere della Lega e di AN hanno subissato di improperi il sindaco diessino per la decisione di ospitare provvisoriamente il campo nomadi, al termine del quale si è staccata l'orda fascio-leghista partita per l'operazione "rogo". Ma ancor più grave è che tale odioso raid è avvenuto con il colpevole e tacito consenso delle istituzioni e delle "forze dell'ordine" che non hanno fatto nulla per fermare gli squadristi e ancor meno per punire i mandanti politici e gli esecutori. Il solo fatto che il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha minimizzato il rogo di Opera come "atti vandalici", dimostra che per il rappresentante del governo dar fuoco a un'intera tendopoli di "zingari" non è poi un reato tanto grave. Del resto del fatto che i rom vivono come bestie nessuno a livello istituzionale, non se ne fa carico né lo Stato, né il governo, né gli enti locali. Istituzioni e politicanti borghesi della destra e della "sinistra" di regime sono tanto solerti a lanciare fulmini e anatemi su rimozioni di crocifissi e accuse di antisemitismo se qualcuno brucia una bandiera israeliana quanto vergognosamente indifferenti alle disumane condizioni di vita cui vengono costrette queste minoranze etniche, e d'accordo con gli stereotipi e i pregidudizi ostili ai rom. Tant'è che se i loro campi bruciano, per incidente o dolo, con o senza vittime, al massimo sono tragici fatti di cronaca, su cui né Prodi né Napolitano ritengono di dover andare a dire sul posto qualcosa. Una colpevole e vigliacca indifferenza che è già costata all'Italia una accusa di "segregazione razziale" nei confronti dei popoli rom e sinti.
Un paese, come l'Italia, che costringe uomini donne e bambini a vivere in condizioni così pietose e drammatiche non può dirsi civile. E le responsabilità degli enti locali e centrali sono pesanti. Basta vedere come i comuni scelgono di localizzare i pochi e bruttissimi campi attrezzati in cui segregare i rom. Bisogna cercarli lungo le ferrovie, le tangenziali, i canali, le periferie più abbandonate, lontani dalle linee di trasporto, dai servizi, dai negozi, dalle scuole. Lontani dai luoghi della "gente per bene". Per non parlare dei campi spontanei, dove baracche costruite assemblando e riciclando i materiali più eterogenei si alternano a sgangherate roulotte su discariche a cielo aperto, senza luce, acqua e servizi igienici, tra ratti grandi come gatti. E che dire dei brutali e continui sgomberi notturni che sbattono gli "abusivi" da una discarica all'altra, come fece Rutelli da sindaco di Roma, che nel 2000 organizzò lo sgombero a manganellate di un campo di rom bosniaci in previsione del Giubileo?
Di fatto per i rom vige l'apartheid, condannati nella condizione di cittadini senza diritti di cittadinanza. Non solo per gli insediamenti. Anche se nessuna legge vieta loro di prendere i mezzi di trasporto, entrare nei negozi, andare a scuola, frequentare i servizi sanitari, gli zingari vengono guardati con diffidenza, fastidio, disprezzo. Ci sono medici di base che rifiutano l'iscrizione di rom o, come ripiego, fanno frequentare loro l'ambulatorio solo in determinati giorni. Non pochi sono i gruppi di genitori "benpensanti" (leggi, razzisti) che magari si riempiono la bocca dei valori cristiani e che hanno scioperato perché i rom non frequentassero le scuole dei loro rampolli. Se un rom cerca lavoro deve nascondere la propria appartenenza etnica, altrimenti il lavoro scompare d'incanto. È in questo clima putrescente che sono costretti a crescere i bimbi rom nel nostro paese, ed è questo clima che partorisce tassi di morbilità, di mortalità, di analfabetismo, di disoccupazione da terzo mondo e che non ha paragoni con il resto della popolazione. Eppure da parte delle istituzioni si continua a latitare, a nascondere, a giocare la tecnica dello "scarica barile" non assumendosi la responsabilità politica di fare chiarezza su questo popolo, sulla loro cultura e usi, e soprattutto sul motivo che li spingono a venire nel nostro paese, ossia la povertà e le "pulizie etniche" durante la guerra nella ex-Jugoslavia, e soprattutto, non facendosi carico di una politica di accoglienza degna di questo nome.I rom infatti non sono "molti, moltissimi", non dilagano e non ci invadono, come invece sobillano i politicanti reazionari e fascisti anche in questi giorni. Anzi sono pochi, pochissimi. Dati di alcuni anni fa, li stimavano in appena il due per mille della popolazione italiana, di cui 70/80 mila cittadini italiani e 20/30 mila cittadini stranieri, provenienti, per l'essenziale da varie parti della ex Jugoslavia. Quasi metà di questo piccolo popolo ha meno di 15 anni, meno del 3% supera i 60 anni, e i tassi di morbilità e mortalità sono alti fra gli adulti e altissimi tra i bambini, proprio a causa delle pessime condizioni di vita a cui sono costretti.
E se la destra fascista e xenofoba ha campo libero nel cavalcare, anche a livello elettorale, la caccia ai rom è perché la "sinistra" borghese glielo ha permesso e glielo continua a permettere. Fino ad ora il governo Prodi, che a parole dovrebbe essere aperto alle diversità, non ha dato nessun chiaro segnale di rottura con le politiche razziste e xenofobe del governo del neoduce Berlusconi. E l'indifferenza con cui sono stati accolti i gravi fatti di Roma, Caserta e Opera confermano questa tendenza. Per incidere realmente sulle attuali condizioni di vita di rom e sinti in Italia è fondamentale mettere al centro la questione dei diritti e della lotta alla discriminazione. Occorre mettere al centro del dibattito politico la battaglia per una giustizia sociale, per il diritto alla casa, al lavoro, alla salute, alla scuola, valida per tutti, cittadini italiani e immigrati, rom e sinti compresi.
10 gennaio 2007

9 GENNAIO 2007: LA VICENDA DEL ROM ESPULSO AGITA ANCORA LE ACQUE

I cittadini del Presidio aumentano e le proteste si fanno sempre più forti. Dovevano essere tutti onesti lavoratori che non avrebbero creato alcun problema al paese eppure, dopo due settimane di permanenza, gli operesi si sono già fatti un idea degli ospiti del campo.
Innanzitutto gli uomini non lavorano ma trascorrono il loro tempo a giocare al calcio sul pratone dell'area circense oppure ai videopoker nei bar del paese.
Molte donne al mattino vanno in città, a elemosinare dicono i maligni, certamente al loro ritorno portano sempre sacchi pieni di roba.
I presidianti segnalano appunto anche strani traffici con persone esterne al campo con le quali gli ospiti scambiano spesso pacchetti che lasciano in terra dietro una siepe.
La vicenda del pestaggio scuote gli animi poichè viene trattata oggi, due giorni dopo, sui giornali che danno enfasi all'accaduto ma nei termini diffusi da Comune e Casa della carità. Secondo la gente le cose non sono proprio andate come divulgato dai mass media ma, oramai abituati alle menzogne giornalistiche, quello che sempre più fa arrabbiare i cittadini è come il Sindaco Ramazzotti continui a giustificare ogni aspetto negativo del campo rom mentre, al contrario, continui a condannare con toni aspri l'atteggiamento dei suoi amministrati.
Intanto prosegue la raccolta di firme per chiederne le dimissioni. I presidianti fanno sapere di essere a circa duemila firme già raccolte al presidio.

la Repubblica 9 gennaio 2007 di ZITA DAZZI
Don Colmegna: chi sta qui ha firmato un patto, se lo trasgredisce se ne va
Sale la tensione intorno alla tendopoli
La donna (cinque giorni di prognosi) accolta con i bimbi in una comunità milanese
Espulso dal campo nomadi perché violento e ubriacone. Dopo aver colpito con un pugno e mandato all´ospedale la moglie Gina, 32 anni, madre dei suoi tre figli, il rom conosciuto alla tendopoli di Opera come Costantino, anche lui trentaduenne, è stato allontanato e diffidato dal farsi rivedere in zona. La donna, medicata e dimessa ieri dall´Humanitas con una prognosi di 5 giorni, è stata accolta con i bambini in una comunità milanese.A Opera, dopo questi fatti, il clima è teso. Soprattutto al presidio degli abitanti che protestano contro l´insediamento. Il numero di cittadini è aumentato e di nuovo la loro richiesta alle forze dell´ordine è per uno sgombero al più presto. Ma anche dentro al campo c´è tensione. Oggi sarà don Virginio Colmegna a spiegare in assemblea ai 70 rom della tendopoli il perché di un provvedimento così risoluto: «Chi sta in questo accampamento ha firmato un patto di legalità che lo impegna a non avere atteggiamenti violenti e a non bere alcolici. Chi trasgredisce viene allontanato, questi erano e sono i patti». Dello stesso parere l´assessore ai servizi sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli, che in questi giorni sta gestendo un´altra delicata partita, la lenta sistemazione del campo in via Triboniano. «Per gente che usa le mani contro le donne non c´è posto nelle nostre strutture», dice. E il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti, in prima linea per difendere l´operazione tendopoli nonostante le contestazioni dei suoi concittadini, aggiunge: «L´episodio non deve essere strumentalizzato dalla minoranza di centrodestra. Quel che è successo dimostra che il patto di legalità funziona».Intanto, dalla Regione, il consigliere Luciano Muhlbauer, di Rifondazione, denuncia: «Per accontentare la Lega la giunta vuole cambiare la legge sul territorio e vincolare la realizzazione di nuovi campi nomadi al parere di tutti i Comuni confinanti. Questo paralizzerà il tentativo di distribuire in piccoli gruppi i rom ammassati nel capoluogo». Gli replica l´assessore regionale al Territorio, il leghista Davide Boni, rivendicando «l´alto valore sociale e istituzionale delle modifiche che ho personalmente proposte affinché ogni Comune si prenda le sue responsabilità davanti ai cittadini». La modifica verrà discussa in commissione entro fine mese, poi, se approvata, andrà in aula. Prosegue, intanto, la bonifica di via Triboniano. I tecnici stanno cablando i container del Comune destinati ad accogliere i circa 500 romeni che abitano la favela.

8 GENNAIO 2007: ESCE L'OPERESE, INFORMATORE DEL GRUPPO CONSILIARE DELLA LEGA NORD

L’OPERESE
A cura del Gruppo Consiliare della Lega Nord Padania di Opera – Gennaio 2007


L’ARROGANZA DEI POTENTI
Il Sindaco Alessandro Ramazzotti ha deciso di regalare un area della nostra Opera al “Partito dell’illegalità” rappresentato da quelle istituzioni ed associazioni che vivono, come parassiti, di finanziamenti, contributi e falsa carità. Non è una novità che le amministrazioni foraggino questo partito trasversale; è troppo irritante, però, quando ciò avviene in modo tanto prepotente e, soprattutto, attraverso l’insediamento di un campo nomadi all’ingresso di un paese. Un campo nomadi ad Opera, la legittimazione di una situazione di illegalità totale attraverso un atto diretto del Sindaco. L’illegalità che trionfa sull’inerme cittadino trattato come un somaro che deve lavorare e pagare le tasse, e basta! Opera ha detto NO! Al campo nomadi! Al Sindaco! Al prete! A tutti coloro che hanno scelto di non stare con i cittadini ma con gli zingari ed i loro aguzzini! Le istituzioni invece cosa fanno? E la chiesa? Organizzano feste, comitati di benvenuto, conferenze stampa… e tutto a spese nostre! Parleremo moltissimo di quante infamie sono state perpetrate nei confronti di chi si è opposto al campo nomadi, del nostro consigliere comunale Ettore Fusco ma anche nei confronti di tutti gli operesi apostrofati in ogni modo da stampa e televisioni… ne parleremo, molto.

PRESIDIO FISSO AREA CIRCENSE Se molliamo noi, ne arrivano a centinaia, come in ogni campo nomadi provvisorio che esiste in Italia!

ERRORI, ORRORI E INTEGRAZIONE
Molti errori sono stati commessi dalla giunta operese in queste settimane, primo fra tutti quello di non considerare, nascondendosi dietro le parole "solidarietà e integrazione", il fatto che i rom sono un popolo che rifiuta, a priori, di integrarsi ed entrare a far parte della nostra società. Non hanno, inoltre, considerato che sono persone cui pare manchi tutto per poter vivere dignitosamente eppure, ciò nonostante, cellulari costosi ed abiti griffati non mancano. Il nostro Sindaco avrebbe dovuto, anche, preoccuparsi dei rischi che ci possono essere a seguito dell'insediamento di un campo rom a pochi metri dalle nostre abitazioni e, soprattutto, avvisare la cittadinanza di ciò che voleva fare senza accampare la scusa di non averne avuto il tempo.
Del resto, in questi giorni, abbiamo notato i manifesti del comune affissi a tempo di record che addirittura anticipavano le decisioni in seguito prese al tavolo con il prefetto. F. Dalcerri


Dopo le belle parole del Parroco Don Renato, definito “parroco o padrone” di Opera persino sulle partecipazioni di un recente lutto, sembra che gli operesi (addirittura i bambini, recita il volantino diffuso ai parrocchiani) siano tutti assatanati, paragonati ad Erode (persecutore di bimbi mentre cercava Gesù) ad Hitler (persecutore di intere razze e dei disabili) al Ku Klux Klan (persecutore dei neri negli states). Non ci dilunghiamo sulla vergogna di chi ha impedito lo scambio del segno di pace, tra i fedeli, per il lutto che gli abbiamo causato non accogliendo a braccia aperte gli zingari, non ci accaniamo sulla sua predica e l’invito ad imparare proprio dagli zingari (cosa? boh!) neppure sulla decisione di portare in chiesa gente non cattolica per farli accogliere da chi non li ha voluti. Ci preme però fare notare che la festa, l’accoglienza, il pranzo ecc sono stati pagati con i soldi delle nostre offerte… sia nella sua chiesa che in quella del Grande Don Michele che deve rimettere al “padrone” di Opera le offerte ricevute al Santuario della Madonna dell’aiuto. A questo punto, per evitare che continui a fare del bene agli zingari con i nostri soldi - soldi di gente indemoniata, assatanata, ecc ecc… - invitiamo tutti i parrocchiani ad astenersi dalla carità alla chiesa operese, NON UN EURO A CHI ANTEPONE GLI ZINGARI E, FORSE, ALTRI INTERESSI A QUELLI DEI PARROCCHIANI DI OPERA.


QUANDO ASSESSORE NON FA RIMA CON SIGNORE
BRUTTA LA REAZIONE ALLA CONTESTAZIONE CITTADINA

Proprio la nutrita truppa di operesi che manifestavano lungo la Valtidone ha potuto assistere ad un gestaccio dell’Assessore all’educazione (ironia della sorte) Riccardo Borghi che, in preda a crisi di nervosismo isterico, ha manifestato la propria soddisfazione per quanto accadeva con il gesto dell’ombrello rivolto ai suoi concittadini. Purtroppo, per lui, moltissimi lo hanno visto: cittadini, poliziotti e persino il vice questore che, in quel momento, era lì a cercare di convincere i “rivoltosi” della breve permanenza ad Opera del campo nomadi. Peccato per il lungo Assessore considerato, da molti, il futuro candidato alla sostituzione dell’attuale Sindaco Ramazzotti, peccato per la magra figura di cui dovrà rendere conto ai suoi concittadini in occasione di ogni evento pubblico cui vorrà ancora partecipare, peccato soprattutto che “in quel posto” non lo abbiamo preso solo noi manifestanti ma l’intera cittadinanza e, soprattutto, lui.

SABATO 13 GENNAIO 2007 ORE 21.00
VENERDì 19 GENNAIO 2007 ORE 21.00
“QUELLI DEL PRESIDIO”
ORGANIZZANO DUE INCONTRI CON I CITTADINI OPERESI PER AGGIORNARLI SULLA VICENDA CAMPO NOMADI. AGLI INCONTRI SONO INVITATI IL SINDACO E LA SUA GIUNTA MA, NON POTENDONE GARANTIRE LA PRESENZA, DECLINIAMO OGNI RESPONSABILITà IN CASO DI ASSENZA DEGLI STESSI. AVVISIAMO INOLTRE CHE LA SALA OSPITA UN MASSIMO DI 100 PERSONE E CHE MOLTI INTERESSATI NON VI POTRANNO ACCEDERE. AUSPICHIAMO UN INTERVENTO DEL SINDACO AFFINCHè, PER OVVIARE AL PROBLEMA, POSSA METTERE A DISPOSIZIONE LA SALA DEL CINEMA PER DEI CONSIGLI COMUNALI APERTI


NONOSTANTE LE CENSURE DEL SINDACO ALLEANZA NAZIONALE E’ CON GLI OPERESI
I cittadini ormai sanno chi si è battuto per il proprio paese e chi ha difeso ad oltranza le proprie risibili ragioni sull’insediamento del campo nomadi. Alleanza Nazionale, con la Lega Nord, è rimasta insieme ai cittadini giorno e notte al presidio davanti all’area circense. Abbiamo visto sfilare più di 2.000 persone di ogni credo politico da sinistra a destra e sul nostro conto ne abbiamo sentite di cotte e di crude. “Ringraziamo” di tanta pubblicità che se fosse vera ci vedrebbe come primo partito sul territorio, ma allo stesso tempo ci rammarichiamo degli atteggiamenti incomprensibili del Sindaco e di tutta la giunta. Rifiutare la presenza dei consiglieri comunali di opposizione davanti al prefetto e nella trasmissione televisiva in prima serata a TeleLombardia, è stata solo la conferma di quanto Ramazzotti abbia a cuore la parola DEMOCRAZIA (ma l’imposizione del campo nomadi già non lasciava dubbi a riguardo). Il risultato, nonostante gli innumerevoli sforzi del nostro primo cittadino, è stato comunque evidente. Le magre figure e le mancate risposte che tutti attendevamo sono state ribadite in diretta televisiva dove non c’erano quei 1.000 “facinorosi” a contestarlo come il 21 Dicembre scorso in Consiglio Comunale.
In qualità di RAPPRESENTANTI DELLA CITTADINANZA ci sentiamo quindi in diritto ed in dovere di chiedere a gran voce le immediate dimissioni del Sindaco e della Giunta Comunale.
Il Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale Pino Pozzoli


FAX: 178220942 E-MAIL: gruppoconsiliarelega@tiscali.it legaopera@tiscalinet.it
Responsabile: Consigliere Ettore Fusco - stampato in proprio - TIR. 4000 copie

7 GENNAIO 2007: PRIMA VIOLAZIONE ECLATANTE DEL PATTO DI LEGALITA'

LA LETTERA DEI CITTADINI:
Al Prefetto di Milano
Al Sindaco di Opera
Alla Provincia di Milano
Alla Caserma dei Carabinieri di Opera
Alla Questura di Milano

Opera, 7 gennaio 2007
PREMESSO CHE:
alle ore 19.30 di oggi, una donna rom è uscita frettolosamente dal campo nomadi, dirigendosi verso la rotonda, per incontrarsi con un’altra donna che l’attendeva dietro alla siepe .
Su segnalazione dei cittadini del presidio , si sono informate le forze dell’ordine di quanto stava accadendo, che hanno inseguito la stessa ed è stata successivamente riaccompagnata al campo, senza però fermare la seconda .
Dopo qualche minuto si sono sentite delle grida femminili e poco dopo è sopraggiunta un’ambulanza e la rom è stata portata con sirene spiegate (quindi con codice rosso) al pronto soccorso.
Successivamente, le forze dell’ordine sono aumentate e sono arrivati anche dei rappresentanti della Casa della Carità.
Abbiamo constatato tramite Croce Rossa e le forze dell’ordine che la donna ha subito una violenta aggressione. Considerato che i capi famiglia rom hanno firmato il Patto di Socialità e di Legalità in cui il punto 3 cita :
- Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a liti e violenze.
CHIEDIAMO QUANTO SEGUE:
1- perché non sono state fermate entrambe le donne ?
2- perché la donna fermata non è stata portata in caserma per gli accertamenti del caso ?

Chiediamo inoltre di avere notizie certe sull’accaduto e se, venuto meno il Patto sopra citato le Istituzioni garantiranno ai cittadini il rispetto dello stesso.
In rappresentanza dei cittadini del presidio:
Cristina Toniatti
Ileana Zacchetti
Ettore Fusco
Alberto Pozzoli
Antonio Buono
LA RISPOSTA DEL SINDACO RAMAZZOTTI:
Opera (8 gennaio 2007) - "L'episodio avvenuto ieri è gravissimo, però il fatto che l'uomo verrà allontanato dal campo è la conferma che il patto di legalità, alla sua prima verifica, funziona". Il Sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti commenta così l'episodio avvenuto ieri sera al campo rom di Via Marcora, dove un uomo ubriaco ha pestato la moglie, perchè chiedeva al marito di smetere di bere. Sul posto è immediatamente intervenuto don Virginio Colmegna che ha accompagnato la donna all'ospedale humanitas di Rozzano. Madre di tre bambini, non tornerà più al campo di prima accoglienza di Opera, ma sarà ospitata con i suoi piccoli alla casa delle carità di Milano.
"Peccato - dice ancora il Sindaco - che esponenti della minoranza di centrodestra non abbiano perso occasione di alimentare la campagna di propaganda contro la comunità rom, per la quale la città ha invece dimostrato, anche durante la festa del Natale ortodosso, la voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità".
Ed è proprio perché è stato violato il "Patto di socialità e di legalità con gli abitanti del campo di Opera" che l'uomo che si è reso protagonista dell'aggressione alla moglie verrà allontanato. Non è stato rispettato, nello specifico, il seguente punto: "Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a litigi e violenze (ubriachezza...)".
E alla fine del documento si legge: "So che se trasgredisco anche una sola di queste regole che ho accettato, verrò immediatamente allontanato con tutta la mia famiglia dal campo". Detto e Fatto.
Ufficio stampa Comune di Opera
IL VOLANTINO DIFFUSO DAI PRESIDIANTI CHE HANNO ASSISTITO:
IN DATA 7 GENNAIO 2007, ALLE ORE 19 CIRCA, PRESSO L’ACCAMPAMENTO NOMADI ALL’INTERNO DELL’AREA CIRCENSE, SI E' VERIFICATO UN INQUIETANTE INCIDENTE:
I PRESIDIANTI HANNO NOTATO UNA DONNA ROM ALLONTANARSI DAL CAMPO PER ANDARE AD INCONTRARE UN’ALTRA DONNA CHE L’ATTENDEVA DIETRO UNA SIEPE.
INFORMATI I CARABINIERI PRESENTI SUL POSTO LA DONNA è STATA FERMATA MENTRE L’ALTRA HA COMINCIATO A CORRERE DILEGUANDOSI FRETTOLOSAMENTE.
L’UNICA DONNA FERMATA E' STATA RIACCOMPAGNATA AL CAMPO DALLE FORZE DELL’ORDINE.
DOPO POCHI MINUTI SI SONO UDITE URLA DI DONNA ED IN BREVISSIMO TEMPO E' GIUNTA SUL POSTO L’AUTOAMBULANZA CHE HA TRASPORTATO LA DONNA AL PRONTO SOCCORSO A SIRENE SPIEGATE.
SI E' POI APPRESO CHE LA DONNA E' STATA PERCOSSA DA ALTRE PERSONE DEL CAMPO, PRESUMIBILMENTE IL MARITO, PER RAGIONI NON ANCORA CERTE.
AI PRESIDIANTI E' STATO COMUNICATO CHE VI E' STATA UNA SEMPLICE LITE FAMILIARE.
CERTAMENTE NON VI E' STATO PROVVEDIMENTO ALCUNO PER IL PRESUNTO TRAFFICO LOSCO CHE LA DONNA SVOLGEVA CON LA SUA COMPLICE FUGGITA NE', TANTOMENO, LA STESSA E' STATA TRADOTTA IN CASERMA PER ACCERTAMENTI COME SAREBBE CAPITATO AD UN CITTADINO OPERESE.
DI QUANTO ACCADUTO ABBIAMO INFORMATO LE AUTORITA', LA STAMPA E VOI CITTADINI.
AUSPICHIAMO UN INTERVENTO IMMEDIATO FINALIZZATO AL RIPRISTINO DELLA LEGALITA' SUL NOSTRO TERRITORIO.
NON ACCETTIAMO COMPORTAMENTI ILLEGITTIMI DA PARTE DI OSPITI NON DESIDERATI CHE SENZA ALCUN DIRITTO OCCUPANO UN AREA DEL NOSTRO PAESE.
DAL PRESIDIO FISSO DELL’AREA CIRCENSE nocamponomadi@libero.it

OPERA, FUORI UNO: ALLONTANATO IL PRIMO ROM UBRIACO
HA PICCHIATO LA MOGLIE
Da La Padania del 9 gennaio 2007 di ALESSANDRO MORELLI
Un urlo nel tranquillo pomeriggio del presidio operese. Un’ambulanza corre a sirene spiegate e una donna rom, malmenata dal marito, finisce all’ospedale. Questa è la brava gente che il sindaco di Opera e Don Colmegna hanno voluto portare nella cittadina. Quelli che non più di 20 giorni fa hanno firmato una carta in cui dicono che saranno bravi, irreprensibili, quelli che sanno di avere gli occhi di una città (e non solo) addosso e se ne fregano. Questa è la realtà che Il sindaco Ramazzotti si è portato in casa, anzi, per essere precisi sotto le case dei suoi concittadini. La soluzione? Spedire a casa il rom violento (che allora una casa da qualche parte la deve pur avere).«L’episodio avvenuto ieri è gravissimo - ha affermato il primo cittadino operese -, però il fatto che l’uomo verrà allontanato dal campo è la conferma che il patto di legalità, alla sua prima verifica, funziona»: il sindaco, Alessandro Ramazzotti commenta così l’episodio avvenuto domenica sera al campo Rom di via Marcorca, dove un uomo ubriaco ha pestato la moglie, perché chiedeva al marito di smettere di bere. Sul posto è immediatamente intervenuto don Virginio Colmegna che ha accompagnato la donna all’ospedale Humanitas di Rozzano. Madre di tre bambini, non tornerà più al campo di prima accoglienza di Opera, ma sarà ospitata con i suoi piccoli alla Casa della Carità di Milano. «Peccato - dice ancora il Sindaco - che esponenti della minoranza di centrodestra non abbiano perso occasione di alimentare la campagna di propaganda contro la comunità Rom, per la quale la città ha invece dimostrato, anche durante la festa del Natale ortodosso, la voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità» Proprio perché è stato violato il “Patto di socialità e di legalità con gli abitanti del campo di Opera”, ricorda il sindaco, l’uomo che si è reso protagonista dell’aggressione alle moglie verrà allontanato. Non è stato rispettato, nello specifico, il seguente punto: “Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a litigi e violenze (ubriachezza...)”. Alla fine del documento si legge: “So che se trasgredisco anche una sola di queste regole che ho accettato, verrò immediatamente allontanato con tutta la mia famiglia dal campo”. Dura la reazione della Lega con il suo segretario provinciale, Marco Rondini: «Sono bastati pochi giorni per vedere in azione la brava gente del campo nomadi, cosa che per altro tutti ci aspettavamo. Il sindaco continua ad arrampicarsi sugli specchi cercando di far valere l’importanza di un patto per la legalità assurdo e attaccando l’opposizione su un fatto gravissimo che è avvenuto a poca distanza dalle decine di persone presenti al presidio contro il campo». E proprio su questo tema rilancia il consigliere comunale leghista Ettore Fusco: «Noi, a differenza di Ramazzotti, eravamo presenti e ci siamo limitati a riportare i fatti. Piuttosto che a scaricare colpe su altri, esca dal “Palazzo” e faccia un giro per la città per rendersi conto di quanti “nuovi” zingari girano per le nostre strade». Ma di bugie Fusco ormai si è abituato, primo tra tutti «il giornale del Comune che aveva annunciato un Consiglio Comunale sul tema, mentre all’ordine del giorno di campo nomadi non c’era neppure l’ombra. Tutta carta per gli avvocati come nel caso di notizie false riguardanti gli onesti cittadini operesi sparate sui quotidiani».Le polemiche rimbalzano anche alla Regione, dove il comunista Luciano Muhlbauer definisce una “bomba a orologeria” la proposta di modifica della legge sul governo del territorio avanzata dalla giunta lombarda lo scorso 13 dicembre riguardo ai rom e fortemente voluta dalla Lega Nord. La giunta vuole introdurre per legge “il principio del consenso dei comuni limitrofi all’insediamento di campi di sosta o di transito dei nomadi, da acquisire sin dalla stesura del documento di piano”. In questo modo, secondo il Prc, il centrodestra «abusa dello strumento urbanistico per accontentare la demagogia xenofoba di Lega e An. Accadde già nella primavera scorsa, in occasione di un’altra modifica della legge 12, quando fu surrettiziamente introdotta una norma anti-moschee, peraltro palesemente illegittima sotto il profilo costituzionale. Ma questa volta la strumentalizzazione politica supera ogni limite di decenza». A Rifondazione risponde il consigliere leghista Fabrizio Cecchetti: «Forse Muhlbauer non si accorge che la decenza viene superata ogni giorno quando dei nostri concittadini finiscono vittime della delinquenza o anche solo quando devono andare a pagare tasse o fare richieste edilizie. I rom possono costruire ciò che credono ma se un lombardo non rispetta leggi e leggine diviene un “delinquente” in piena regola. Bene ha fatto l’assessore Boni a portare avanti questa proposta e la Lega continuerà su ogni fronte, compreso appunto quello urbanistico, per togliere prerogative concesse in maniera assurda a stranieri e severamente vietate ai lombardi».
INTANTO AL PRESIDIO: erano le 20 circa quando i presidianti al campo hanno assistito al fatto come descritto nel volantino ed hanno sollecitato l'intervento delle forze dell'ordine.
Una volta riportata al campo la donna, che non è fuggita dai militari, i suoi connazionali o solo il marito hanno provveduto a fare giustizia. Le urla disumane della donna "si sentivano sin dal Santuario della Madonna dell'Aiuto" come ha testimoniato un ragazzo che giungeva al campo a piedi ed i carabinieri sono entrati nel campo, con sommo stupore dei rom abituati a vivere in zone franche, dove le forze dell'ordine non mettono piede neppure davanti a evidenti violazioni di legge.
A portare via la donna è stata un'ambulanza e solo successivamente sono arrivati Don Colmegna ed i suoi aiutanti.
Quello che lascia perplessi è la pervicacia con cui Ramazzotti continua a distorcere fatti cercando di dare un'immagine del campo diversa da quella reale giungendo persino a demonizzare i suoi amministrati ed a mettere in dubbio le parole dei suoi elettori.
Persino sulla festa del Natale ortodosso giunge a citarla a dimostrazione di una presunta "voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità" che secondo lui avrebbe pervaso gli operesi.
Eppure non c'era nessuno se non i quattro volontari che si recano al campo tutti i giorni e che si sospetta siano pagati dal comune.
Ma Ramazzotti ha già varcato il limite della decenza da tempo e nulla più sorprende gli operesi che oramai pensano sia uscito di senno per l'accaduto.
Del resto Ramazzotti vive scortato e con gli agenti sempre sotto casa sua... non si deve sentire troppo al sicuro, strano per un Sindaco che mostra tanta spavalderia e padronanza delle volontà dei suoi amministrati.

6 GENNAIO 2007: I ROM PRANZANO ALL'ORATORIO.

I rom festeggiano l'epifania con un pranzo offertogli dalla curia all'oratorio. Insieme a loro Don Virginio Colmegna ed alcuni suoi collaboratori oltre a persone di un altro oratorio, non quello operese, per fare l'ennesimo atto di propaganda buonista cercando di spacciare per operesi quelli che in realtà non lo sono.
Alla sera la "grande festa di Natale al campo rom" promossa dal Sindaco Ramazzotti non la si vede, forse entrano le solite due, tre persone per fare chissà cosa ma di festa non se ne vede l'ombra.
Invece al presidio riscuote un successone la goliardica "festa della befana" con tanto di signore vestite da befana, salamelle e vin brulè per tutti.
Molti operesi stanno riscoprendo quello che Ramazzotti e le istituzioni contavano non fosse più nel dna dei lombardi: il senso di appartenenza alla comunità.
La serata di festa porta tanti cittadini e molti più agenti del solito al presidio ma oramai la presenza di Carabinieri e Polizia è vista dai cittadini come una garanzia di sicurezza. Con loro si socializza e gli agenti della digos lavorano indisturbati infiltrandosi tra i cittadini che non diffidano di nessuno, tanto qui sono tutti con la coscienza a posto.
I numerosi accampamenti che si stanno formando intorno al paese, tra Locate, Pieve e Siziano sono stati tutti immediatamente sgomberati. Erano rom in attesa di trasferirsi a Opera non appena si sarebbero calmate le acque. Di giorno le ricognizioni in paese e di sera a dormire nei loro campi provvisori.
Ma qui non sembra proprio che le acque si possano calmare e la presenza di tanti rom in paese rischiava di innescare una miccia esplosiva cui la Prefettura ha posto fine allontanando tutti i nomadi arrivati in zona.

5 GENNAIO 2007: COMUNE E PRESIDIO, SI ORGANIZZANO LE FESTE

Il Sindaco Ramazzotti ha preannunciato festa grande a Opera il 6 gennaio in occasione del Natale ortodosso festeggiato dai rom e, per non sembrare poco sensibili alle feste, anche i presidianti hanno deciso di organizzare una serata di svago ma non razzista e discriminatoria come quella del Sindaco Ramazzotti che proclama festa grande all'interno di un campo rom dove non vi è libero accesso agli operesi.
I presidianti organizzano infatti, sempre per la serata del 6 gennaio, la festa della befana pubblicizzandola in paese e preannunciando salamelle e vin brulé.
Il presidio è sempre più numeroso e composto da gente di tutte le età, di entrambi i sessi e di varie estrazioni sociali e culturali.
Ci sono molti ragazzi, anche bambini, che hanno trascorso la vacanza invernale con i genitori e gli amici al presidio. Domani per loro sarà l'ultimo giorno di vacanza, poi il ritorno a scuola.
Il timore dei presidianti è quello che diminuisca la partecipazione a causa della ripresa delle attività lavorative e delle scuole. Anche il freddo non aiuta certo a resistere davanti alle organizzatissime forze dell'ordine che oltre a scaldarsi vicino ai bidoni con il fuoco mantengono accesi i motori dei loro mezzi per tutta la notte.
Intanto si prevede una forte affluenza per la festa della befana, alla faccia di chi non ha mai festeggiato il Natale Cristiano con gli operesi ed oggi decreta festa grande per il Natale degli Ortodossi.
Gli operesi sono sempre più indignati.

4 GENNAIO 2007: I GIOSTRAI SUL PIEDE DI GUERRA

Per l'ennesimo anno si prospetta vita dura per i giostrai che ad ogni carnevale vengono ad occupare l'area loro destinata all'ingresso del paese.
Non è infatti la prima volta che devono fare battaglie a suon di carte bollate per ottenere il rispetto del proprio diritto al lavoro. Questa volta però il Vice Sindaco Liguori, Assessore al Commercio, ha una scusa migliore di quelle degli anni precedenti, questa volta è in una botte di ferro: "dopo l'installazione del campo di prima accoglienza allestito per una settantina di rom... non è disponibile l'area circense".
Ma il Vice Sindaco auspica comunque una soluzione, magari dislocando le giostre in diverse parti del territorio come già fece fare una volta causando grossi danni ai giostrai, oppure rivolgendosi ad operatori privati. Intanto nega l'area accanto al Polifunzionale, sede storica delle giostre prima dell'avvento dell'area circense, in quanto la vicinanza alla biblioteca sarebbe "incompatibile con la necessaria tranquillità richiesta da chi deve studiare o consultare libri".
E' incredibile ma a Opera sono anni che i giostrai, con l'aiuto del Consigliere della Lega Ettore Fusco, devono lottare per ottenere un proprio diritto.
Ogni anno, da quando Tonino Liguori è in Giunta, vi è una buona scusa per tentare di dissuadere i giostrai dal venire a Opera.
Solo in un paio di occasioni sono riusciti a farli piazzare altrove causando gravi danni agli esercenti e privando i cittadini di un evento che aspettano un intero anno per il tradizionale appuntamento carnevalesco con le giostre.
Solitamente la scusa è quella del cantiere della Croce Rossa che sta per partire.
Pretesto sempre smentito dalla Croce Rossa stessa ma solo dopo le peripezie e le carte bollate dei giostrai che devono preoccuparsi di contattare mezza lombardia per dimostrare che nessuno inizia alcun lavoro in quell'area.
Il bello è che l'area circense, come dice il nome, spetta di diritto ai giostrai ed ai circensi.
Una legge infatti ha previsto la delimitazione di quell'area e ne ha finanziato la realizzazione.
La Prefettura quindi dovrebbe tutelare i giostrai che invece sono invisi all'amministrazione operese. Loro stessi riferiscono di essere stati definiti, in passato, da un amministratore operese "zingari poco graditi ai cittadini poichè nel periodo della loro permanenza in paese aumentano i furti".
Forse il problema è che il luna park è troppo vicino alla casa proprio di chi deve autorizzarli, oppure il problema è davvero legato alla sicurezza.
Ma allora perché concedere oggi l'area ad un campo rom che gli operesi hanno dimostrato di non volere e da cui non esce quasi nessuno in orario utile per andare a lavorare mentre si è sempre cercato di non assegnarla ai giostrai in quanto considerati zingari?
Perchè ai rom di Don Colmegna si ed ai lavoratori giostrai no?
E' un problema di sicurezza oppure di interessi?
Continuando a porci queste domande raccogliamo per l'ennesimo anno la protesta degli amici giostrai, che non sono zingari come dispregiativamente considerati e definiti in un recente passato da qualche amministratore, e con loro ci batteremo per consentire ad una ventina di famiglie, tra cui una storica operese, di portare a casa il proprio salario.
Intanto il presidio continua...

3 GENNAIO 2007: BORGHI: "L'INTENZIONE E' DI INTEGRARLI".

Oramai a pieno regime i presidianti hanno montato anche loro una tenda, che di giorno in giorno diviene sempre più robusta e protetta, per tenere al riparo dalle intemperie i viveri ed il televisore che accompagna il turno dei nottambuli e permette di assistere agli oramai numerosi dibattiti TV sulla questione nomadi. Opera ha aperto una strada nuova.
I bidoni per il fuoco sono diventati quattro di cui due in uso esclusivo alle forze dell'ordine che utilizzano gli stessi, e la legna fornita dai cittadini, per resistere alle gelide temperature. Fa molto freddo e la solidarietà, oltre alla generosità, è una caratteristica degli abitanti di questo vecchio paese a vocazione agricola che sorge alle porte di Milano nell'area una volta considerata il granaio del capoluogo lombardo.
A Opera sorge l'antica Abbazia di Mirasole, da cui la Provincia di Milano ha ricavato il suo logo con il sole al centro, e gli operesi sono storicamente dei gran lavoratori maestri nell'impiego delle marcite per la coltivazione della propria terra. Ancora oggi l'agricoltura locale si basa sulla coltivazione di granturco e riso.
La nebbia, altra caratteristica locale, attanaglia presidianti e forze dell'ordine penetrando fino alle ossa e rendendo ancor più eroica la resistenza dei manifestanti che anziché diminuire aumentano con il passare dei giorni.
Intanto in Comune, seduti comodamente in locali scaldati a spese di quegli stessi cittadini che gelano al presidio per volontà degli stessi amministratori comunali, il Sindaco Alessandro Ramazzotti il suo vice Tonino Liguori e gli assessori Riccardo Borghi e Matteo Armelloni lavorano esclusivamente per i rom.
In una riunione con alcuni giovani estremisti di sinistra, gli unici a guadagnare qualcosa da queste situazioni, viene promossa giornata festiva quella del Natale ortodosso.
"Sabato 6 gennaio sarà grande festa a Opera, al campo Rom... L'Epifana, infatti, è per gli ortodossi la vigilia di Natale, che ricorre il 7 gennaio, nove mesi dopo l'Annunciazione". Così recita il comunicato stampa del Sindaco dopo l'incontro con i rappresentanti della "Festa dei Popoli", i famosi volontari.
Così Ramazzotti, un comunista, dopo aver messo da parte le tradizionali contrapposizioni tra Peppone e Don Camillo, avendo trovato un Don Renato più comunista dello stesso primo cittadino, adesso festeggerà addirittura il Natale ortodosso, quello dei rom, alla faccia degli operesi che di illegalità non ne vogliono sapere.
Ma il processo di integrazione è partito e l'incarico dato alla Festa dei Popoli ne è la dimostrazione. L'Assessore ai Servizi Sociali Matteo Armelloni, di rifondazione comunista, annuncia trionfante che è stato deciso di realizzare un diario video e fotografico di tutte le iniziative organizzate. "Sarà una testimonianza visiva - sottolinea Borghi - di quanto la comunità operese farà e potrà essere un documento utile alle altre realtà che intendono portare avanti un progetto simile a quello di Opera". Oramai la macchina si è attivata... e sempre a spese della comunità operese, quella che presidia il campo.
Ultima novità del giorno è l'istituzione di una figura nuova, scelta immaginiamo bene in base a quali requisiti, "che possa essere punto di riferimento nei contatti costanti con il Comune di Milano e le associazioni che aiutano i bisognosi".
Il Comune non spenderà un centesimo, avevano assicurato gli amministratori operesi, e quindi si presume che i pochi volontari che si recano al campo siano d'avvero tali. Ma qualche dubbo i presidianti ce l'hanno.
Secondo l'Assessore Borghi, che dichiara l'intenzione di integrare i rom nel tessuto sociale operese, gli incarichi dati all'associazione che già opera sul territorio per i ragazzi locali serviranno a ristabilire una condizione di normalità necessaria ad uscire dall'emergenza.
Normalità il campo nomadi a Opera? Sembra di capire che sia questa l'ambizione del Comune ed in particolare dell'attivissimo Assessore Riccardo Borghi.
Intanto al presidio, saputo del Natale ortodosso e dei festeggiamenti voluti dal Sindaco nel campo, si organizza proprio per la sera del 6 gennaio la festa della befana.

2 GENNAIO 2007: «Il modello Opera deve diventare l’esempio della collaborazione tra il Comune di Milano e quelli dell’hinterland della Provincia».

PRIMO SCONTRO RAMAZZOTTI - CITTADINI ALLA TELEVISIONE
La sera del 2 gennaio su Telelombardia lo staff della televisione privata, attenta all'evolversi della situazione operese, organizza un incontro tra il Sindaco Ramazzotti, la mediatrice Rom Dijana Pavlovic, Don Gino Rigoldi da una parte ed il consigliere provinciale Giovanni De Nicola e l'Assessore Regionale Davide Boni dall'altra.
Nel pubblico i consiglieri operesi Ettore Fusco e Pino Pozzoli con alcuni cittadini contrari al campo rom, a dare manforte a Boni e De Nicola, ed alcuni cittadini favorevoli per spalleggiare Ramazzotti la Pavlovic e Don Rigoldi.
A cinque minuti dall'inizio della trasmissione, non essendo riuscito a trovare neppure una persona che lo accompagnasse in televisione, il Sindaco operese Alessandro Ramazzotti informa la produzione che i Consiglieri Ettore Fusco e Pino Pozzoli non devono essere presenti in studio, pena l'annullamento della partecipazione del primo cittadino.
I due consiglieri contrari al campo accettano le scuse della produzione e permettono che la trasmissione si svolga anche senza di loro, nonostante siano stati i primi ad essere invitati, lasciando tra i cittadini Franco Colombo, Vittorio Barbieri, Cristina Toniatti e Alessandro Pozzoli.
La serata è comunque sfavorevolissima al Sindaco che inanella figuracce a non finire, proprio partendo dall'assenza dei due consiglieri che avevano già avvisato tutti di essere presenti in studio.
Naturalmente il ricatto di Ramazzotti, o loro o io, non giova alla sua immagine già distrutta dalle prese di posizione dei giorni precedenti ed in paese si diffonde la notizia che il Sindaco ha avuto paura di confrontarsi con chi gli avrebbe fatto fare ulteriori brutte figure.
Il 2 gennaio tutta Opera è davanti alla televisione a guardare un pallido Sindaco che viene messo in croce dai suoi interlocutori.
Mitica la sortita della Pavlovic secondo cui questi poveri rom non possono certo vivere con i mille euro di sussidio e quattro figli... da cineteca.
Anche il resto dell'incontro è memorabile, soprattutto la solitudine del Sindaco Ramazzotti.
Dal Manifesto del 2 gennaio 2007 - di Manuela Cartosio
FUOCO «ACCIDENTALE» AL CAMPO ROM
Dopo Opera, viaTriboniano. Due campi rom in fiamme in una manciata di giorni nell’area milanese. Gli episodi hanno due elementi in comune: il fuoco e la condizione dei rom. Tutto il resto differisce. omenica pomeriggio le fiamme hanno devastato il più grande campo nomadi di Milano, quasi mille persone assiepate in baracche e roulotte in un corridoio stretto tra il cimitero Maggiore e la ferrovia. Non ci sono state vittime. Giovedì notte a Opera un rogo aveva distrutto le tende appena installate dalla protezione civile per accogliere una settantina di rom. Anche a Opera, nessuna vittima: i rom, sgomberati il 14 dicembre da via Ripamonti, non erano ancora arrivati.Le fiamme di Opera – amministrazione di centrosinistra – sono state appiccate e rivendicate dai «cittadini esasperati» (in anticipo), guidati dai capoccia della destra (Lega, An e ForzaNuova). Buona parte dei cittadini di centrosinistra le ha giustificate. Fiamme «accidentali», invece, in via Triboniano. Innescate da un fornello a gas. Cinque ore per domare l’incendio nel pomeriggio di San Silvestro. Distrutte dieci roulotte e una trentina di baracche. Quelli che ci abitavano non hanno accettato d’andare nei dormitori comunali. Si sono «stretti» nelle baracche rimaste in piedi in un campo che, già prima dell’incendio, era il top del degrado. Il comitato per l’ordine e la sicurezza, riunitosi ieri in Prefettura, ha deciso d’installare 25 container in un’area già bonificata di via Triboniano e ha confermato il progetto di dividerlo in quattro sotto campi. Una prospettiva, quest’ultima, sgradita ai rom. Il sindaco Letizia Moratti, tra i resti dell’incendio, ha cercato di convincere i capifamiglia a sottoscrivere «un patto di legalità e di solidarietà» perché siano rispettate le condizioni di vivibilità e sicurezza. «Insistiamo anche noi sul rispetto della legalità», dice don Virginio Colmegna, della Casa della Carità. E non si riferisce alla condizione di irregolarità. La maggior parte dei rom di via Triboniano hanno il permesso di soggiorno che da ieri, con l’ingresso della Romania nella Ue, è diventato superfluo. Don Virginio allude alle divisioni e alle lotte tra clan, alla microcriminalità, ai figli mandati ai semafori invece che a scuola. Questa, inutile negarlo, è la realtà complicata in via Triboniano. «Una terra di nessuno, un campo da sbaraccare», dice Patrizia Quartieri, consigliera a Palazzo Marino del Prc, non della Lega. E infatti aggiunge: «Prima vanno trovate soluzioni alternative, piccoli campi diffusi sul territorio, programmati per tempo, senza l’assillo dell’emergenza». Il «modello Opera», si augura la Quartieri, «deve diventare l’esempio della collaborazione tra il Comune di Milano e quelli dell’hinterland della Provincia». A Opera, nonostante la notte brava, le tende sono state rimesse e i 70 rom (35 dei quali bambini) ci stanno dentro. Una ventina di «irriducibili», racconta Matteo Armelloni, assessore comunale alle politiche sociali, continua a fare il presidio anti-zingari, «fischia chi entra e chi esce». Però il campo c’è e «resiste». Anche Marco Granelli, consigliere a Palazzo Marino della Margherita (ala Caritas), è convinto che il tentativo per far vivere meglio i rom e per sgonfiare la paura e il rifiuto degli autoctoni passa obbligatoriamente dalla «spalmatura sul territorio» degli insediamenti. «Al massimo cento persone in ogni campo, con l’accortezza di non piazzarlo vicino alle case popolari per evitare la guerra tra poveri», i grandi numeri rendono impossibile qualsiasi progetto di formazione, avvio al lavoro, accettazione reciproca. Dopo quel che è successo a Opera, domandiamo, quale sindaco sarà disposto ad accettare sul suo territorio un campo rom, per quanto piccolo e temporaneo? E senza scomodare il caso eclatante e vergognoso di Opera, a Cologno Monzese l’opposizione di centrodestra ha fatto di tutto per bloccare il «Villaggio solidale», ideato da don Colmegna. «Proprio questi due precedenti – risponde Granelli – dimostrano che di patti ne servono due. Uno di legalità, sottoscritto dai rom. L’altro politico, stipulato dai partiti.Centrodestra e centrosinistra devono impegnarsi a non montare la gente a seconda del colore della giunta che decide d’accogliere un insediamento rom». Solo così si evitano le «doppiezze».A Opera la destra ha bruciato con gran rabbia un campo rom messo lì con gran piacere dalla medesima destra di Milano.
A OPERA INTANTO i cittadini continuano a presidiare ed il fatto che i rumeni siano diventati europei a tutti gli effetti non li scalfisce minimamente.
Prima regola per essere operesi, oltre che europei, rispettare le leggi. Ed un campo nomadi non è un indice di legalità cui il paese del sud Milano può sottostare.
Intanto è cominciato da un paio di giorni il viavai di macchine con targa estera, quasi sempre rumena, che si avvicina al campo con a bordo cinque, sei persone che dicono di avere parenti all'interno della recinzione e quindi vogliono entrare.
Polizia e Carabinieri non fanno entrare nessuno, anche perché i cittadini continuano a fare pressioni sugli agenti affinché non allentino la guardia, ed anche solo per parlare con i "presunti parenti" i rom devono farlo chiamandoli a voce e chiedendo loro di uscire dall'area circense adibita a tendopoli.
Sempre da più parti si sente parlare di Opera come un esempio da seguire, il Vice Sindaco di Milano De Corato insiste affinché i paesi dell'hinterland si facciano carico dei campi rom, ma gli operesi non cedono, non credono alla temporaneità del campo e tutti questi elementi li inducono a non cedere.
Gli stessi agenti invitano i cittadini a non cedere altrimenti, parole di chi se ne intende, tempo pochi giorni e Opera diventa come Via Triboniano.
E chi ha intenzione di andarsene via?

1 GENNAIO 2007: PRIMO GIORNO DELL'ANNO AL FREDDO

Se il buongiorno si vede dal mattino... sarà un anno da passare al freddo il duemilasette, però sarà l'anno degli operesi.
Il Capodanno al Presidio ha sancito la nascita di una comunità nuova. Gli operesi hanno acquisito la consapevolezza di fare parte di un Paese e di essere soggetti di diritto e non solo contribuenti da spremere.
La prepotenza ed arroganza del Sindaco Ramazzotti e della sua Giunta ha unito i cittadini in un unico fronte, quello dei presidianti.
A contrapporsi agli operesi solo un gruppetto di militanti di estrema sinistra il Parroco Don Renato con i suoi parrocchiani di rifondazione comunista e gli amministratori con i loro familiari.

31 DICEMBRE 2006: ULTIMO DELL'ANNO AMARO PER GLI OPERESI

Fine d'anno amaro per i cittadini di Opera che hanno certamente passato le peggiori feste dall'ultimo dopoguerra ad oggi.
Giornata di assedio, quella odierna, culminata con un improvvisato capodanno al Presidio.
Come al solito cibi e bevande non mancano ed almeno un centinaio di operesi festeggiano la mezzanotte davanti al campo nomadi. C'è anche chi porta lenticchie e cotechino oltre alle decine di panettoni con cui i solidali cittadini di Opera continuano a rinpinguare le scorte di viveri
Molti arriveranno anche dopo, al ritorno da altre feste, ed il crocevia dei presidianti resta animatissimo fino all'alba quando giunge il cambio della guardia.
Allo scoccare della mezzanotte i molti agenti di pubblica sicurezza presenti al campo brindano con i manifestanti ma impediscono loro di sparare i tradizionali fuochi d'artificio troppo vicini alle tende.
I razzi ed i petardi possono essere sparati ma da dentro la rotonda che si affaccia sul presidio e, ovviamente, facendo partire i razzi in direzione delle case e delle auto degli operesi stando bene attenti a non dirigerli verso le tende.
Hanno forse rimontato ancora tende non ignifughe?
Intanto i Rom sono andati a festeggiare la notte di San Silvestro alla Caritas, l'esposizione propagandistica dei nomadi continua. In 70 brindano all'anno nuovo con Don Colmegna (a spese di chi? n.d.r.) mentre altre migliaia sono nelle baracche ed in milioni si preparano ad invadere l'Italia.
Domani Romania e Bulgaria entrano nella Comunità Europea e, mentre tutti le nazioni hanno provveduto alle moratorie che vietano la libera circolazione nei loro paesi ai nuovi membri, la solita italietta buonista e lassista li accoglierà tutti a braccia aperte.
Speriamo che sia un Buon Anno lo stesso.
A OPERA PRESIDIO DI SAN SILVESTRO CONTRO IL CAMPO NOMADI
di ALESSANDRO ASPESI su Libero
I nomadi al cenone della Caritas e loro, i manifestanti di Opera che degli zingari continuano a non volerne sapere, che festeggiano il capodanno montando la guardia al presidio. Notte di San Silvestro al limite del paradosso quella di ieri nel piccolo centro a sud di Milano. Duecento operesi, intirizziti nella nebbia e bagnati da una fitta pioggerellina hanno stappato lo champagne in quello che hanno definito un «veglione in trincea». Tra lenticchie e cotechini, panettoni e vin-broulè, il pensiero era uno solo: non allentare la pressione sul prefetto e opinione pubblica nemmeno nella notte più mondana dell'anno. «Un vero successo. continua

30 DICEMBRE 2006: IL GIORNO DOPO

IL SINDACO FA DIETRO FRONT SULLA PROTESTA CITTADINA
Opera (30 dicembre 2006) - "Coloro che hanno lanciato petardi ieri all'arrivo della comunità Rom non erano cittadini di Opera": il Sindaco Alessandro Ramazzotti non accetta che la sua comunità venga considerata razzista e insensibile di fronte a situazioni di emergenza umanitaria.
"La contestazione dei giorni scorsi da parte di molti cittadini - sottolinea Ramazzotti - è avvenuta in modo civile e rispettoso. Quello di ieri è stato invece un episodio frutto di quegli stessi animi esagitati ed estremisti, di persone provenienti fuori dal nostro territorio, che non appartengono alla cultura della comunità operese".
Il primo cittadino di Opera ringrazia anche tutti i suoi colleghi che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà per l'intervento umanitario.
Ufficio stampa Comune di Opera
Dopo aver bollato i cittadini operesi che il 21 dicembre protestarono in Consiglio Comunale fino a mettere a fuoco il campo rom definendoli "pochi militanti di Lega e An provenienti da fuori Opera", adesso all'evidenza delle immagini e dei fatti è costretto a correggere il tiro.
Riuscito nell'impresa di fare passare una cittadina per razzista e teppista il Sindaco decide di riferire sui fatti della tragica notte dell'incendio delle tende parlando di "contestazione da parte di molti cittadini avvenuta in modo civile e rispettoso" mentre l'accoglienza riservata ai Rom ed alle istituzioni che affollavano il campo appena allestito diventa "un episodio frutto di quegli stessi animi esagitati ed estremisti di persone provenienti da fuori dal nostro territorio".
Allora nessun operese ha visto l'Assessore Borghi mandare a fanculo centinaia di cittadini? Forse Ramazzotti vorrebbe sperare questo?
Ettore Fusco, nel pomeriggio di ieri, era riuscito ad intrufolarsi nel campo nonostante il tentativo della Polizia di bloccarlo. Entrando tutti gli amministratori, per la conferenza stampa organizzata dal Sindaco, non era stato possibile trattenerlo all'esterno nonostante le insistenze dei militari.
All'interno del campo la triste visione di gente sfruttata per meri fini propagandistici della Caritas Ambrosiana, perché altrimenti aiutare solo 70 Rom e non tutti gli altri?, e di molta gente soddisfatta della vittoria ottenuta sulla gente.
Una protesta popolare schiacciata dal successo di essere riusciti nell'impresa di portare il campo a Opera. Gran soddisfazione per la sinistra operese, ma così non sarà.
Proprio nell'enfasi della "vittoria delle istituzioni sulla gente" il famoso gesto dell'ombrello dell'Assessore Borghi nei confronti del popolo mentre, il Consigliere Apuzzo, preferisce accogliere l'intruso leghista Ettore Fusco salutandolo a voce alta e domandandogli dinanzi ai Rom cosa stesse facendo all'interno del campo data la contrarietà manifestata ad ospitare gli zingari a Opera.
Naturalmente l'incursione padana all'interno del campo, sollecitata da alcuni presidianti (Fabrizio in particolare n.d.r.), dura poco. Giusto il tempo di vedere le facce spaesate ma sorridenti dei Rom, quelle soddisfatte ma tirate degli amministratori comunali operesi al gran completo e quelle da padroni di casa dei signori della Caritas e della Protezione Civile.
Strettamente sorvegliato dal Vice Questore ed alcuni agenti sorpresi di vederlo nel campo (non più dello stesso presidiante) ignari forse del ruolo istituzionale della persona che da più di una settimana era giorno e notte al presidio finisce la visita con un ritorno immediato tra la gente, nel cuore della protesta ancora molto accesa.
Per Fusco (con il collega Pozzoli ed il Consigliere Provinciale Russomanno di AN sono gli unici contrari al campo che riescono a vederlo dall'interno) è stata l'ultima volta che ha potuto avvicinarsi ed addirittura entrare nell'area circense. Dopo di che l'ordine tassativo era bloccare qualsiasi presidiante che si avvicinasse anche solo alla pista ciclabile che lambisce l'ingresso.
Persino ai joggers ed ai ciclisti diviene vietato, sempre più spesso, transitare dinanzi al campo.
Tra gli altri fatti del giorno il Sindaco si riunisce con i militanti di sinistra, che sono gli unici a favorire la presenza del campo, ed assegna loro dei compiti. Primo tra questi l'organizzazione della festa "Aggiungi un posto a tavola" prevista per il 6 gennaio al campo.
Nasce la figura del volontario che si contrappone al presidiante. Ramazzotti divide sempre di più Opera agli occhi dell'opinione pubblica. Ma in realtà il paese è sempre più unito: contro di lui.

29 DICEMBRE 2006: SI RIMONTANO LE TENDE PER IL CAMPO ROM

venerdì, 29 dicembre 2006 • Tg1 20:00
PROTESTE CONTRO IL CAMPO ROM
Tensione, ma nessun incidente oggi a Opera (Mi), dove sono state rimontate dalla protezione civile le tende incendiate nei giorni scorsi.Petardi, fischi, proteste hanno accolto il ritorno dei rom nel campo: il presidio dei cittadini -dicono- non se ne andrà finché resteranno i rom.
Il sindaco di Opera, Ramazzotti, ha precisato che in collaborazione con il comune di Milano si farà di tutto perché 40 famiglie rom possano trascorrere l'inverno in una situazione dignitosa.
intanto dal Presidio:
ALL'ALBA i cittadini sono poche decine mentre cominciano ad arrivare centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Mezzi blindati, uomini in tenuta antisommossa, ci sono tutti dalla forestale alla guardia di finanza, dalla polizia ai carabinieri. Almeno 500 uomini con un centinaio di mezzi, tra cui alcuni pullman, occupano tutta l'area tra il primo svincolo per Opera della Valtidone ed il semaforo di Via F.lli Cervi.
Ad un tratto si blocca la tangenziale, una colonna di mezzi della protezione civile esce a Noverasco, direzione Opera, e la sua coda giunge fino al distributore di benzine nel comune di San Giuliano, un kilometro di mezzi.
Giunti in paese vengono lasciati passare dai cittadini, assolutamente esterrefatti per tale dispiegamento di forze e mezzi per un campo nomadi.
"Chissà se lo Stato ha mai utilizzato tante e tali risorse per un alluvione o un terremoto?" è la domanda che si pongono un pò tutti i presenti.
"Questo dimostra quanti e quali interessi ci siano in gioco dietro settanta zingari" l'unanime risposta.
Almeno cento mezzi della protezione civile, che giungono da Milano, dalla Brianza e da altri comuni vicini al nostro, entrano nel campo con duecento persone circa, mentre i cinquecento uomini armati controllano che tutto fili liscio.
Una vergogna nella vergogna: anche alcuni di Opera sono li a sfidare il paese.
Cominciano i lavori, caspita come sono bravi, in men che non si dica viene sistemato tutto: tende, cucine, bagni, illuminazione, antenna TV parabolica, non manca niente. Solo i rom per ora.
Nel pomeriggio arrivano anche loro, sotto una fitta nebbia si vede sbucare un pullman dalla stradina di Mirasole, passano dalla parte opposta a quella dove si trovano un migliaio di persone tra cittadini e forze dell'ordine.
La possibilità che la manifestazione possa trasformarsi in tragedia, con probabili scontri tra cittadini e polizia, induce i Presidianti a lasciare libero quel varco.
Da li infatti giungono tutti, rom, preti, autorità ed amministratori operesi.
Sembrano quasi soddisfatti, mentre i cittadini fuori al freddo protestano e gridano all'indirizzo di quel manipolo di persone che non rappresentano certo la legalità.
Né gli ospiti né i tanto zelanti ospitanti!
Ad un tratto l'Assessore Riccardo Borghi si gira verso un gruppo di almeno trecento persone che assistevano insieme ad una cinquantina di agenti, tra cui il Vice Questore Vicario, dallo svincolo della Valtidone chiuso al traffico per maggiore sicurezza.
Borghi, Assessore all'educazione, da un esempio di fair play, di buona educazione improvvisando dal campo una scenetta che resterà scolpita nella memoria di chi l'ha vista ed anche di chi se l'è sentita raccontare.
Il numero due in comune, il Vicesindaco conta infatti molto poco, si dirige verso i suoi concittadini e gli fa un plateale gesto dell'ombrello. Un vaffanculo a tutti, in pratica. Con buona pace della Cultura, dell'Educazione e di tutte quelle belle attività di cui dovrebbe invece occuparsi.
Ma in fondo lo sfogo è comprensibile. I cittadini protestano contro un campo rom e loro, l'Amministrazione, hanno ottenuto proprio quel campo che ha provocato tanti disordini in paese. Quale modo migliore per festeggiare se non mandare un bel "tié, ciapa" agli operesi?!
Amministrazione batte Cittadini 1 a 0
Venerdì 29 dicembre 2006 - Studio Aperto 18:30
CAPODANNO DI RIVOLTA NEL MILANESE
Nella zona di Opera (Mi) destinata a un nuovo campo rom oggi sono state assegnate le piazzole per le roulottes, mentre la polizia teneva ben distanti i cittadini del luogo che da giorni protestano."Terremo il campo pulito e manderemo i nostri figli a scuola" hanno assicurato i nomadi, ma la popolazione non desiste e chiede il loro allontanamento.
venerdì, 29 dicembre 2006 - Tg La 7 20:00
CAMPO ROM DI OPERA, COMINCIA L'ALLESTIMENTO
Tra le proteste degli abitanti sono state allestite, dai volontari della protezione civile, nuovamente le tende che alcuni giorni fa erano state bruciate che sono destinate ad ospitare una comunità rom.
dal Corriere della Sera del 30 dicembre 2006
Campo rom protetto giorno e notte. La protesta continua
Gli abitanti: via le tende dei nomadi.
Moioli: patto di legalità, soluzione condivisa.
La Caritas: operazione di solidarietà
Il grido di benvenuto con cui vengono accolti dal drappello di gente in attesa fuori dal campo non è dei migliori: «Merde», «ladri», «figli di puttana». La donna che nel campo entra in quel momento — insieme con le altre 16 madri, 17 uomini e 37 bambini rom appena riportati a Opera — tiene in braccio un fagottino di due mesi, e fa finta di non sentire. Ma «queste famiglie hanno firmato un patto di legalità che sarà il loro banco di prova», ripete l'assessore Mariolina Moioli. «E noi lo rispetteremo», dicono i capifamiglia rom. «Entro marzo avranno una sistemazione definitiva altrove», insiste il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti. «Nel frattempo — osserva con un sorriso di speranza don Massimo, della Casa della Carità, mentre li guarda entrare nelle tende — finalmente siamo qui».All'indomani del doppio vertice in prefettura che dovrebbe aver messo le basi per le «garanzie di legalità» richieste dalle parti, i settantasette sgomberati di via Ripamonti hanno dunque ottenuto ieri la sospirata «risposta provvisoria» — così la qualifica ancora il presidente della provincia Filippo Penati — a quella che il sindaco Ramazzotti non si stanca di definire come «una evidente emergenza umanitaria»: 16 tende allestite in neanche cinque ore dai volontari della Protezione civile, convocati in tutta fretta la sera prima, dove questa gente passerà almeno i mesi più freddi dell'inverno in attesa che Provincia e Comuni, Milano in testa, trovino un posto stabile dove mandarli. «Entro il 19 gennaio sarà individuato — ribadisce l'assessore provinciale Francesca Corso — e prima del 31 marzo sarà pronto». «Saremo qui fuori ogni notte a vigilare e fare il conto alla rovescia», promettono gli assai scontenti promotori del presidio esterno.Che non sono tanti, in verità. Meno di una decina all'alba, all'arrivo dei rom nel pomeriggio saranno forse un centinaio, più o meno quanti i carabinieri e poliziotti chiamati per tenerli a bada: qualcuno con la sciarpa leghista, alcuni residenti, e poi un discreto gruppetto di ultrà rasati che accolgono i neoarrivati lanciando tre-quattro fumogeni e petardi da stadio oltre la rete. Una parte dei manifestanti a quel punto si defila: «Protestare è un nostro diritto ma non è questo il modo», riconoscono. «Non confondiamo i 14 mila abitanti di Opera con le poche decine di persone qui fuori», non si stanca di ribadire il sindaco: «È naturale che tutti siano preoccupati, ma non è ignorando un problema che lo si risolve». «E del resto anche il governo — mette le mani avanti il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato — non può scaricare tutto sulle spalle degli enti locali».Ma è ancora Mariolina Moioli, che di Milano è assessore alle Politiche sociali, a rivendicare con Ramazzotti, titolare di una giunta di colore opposto al suo, la scommessa sulla bontà di una scelta: «Si sono impegnati a rispettare le regole, nessun ingresso oltre a questi, i bambini dovranno proseguire la scuola che già frequentavano. I volontari della Casa della Carità e le forze dell'ordine saranno sempre qui a controllare. E in ogni caso — conclude — questo è un esperimento decisivo. Se funzionerà come spero, segnerà un corso completamente nuovo rispetto a quanto è stato fatto prima di noi».Fa ancora freddo, molto. Ma nelle tende qualcuno comincia ad accendere le stufe elettriche. E a preparare la cena.

28 DICEMBRE 2006: E' UFFICIALE, DOMANI SI RICOSTRUISCE IL CAMPO

All'incontro tra cittadini ed istituzioni avviene il prevedibile, i più forti si impongono.
Eppure il Prefetto aveva concesso alla delegazione di poter valutare con l'Amministrazione operese delle soluzioni alternative.
Il Sindaco Ramazzotti e la sua Giunta non avevano certo interesse a farlo visto che l'area circense era stata proposta da loro ed i cittadini, per le istituzioni, purtroppo non contano nulla.
Così nel pomeriggio, al ritorno dalla Prefettura, la notizia è quella che tutti si aspettano: Domani iniziano i lavori ed entro fine anno i rom arriveranno ad occupare le nuove tende.
Ancora al mattino c'era chi, su invito del Sindaco, girava tra i più esasperati a cercare gente da portare all'incontro per protestare. Sembra un controsenso ma la cosa aveva la sua logica.
Il Sindaco voleva "una ventina di cittadini incavolati" per fare vedere cosa pensiamo in paese del campo rom. In realtà siamo convinti che questa mossa gli servisse per non rischiare trattative con i cittadini delegati a rappresentare il Presidio e poter dire al suo Prefetto: "visto? si può ragionare con questi?"
A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, diceva il Presidente del Consiglio con la gobba (ed aveva ragione visto quel che di lui pensiamo tutti), certo è che quella persona tanto attiva, frettolosamente fatta diventare presidente di un fantomatico Comitato di Quartiere, sparì nel nulla subito dopo il fallimento della sua impresa.
OPERA, CAMPO ROM: I CITTADINI ROVESCIANO IL TAVOLO DEL PREFETTO
di Giacomo Susca. Il Giornale di venerdì 29 dicembre 2006
«Il campo rom a Opera verrà allestito di nuovo nei prossimi giorni e comunque entro l’Epifania, con un intervento il più tempestivo possibile e con la garanzia che saranno adottate tutte le misure di sicurezza e di vigilanza opportune». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, non arretra di un centimetro la posizione delle istituzioni a termine del vertice convocato a Palazzo Diotti. «Sarebbe un segnale pericoloso se si dimostrasse che basta mettere a ferro e fuoco un insediamento per ottenere i propri scopi», ha aggiunto riferendosi all’«atto vandalico» che ha preso di mira la zona circense nel Comune alle porte della città. Le tende, dunque, saranno alzate daccapo, sebbene il prefetto abbia ribadito la natura temporanea della soluzione. «Terremo conto delle ragioni dei cittadini. Dopotutto si tratta di solo 90 giorni: entro il 31 marzo stabiliremo una collocazione definitiva per i settanta rom ospitati a Opera. D’altronde è stato lo stesso sindaco Ramazzotti a proporre l’area nei confini del suo paese, quando in un primo momento era stata scelta una di proprietà di un privato. In ogni caso - ha aggiunto Lombardi - è già fissato per il 19 gennaio un altro confronto tra i rappresentanti dei poteri locali con l’obiettivo di studiare un luogo definitivo e adeguato». Al tavolo in Prefettura hanno preso parte per il Comune di Milano l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, con l’assessore provinciale Francesca Corso, il comandante dei vigili urbani, Emliano Bezzon, il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti insieme a una rappresentanza del comitato di cittadini operesi contrari alla realizzazione del campo. Proprio questi ultimi hanno abbandonato per primi la lunga discussione, i volti tesi e le bocche cucite con malcelato disappunto. Una delegata, Ileana Zacchetti, si è limitata a «invitare» i cronisti al presidio ancora in corso: «Venite a Opera e ne riparleremo». La protesta continua a oltranza. Eppure il prefetto parla di una riunione «dal clima tutto sommato sereno, nonostante la delegazione dei cittadini sia rimasta sostanzialmente sulle proprie posizioni, di fronte al parere unanime delle istituzioni». Adesso a Opera si teme un inasprimento degli animi, magari con nuovi episodi di violenza. Il prefetto auspica che «il ripristino della situazione possa essere portato a termine in tranquillità, confidando nella ragionevolezza dei residenti».
INTANTO I CITTADINI proseguono il Presidio e sempre più si rafforza il senso di appartenenza ad una comunità, quella operese, che si sta chiudendo a riccio per proteggersi dai mass media, dalle istituzioni e dalla chiesa. Proprio il Parroco contribuisce ad unire i cittadini e renderli consapevoli di essere nel giusto. Dopo la messa di Natale senza lo scambio del segno della pace ed il volantino in cui, per Don Renato, gli operesi sono come Hitler, il Ku Klux Klan ed addirittura Erode, fino alla fine del mese in paese non si parla d'altro. La condanna al Parroco è unanime.

27 DICEMBRE 2006: RIPRENDE IL PRESIDIO E IL SINDACO RAMAZZOTTI INIZIA LE MANOVRE SPORCHE

All'alba del 27 ci si ritrova dinanzi alla tendopoli devastata, ancora da ricostruire, determinati a fare capire alle istituzioni che i cittadini di Opera non accettano imposizioni.
Al freddo, insieme a centinaia di persone che si alternano nell'arco delle ventiquattro ore, decine di agenti della Polizia e dei Carabinieri.
Al campo trascorre una giornata tranquilla, mentre i cittadini portano bevande e viveri per i presidianti, e ci si organizza sempre meglio.
Viene montata una tenda per riparare i cibi e fare da punto di ritrovo. Aumentano i bidoni per il fuoco e giunge molta legna da volontari che ne scaricano continuamente. Soprattutto bancali dalle aziende.
Nel pomeriggio, mentre il Consigliere Fusco fa protocollare un sollecito al Sindaco affinché rispetti le volontà del Prefetto di valutare insieme al Comitato spontaneo aree alternative, Alessandro Ramazzotti convoca presso il Municipio una presidiante e la invita a presentarsi subito senza parlare con altri.
Oggetto dell'incontro è tagliare fuori dalle trattative proprio Ettore Fusco e Vittorio Calvi in quanto politici, come se Ramazzotti fosse qualcosa di diverso, e la cittadina provvede a sostituire il Consigliere del Carroccio e quello di Forza Italia, con un altro cittadino, all'incontro del giorno successivo con il Prefetto e le altre parti in causa.
In effetti si sarebbero dovute valutare aree alternative ma adesso, senza Fusco e Calvi tra i delegati a rappresentare i cittadini, finisce lo scontro politico e si cerca di intimidire i semplici cittadini tentando di imbonirli con presunti sensi del dovere e rispetto delle leggi.
Ramazzotti ha già vinto la sua prima battaglia, eliminare dagli incontri il suo più acerrimo avversario, ma questo non gli serve a nulla. Infatti ai due incontri, cui parteciperanno il 28 dicembre ed il 19 gennaio i cittadini e le istituzioni, non si concluderà assolutamente nulla. I rappresentanti del Presidio non si lasceranno certo intimidire ed all'uscita dagli incontri si inaspriranno i toni proprio per il gioco sporco del Sindaco avallato dal Prefetto.
Prefetto e Sindaco in entrambe le occasioni si limiteranno a prendere in giro i cittadini ma senza ottenere nulla visto che il Presidio oramai è un entità che gode di una propria autonomia.
La presunta vittoria di Ramazzotti non corrisponde ad una sconfitta dei rappresentanti in Consiglio Comunale estromessi dalle trattative in quanto, dopo questo atteggiamento vergognoso, si rafforza la loro leadership tra i cittadini.
Proprio Fusco organizzerà infatti tutte le manifestazioni e gli eventi che il Sindaco si troverà suo malgrado a dover subire.
La Repubblica 27 DICEMBRE Milano
Dopo il rogo di giovedì, ripartono i lavori per l´insediamento dei 67 romeni. Comune e Provincia: garantiamo il rispetto della legalità
Domani le nuove tende, la città protesta: "Niente zingari"
Domani il nuovo campo nomadi È ancora alta tensione a Opera
di ZITA DAZZI
Il sindaco: insediamento provvisorio, no alla campagna d´odio
Militanti di An e della Lega ma anche singoli cittadini continuano i presidi di protesta
Ripartono i lavori per sistemare l´area devastata da un incendio doloso nella notte di giovedì
Nonostante il rogo, i volantini e i cortei, la tendopoli della discordia si farà comunque ad Opera, nell´area dove di solito si ferma il circo. Qui la prefettura ha deciso di piazzare, fino alla fine di marzo, un gruppo di 67 nomadi della Romania, tra cui 35 bambini iscritti alle scuole elementari di Milano. Già oggi dovrebbero ricominciare i lavori per pulire l´area devastata da un incendio doloso, nella notte di giovedì. I comitati dei cittadini continuano a protestare e sono pronti a salire sulle barricate appena compariranno le tende, che da domani, la Protezione civile della Provincia, dovrebbe rimettere per ospitare gli zingari sgomberati il 14 dicembre da via Ripamonti.
Il presidio della rivolta è proseguito durante le feste, anche se a ranghi un po´ più ridotti. Accanto ai militanti leghisti e di An, anche cittadini qualunque, abitanti dei nuovi complessi residenziali della zona. Ma il sindaco del piccolo centro alle porte di Milano, Alessandro Ramazzotti, conferma le intenzioni della giunta di centrosinistra, dopo l´accordo con prefettura, Provincia e Comune di Milano: «Andremo avanti, come ci siamo impegnati, per contribuire alla soluzione di un´emergenza umanitaria. Purtroppo ci sono "professionisti dell´odio" che fanno leva sulle paure inconfessabili che suscitano i nomadi». Il sindaco di Opera ribadisce le sue rassicurazioni: «Il campo sarà provvisorio, avrà un forte presidio di polizia per garantire la sicurezza e la presenza stabile degli operatori sociali. Milano garantisce il trasporto bus per gli scolari. La Prefettura mantenga l´ordine pubblico durante i lavori al campo, bloccando le manifestazioni. C´erano anche molti forestieri al corteo che ha assediato il consiglio comunale e dal quale sono partiti quelli che hanno appiccato il fuoco».Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi durante l´omelia della notte di Natale, in Duomo, ha esortato alla solidarietà: «In questi giorni tanti cercano casa, ma con quanta fatica in un clima di indifferenza e di rifiuto! Rinnovo l´invito a moltiplicare l´impegno per i poveri e i senza tetto». Un appello ribadito dal segretario dei Ds Pierfrancesco Majorino, dai Verdi Apuzzo e Sandolo e da don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, garante dell´operazione, che con i suoi volontari assicurerà il controllo del nuovo insediamento: «I nostri operatori abiteranno nel campo, continueremo il dialogo con chi protesta e il tempo dimostrerà che la tolleranza paga». Nonostante i venti di protesta, Colmegna è certo che l´operazione andrà in porto: «Se ci fermassimo, sarebbe come legittimare un´azione squadrista». Il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo, aggiunge: «Non capisco le proteste, sarà un insediamento controllato e temporaneo».Per cercare di smorzare la tensione, il presidente della Provincia Filippo Penati oggi alle 18.30 sarà ad Opera a parlare con i cittadini. Ad attenderlo, il sindaco Ramazzotti che su questa vicenda si gioca la fiducia degli elettori: «I nomadi si impegnano alla legalità, e a marzo andranno via».
IL RACCONTO Stamattina la protesta ricomincia con un presidio permanente in Municipio: "Per mandarci via dovranno spostarci di peso"
Nel paese dove la rabbia brucia di PAOLO BERIZZI Tra i 15 mila abitanti c´è allarme: "Quelle tende non le vogliamo"Il braccio di ferro oppone i comitati anti-rom al sindaco Ds, accusato di tradimento, e al parroco che adesso qualcuno chiama "prete comunista"Giuseppe, pensionato di origine calabrese: "Io me li ricordo i cartelli ‘Non si affitta ai meridionali´... Vogliamo tornare indietro?"(segue dalla prima di cronaca)Sbarrare la strada per evitare l´arrivo della polizia; poi appiccare il fuoco. Una tecnica cara ai boeurs, i giovani ribelli delle banlieue. E infatti: il tappo sono dei blocchi di cemento disposti uno sull´altro, a mo´ di ostacolo ippico, e una sbarra rossa arrugginita sorretta da un cassonetto rovesciato, e due barili anneriti pieni di cenere con intorno delle bottiglie vuote di birra piantate nel terreno fangoso. Visto da quassù, dalla rampa di uscita della tangenziale, il prato del circo e del campo nomadi che nessuno vuole, appare così. «È il nostro nuovo biglietto da visita, altro che il carcere», commenta, ironicamente, Angelo Gatto, del comitato spontaneo «No ai rom». «Io abito a 50 metri da qui. Lo vede quel condominio?». Eccolo. «E lo vede il lotto accanto?». Come no. «Lì devono ancora finire di costruire: ma in questi giorni pare ci siano già state delle disdette. Gente che aveva dato una caparra e adesso si tira indietro. Mica vogliono avere gli zingari sotto casa!». Sono neri, gli abitanti di Opera: e sono tanti, la maggioranza. Girano dalle parti del municipio con in mano il volantino con la convocazione per questa mattina: «Mercoledì 27 dicembre, vieni anche tu». Alle sette o per tutto il giorno: chissà. «Noi ci saremo, e per mandarci via ci dovranno spostare di peso», tuona Pier Angela Vittoriano, bionda pasionaria in prima fila nel braccio di ferro che oppone i cittadini al sindaco Alessandro Ramazzotti, e anche al parroco di Opera, quel don Renato che i parrocchiani non amici chiamano "il prete comunista", quel don Renato che la notte di Natale, con coraggio e un po´ a sorpresa, aveva minacciato di non dire messa se non fosse cessata l´opposizione ai nomadi.Al bancone del bar Centrale, dietro il palazzo del Comune, c´è il giovane consigliere di An Pino Pozzoli. Sorseggia un caffè. L´umore è dello stesso colore del contenuto della tazzina: «Querelerò - è la premessa - chi ha scritto che sono stato io, assieme al mio collega leghista, a dire alla gente di staccarsi dal consiglio comunale e andare all´area del circo a fare casino». E il leghista Ettore Fusco: «Il prefetto ci ha fatto una promessa: lavori sospesi fino a quando una delegazione di cittadini incontrerà il sindaco per valutare aree alternative. Perché quest´area non è idonea. La sua destinazione d´uso è un´altra». Già. Ospitare il circo. Infatti il 15 gennaio doveva, dovrebbe, arrivarne uno. «Peccato che il sindaco, senza comunicarlo a nessuno, nemmeno al consiglio, abbia offerto il campo al prefetto».
Su quel prato destinato ai tendoni - che sia uno solo gigantesco per acrobati e giocolieri, o una dozzina per le famiglie rom sgomberate da via Ripamonti e in attesa di un alloggio almeno provvisorio - grava adesso una nube di incertezza. Di tensione palpabile. «Sono scappata da piazzale Loreto perché avevo gli spacciatori marocchini sotto casa - si stringe nelle spalle Vanda Lusiardi, 70 anni -. A Opera sono venuta per stare tranquilla, invece...». Tra la gente, sono quasi 15 mila, prevale la paura. Chi agita l´incubo di furti e razzie. Chi non vuole «gente che non lavora o che lavora in nero». Chi, più prosaicamente, teme una svalutazione degli immobili. Ma c´è anche qualcuno che apre le porte. Dice Giuseppe Tassone, pensionato di origini calabresi, a Opera dal ‘76: «Siamo tutti fratelli. E poi io me li ricordo bene i cartelli sulle case alla fine degli anni ‘60: non si affitta ai meridionali e ai cani. Cosa vogliamo fare, tornare indietro a quegli anni bui?». Nel coro di no, in mezzo al moto trasversale anti-nomadi (sul quale Lega e An hanno posato il cappello) quella di Giuseppe è una voce dissonante. Però è aria fresca. Soprattutto se, come dice Pino Servidati passeggiando lungo il sentiero che costeggia il prato della discordia, «vogliamo risolvere l´emergenza nomadi. E l´emergenza nomadi la risolvi con la solidarietà. Non alzando le barricate, e nemmeno bruciando le tende».

24 25 e 26 DICEMBRE 2006: TREGUA, INTANTO CI SI ORGANIZZA

Tre giorni di tregua senza Presidio all'area circense, dove le tende non saranno rimpiazzate fino almeno al 27, ed intanto ci si organizza per tornare il giorno dopo Santo Stefano all'alba e dimostrare contro la prepotenza ed arroganza del Sindaco Ramazzotti e di Don Renato che, addirittura, nella messa di Natale vieta lo scambio del segno della pace ai fedeli ed all'uscita della chiesa fa distribuire uno scandaloso volantino che gli mette contro l'intero paese.
Proprio la sortita di Don Renato unisce ancora di più i cittadini.
Se la volontà di Sindaco, Parroco, Presidente della Provincia (tutti di sinistra) e del Prefetto è tanto forte significa certamente che per la popolazione niente di positivo si prospetta... ma gli operesi oramai sono insorti, e indietro non si torna.
La lettera di Don Renato consegnata agli operesi all'uscita dalla messa:
INTANTO GLI ZINGARI, pur non essendoci ancora il campo loro destinato, vengono ospitati all'oratorio e festeggiati dal Sindaco Ramazzotti, dalla Moratti, dal Presidente della Provincia Penati e dal Prefetto.
Mentre gli operesi trascorrono le giornate al freddo... Ramazzotti e la Moratti ballano con gli zingari e mangiano il panettone.
Opera, va in scena la festa agli zingari
di Luca Fazio
su Il Manifesto del 24/12/2006

Milano Benvenuti nell’area circense. Dove finisce Milano e Opera ancora non comincia, si stende un grande prato intrappolato in un gomitolo di tangenziali. In inverno nonci sono nemmeno le giostre. La piazza è solo uno svincolo per scappare via. Da una parte svettano le nuove e non ancora asfaltate case degli operesi, da non confondere con gli operai, anche se la composizione sociale è quella: una vita scandita dal mutuo ma tutti con il box e orgogliosi di essere altro da Milano. Operesi, di destra e di sinistra. E dall’altra parte il nulla, un pantano che avrebbe dovuto ospitare, fino a marzo, un campo per settanta zingari, compresi trenta bambini. Letigri, eccole qui. Ma il circo è finito. Anche oggi presidiano e imprecano. Ma piagnucolano, perché la televisione - a loro, che hanno votato il sindaco diessino - gli ha dato dei violenti e fascisti; e perché, suvvia, per bruciare le tende della protezione civile, schiaffeggiare gli addetti e sventolare brandelli di trofeo come in un horror girato in Alabama, per quello «basta poco, un accendino, una scintilla». Chi è stato? «Ma sono stati tutti…». Sanno anche nomi e cognomi. Tempi duri per i cacciatori di fascisti duri e puri. I professionisti dei raid di stampo neonazista, nascosti sotto il cappellino della curva, ci sono eccome: ma solo qualche testa rasata con il tricolore sul giubbotto, qualche «forzanuovista» nemmeno troppo in incognito che confabula democraticamente con la polizia, il resto…fa ancora più impressione. Sono relazioni ritrovate, ci si riconosce, le mamme (per definizione) hanno i figli piccoli, si gioca a palla, dare addosso agli ultimi, da qualche secolo, favorisce la coesione sociale. La «sinistra» lo sa, e generalmente scappa a gambe levate, anche se Opera sta diventando un piccolo laboratorio per imparare a gestire con la testa il «problema» che non ha mai avuto una«soluzione». Dopo il raid, le tigri borbottanti vanno domate, anche perché a essere precisi (magistrati e poliziotti, a volte, sono molto ma molto precisi) potrebbero dover rispondere di devastazione, incendio, istigazione all’odio razziale, violenza, eccetera. Non ci risultano fermi. Strano. Fa impressione vedere il leghista Borghezio che si agita nelle improbabili vesti del domatore, con la coda tra le gambe. Le sue tirate le fa, «figli di puttana» di qua e «continuate a rompere i coglioni» di là, e però invita a essere «pragmatici», a valutare e distinguere, in uno spreco di congiuntivi srotolati a caso. Qualcuno mugugna, i più furbi hanno capito. La notizia è che la polizia e i carabinieri, o meglio chi rappresenta lo stato anche in quel di Opera, deve aver suggerito agli agitatori locali di An e Lega che il panettone potrebbero mangiarlo a San Vittore. Sotto natale, c’è da restare stupefatti: il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, allora esiste, anche se gli uomini che lui avrebbe dovuto dirigere, di concerto con la questura, l’altra sera hanno lasciato il campo libero a una vergognosa azione squadrista, anche annunciata. L’uomo è sul luogo, alla conferenza stampa preparata al municipio, e resta senza parole quando l’europarlamentare del Prc, Vittorio Agnoletto, gli chiede conto dell’incredibile assenza della forza pubblica (farà una interpellanza parlamentare). Il prefetto sgrana gli occhi, è un uomo sotto tutela e il suo tutor si chiama Filippo Penati, il presidente della Provincia di Milano, diessino pragmatico col pallino della sicurezza. Per una volta coraggioso. Il campo nomadi si fa, questo ci tiene a ribadire Penati dopo il raid, «e i responsabili vanno individuati e puniti» (applausi da tutto il parterre targato Prc). Al suo fianco, e capita spesso, siede il sindaco di Milano-faccio tutto io, Letizia Moratti. Quegli zingari, fino a due settimane fa abitavano a Milano, e lei ieri è «scesa» fino a Opera per ringraziare il sindacolocale e per saldare ancora di più quel «tavolo istituzionalebipartisan» che sta cercando di trovare soluzioni mediate tra sinistra e destra. Forse, è finita l’epoca Albertini. E il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti (Ds), stravolto per una decisione che gli è capitata fra capo e collo, finalmente può tirare un mezzo respiro di sollievo. Almeno fino al 28 dicembre, quando la Protezione civile, protetta dai poliziotti, rimonterà le tende per gli abitanti dell’ex campo di via Ripamonti. Dieci giorni fa li hanno lasciati mezzi nudi in mezzo alla strada. Il solito sgombero, con il solito corollario di oggetti sfasciati dagli uomini della polizia locale (vigili), strumenti musicali compresi. Ne devono aver recuperato qualcuno perché, mentre il comitato razzista strepita, stanno suonando nel campo da basket dell’oratorio. Un po’ in disparte come sempre, ma almeno per un giorno circondati dall’affetto obbligato di chi di tanto in tanto sente il dovere di distinguersi dai razzisti, dagli indifferenti e da chi sostiene che quando si parla di nomadi c’è poco da fare… Su tutti vigila don Virginio Colmegna, l’uomo ragno della chiesa milanese. Risolve problemi. Qualche zingara mima uno svogliato passo di danza, i bambini giocano e i volti della sinistra istituzionale (Farina, Muhlbauer, Quartieri) si concedono una salamella alla griglia. Cucinano gli scout. Poi tutti al dormitorio pubblico di viale Ortles. «Ma papà sono poveri?». No, sono zingari.

23 DICEMBRE 2006: IL PREFETTO CONVOCA I RAPPRESENTANTI DEI CITTADINI

I cittadini operesi sono convocati d'urgenza in Prefettura dal Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi.
Nella confusione del Presidio vengono scelte le cinque persone che gli operesi delegano a farsi portavoce delle istanze dei manifestanti: si tratta di Ettore Fusco, Vittorio Calvi, Ileana Zacchetti, Luca Mainardi e Luciano Solesin che scortati da alcune auto della Polizia si recano al colloquio in Corso Monforte.
Anche l'Europarlamentare leghista Mario Borghezio si reca con i cittadini a colloquio dal Prefetto e, dopo le trattative con i cittadini, il Dottor Lombardi ascolta anche lui.
Saputo dell'incontro si fanno trovare in Prefettura anche il ViceSindaco Tonino Liguori e due giovani facenti parte di un sedicente Comitato a favore del campo nomadi. Si tratta della figlia del capogruppo di maggioranza Angelo Scaglione ed uno sconosciuto accompagnatore.
Il ViceSindaco ed i due favorevoli al campo non vengono ricevuti dal Prefetto, anche poiché non convocati.
I rappresentanti dei cittadini ottengono la sospensione di qualsiasi attività fino almeno al 27 dicembre, giorno entro cui riunirsi con l'Amministrazione operese per valutare aree alternative.
Al ritorno in paese Ettore Fusco e Mario Borghezio riportano, megafono alla mano, quanto discusso in Prefettura alle centinaia di persone che, nell'attesa del rientro dall'incontro a Milano, si sono radunate occupando anche la sede stradale dell'intera rotonda dinanzi all'area circense.
Unica certezza è lo scioglimento del Presidio per i giorni 24, 25 e 26 dicembre: Il Prefetto ha garantito che nulla accadrà in quei giorni. Si torna tutti a casa con la promessa di ripristinare l'assedio al campo dall'alba del 27 dicembre, giorno di scadenza della tregua.

“Tregua natalizia” dopo l’intervento della lega
Opera, battuta d’arresto per il campo nomadi
Il prefetto assicura che i lavori resteranno fermi per tre giorni, intanto si cercheranno soluzioni alternative
di ALESSANDRO MORELLI (la Padania del 24 dicembre 2006)
La protesta della gente vince grazie alla Lega. Dopo 3 giorni passati all’addiaccio con i cittadini a presidiare anche di notte, la gente di Opera ha avuto una prima vittoria, il prefetto di Milano, Gianvalerio Lombardi, ha assicurato che i lavori per il campo nomadi non partiranno almeno fino al 27 dicembre. Anzi, grazie alla mediazione del rappresentante del Governo, che è riuscito a placare anche gli animi dei più decisi, è stato assicurato del tempo per trovare soluzioni alternative tra comitati e Comune prima dell’inizio dei lavori. “Tregua” natalizia assicurata dunque.Risultato ottenuto dunque, grazie all’intervento fondamentale della Lega che nei giorni scorsi era scesa in campo con il consigliere comunale di Milano, Matteo Salvini e il consigliere regionale Fabrizio Cecchetti e ieri con l’assessore regionale, Davide Boni e l’eurodeputato Mario Borghezio.
Zittite le tante balle ricamate dai media, la realtà dice che gli operesi scesi in piazza sono riusciti a sospendere la costruzione del campo per zingari. Cosa fatta capo ha.Dal 27 si vedrà dove mettere questi rom che nessuno vuole tranne il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti. «Siamo qui - afferma Borghezio - per ribadire la nostra vicinanza ai cittadini di Opera, deprecando il comportamento tenuto da alcuni violenti, probabilmente disobbedienti infiltrati, ma rimarcando i gravi errori del sindaco che ha preso una decisione repentina senza informare adeguatamente la popolazione».In queste situazioni, spiega Borghezio «bisogna avere la testa sulle spalle da entrambe le parti, capire le ragioni degli altri senza eccedere in protagonismi che rischiano di scaldare gli animi. Sbagliare è umano, il sindaco lo ha fatto, se lo ammettesse e tornasse indietro sui suoi passi nessuno lo criticherebbe. Invece la posizione di Ramazzotti - spiega Borghezio - è arroccata e la gente non può certo comprenderla».
«In questi giorni - afferma il consigliere comunale leghista di Opera, Ettore Fusco - è stata lesa la dignità degli operesi, apparsi come devastatori sulle pagine dei giornali. Ora però dobbiamo pensare a mantenere alta l’attenzione sulla promessa fatta: il presidio continua. Di promesse non mantenute da questo sindaco ne abbiamo avute già abbastanza e noi torneremo qui il 27 mattina per essere certi che nessuna opera venga fatta senza l’accordo con la cittadinanza».
Una vicenda fatta di lotta della gente sul territorio e di bugie, palesate nero su bianco sul Manifesto di ieri. In un articolo si dice che il sindaco operese “certo non si è autocandidato ad accoglierli (i rom, ndr)”, in un’altro nella stessa pagina in un’intervista a don Massimo Mapelli della Casa della Carità si scrive che la giunta di Opera si è comportata “con sensibilità e responsabilità” dando “la sua disponibilità a tamponare un’emergenza creata da altri”. Tesi tenuta anche dal prefetto Lombardi che nei colloqui avuti in mattinata con Borghezio e alcuni rappresentanti dei cittadini avrebbe affermato di aver ricevuto direttamente dal primo cittadino la proposta dell’area.
Evidentemente qualcuno non è chiaro con la cittadinanza, forse chi accusa di squadrismo la Lega per un presidio pacifico cui hanno partecipato studenti, pensionati e famiglie intere?Proprio su questo interviene il segretario leghista della Martesana, Marco Rondini che dopo aver letto la rassegna stampa di ieri afferma: «Un comportamento simile ce lo aspettiamo da RaiTre, non certo dai media vicini a Berlusconi. Purtroppo la realtà è stata palesemente falsificata, tanto che pubblicamente Penati si è complimentato con Tg5 e Giornale per l’informazione data sulla vicenda...».

22 DICEMBRE 2006: DOPO LA RIVOLTA SI ORGANIZZA IL PRESIDIO

Tg1 ore 20:00 del 22 dicembre 2006
Proteste contro insediamento nomade alle porte di Milano
Opera, alle porte di Milano, in rivolta contro il campo nomadi allestito per il periodo invernale, ieri erano state date alle fiamme le tende appena posizionate, il sindaco di Opera parla di gruppi organizzati di Lega e An che avrebbero guidato la rivolta.
INTANTO I CITTADINI operesi si organizzano e, dopo avere trascorso la notte all'addiaccio, cominciano a predisporre l'area "dell'assedio", con tavoli, bidoni, legna per scaldarsi, cibi e bevande per i "presidianti", un'azione indispensabile per dimostrare alle istituzioni che non si può insediare per legge qualcosa di illegale. Soprattutto non lo si può fare senza il consenso del Popolo.
La giornata fila via liscia con migliaia di persone che transitano dal presidio sin dalle prime ore del mattino ed alla sera si radunano circa 500 operesi davanti al Comune che, in corteo, sfilano lungo il Viale principale del paese che porta fino all'area circense dove, per tutto il giorno, gli inquirenti hanno raccolto prove per trovare i responsabili del rogo delle tende.
La notte precedente, quella dei disordini, è un ricordo. Adesso il paese è invaso da un centinaio di agenti tra polizia e carabinieri che si alternano nel presidio dell'area circense, del Comune ed anche della casa del Sindaco Ramazzotti.
Il Sindaco ha paura, ovviamente non esce di casa e se lo fa viene scortato. Ma la scelta è stata sua.
Il primo comunicato stampa dal Presidio:
COMUNICATO STAMPA: PRESIDIO OPERA “NO CAMPO NOMADI”
Udite le vergognose notizie riportate da rai tre nell’edizione della Lombardia, dal Gazzettino e da alcune dichiarazioni in una trasmissione di Antenna 3 teniamo a precisare quanto segue:
La Lega Nord per l’indipendenza della Padania prende le distanze da fatti illeciti verificatisi in occasione dell’inizio del presidio dell’area circense di Opera.
Ogni accusa di aver istigato e fomentato attività non legittime, al di fuori della mera occupazione per la tutela di una zona del nostro paese che non vogliamo sia adibita a campo nomadi, è assolutamente falsa è strumentale.
La Lega Nord è sempre dalla parte della gente e continuerà, con i cittadini operesi, a presidiare permanentemente l’area che il Sindaco di Opera vuole adibire a campo nomadi pur non approvando il gesto dei moltissimi cittadini che si sono recati, anticipando il corteo, a dare fuoco alle tende preparate per ospitare i nomadi. Cittadini infuriati ed esasperati dal comportamento del Sindaco che, in un giorno,ha imposto un campo nomadi ad Opera ignorando la protesta spontanea di migliaia di cittadini,
Il presidio ad oltranza terminerà solo quando il Prefetto prenderà in considerazione l’ipotesi di cercare una zona più idonea lontana dalle abitazioni; ovviamente non ad Opera.
Naturalmente ci riserviamo di tutelare la nostra immagine ed il buon nome del Capogruppo diffamato a mezzo stampa e televisione nelle sedi più opportune.
Opera, 22 novembre 2006
Ettore Fusco (Capogruppo della Lega Nord per l’indipendenza della Padania)

21 DICEMBRE 2006: IL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE E DELLE TENDE BRUCIATE

Il 21 dicembre 2006, nonostante l'assicurazione data il giorno precedente, il Sindaco Alessandro Ramazzotti autorizza l'inizio dei lavori all'interno dell'area circense di Via Marcora all'ingresso del paese.
All'alba giungono mezzi e persone della protezione civile milanese per allestire il campo, piazzare la fossa biologica e la rete fognaria, preparare gli allacciamenti di acqua potabile e luce ed installare la parabola TV.
Anche uomini della protezione civile di Opera contribuiscono alla colonizzazione dell'area ma, a detta degli stessi, a loro insaputa. Secondo quanti prendono parte alle operazioni il presidente locale della protezione civile comunica loro che si tratta di un'esercitazione. Ma l'impiego di ruspe per gli scavi rende alquanto sospetta questa loro affermazione.
Durante la giornata i cittadini si avvisano vicendevolmente di quanto accade dandosi appuntamento alle 21 presso il Municipio dove è in programma un Consiglio Comunale, già convocato da tempo, per altre ragioni.
Nella notte sono apparsi manifesti di Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia che invitano proprio i cittadini a dire la propria con la presenza in Aula e tentare di dissuadere dai propri propositi la Giunta operese.
Alle 21 sono mille gli operesi che circondano il Municipio, solo duecento riescono ad entrare nell'Aula Consiliare, gli altri restano fuori.
Inizia il Consiglio Comunale ma non c'è niente da fare, Ramazzotti non sente ragioni e parla di emergenza umanitaria, il suo Vicesindaco Liguori fa altrettanto con maggior arroganza ed il Consiglio viene sospeso dal Sindaco contestato da centinaia di persone contrarie alla sua scelta.
Mentre fuori dal palazzo alcune centinaia di persone aspettano notizie, all'interno dell'aula prende la parola il Consigliere leghista Ettore Fusco che, sollecitato dalla folla, contesta la scelta di Ramazzotti e lo invita a rivedere la sua posizione.
Gli animi sono incandescenti e l'unica soluzione pare quella di organizzare una protesta pacifica all'esterno del campo in allestimento per fare capire alle istituzioni che non vi è il consenso popolare e quindi non si deve portare ad Opera alcun campo rom.
Nel frattempo, all'esterno, centinaia di persone spazientite già si dirigono all'area circense incustodita e lasciata colpevolmente aperta.
L'unico Carabiniere presente in aula invita il Consigliere Fusco a calmare gli animi dei cittadini che dall'ingresso principale sembra spingano per voler entrare. Se dovessero sfondare le porte del comune - dichiara il militare - si renderebbe indispensabile l'intervento repressivo.
Così il leghista si affaccia al balconcino del Municipio ed invita la gente davanti al palazzo a stare calma, non fare gesti avventati ed aspettare che si scelga la metodologia della protesta.
Probabile soluzione quella di recarsi all'area circense per presidiare l'aree e contrastare la scelta del Sindaco di utilizzare un'area del Comune di Opera per dare accoglienza ad un campo rom. Opera non vuole diventare come alcuni quartieri periferici del capoluogo lombardo dove attorno ai campi nomadi regna un degrado vergognoso.
Ma oramai all'area circense sono già arrivati quattro, cinquecento cittadini che, trovando aperto il cancello ed incustodita l'area, entrano spontaneamente non sapendo cosa fare.
Proprio il non sapere cosa fare induce qualcuno al gesto estremo e, con un semplice accendino, si cominciano a dare alle fiamme le tende già montate.
La notizia giunge anche in Comune e molti si recano a vedere cosa succede, tra questi anche Fusco ed altri consiglieri di opposizione mentre, quelli di maggioranza, sono già scappati tutti per paura di essere linciati dalla folla inferocita.
Intanto il Sindaco riprende la seduta, davanti ai cittadini più tranquilli, ma dopo aver ripetuto la storia dell'azione umanitaria viene interrotto da un cittadino che gli espone semplicemente il pensiero degli operesi: "Signor Sindaco, abbiamo capito il suo pensiero, ma adesso che ha visto che noi operesi non vogliamo un campo nomadi a Opera, cosa pensa di fare?".
Ramazzotti interrompe definitivamente la seduta e se ne va sbottando: "allora non volete capire, me ne vado" e sparisce definitivamente con i pochi suoi colleghi rimasti.
Fino a notte fonda restano in strada i cittadini che nel frattempo organizzano un presidio fisso dinanzi all'area circense. Si stabiliscono i turni per passare anche la notte.
Il 21 dicembre 2006 iniziano i moti popolari con i disordini che proseguono fino a notte fonda.
Dal Tg1 del 22 dicembre 2006:
SPEDIZIONE PUNITIVA NEL MILANESE
Ieri sera ad Opera 300 persone hanno dato alle fiamme alcune tende della protezione civile approntate per ospitare una sessantina di rom sfollati da un campo abusivo.Il sindaco di Opera denuncia la presenza nel corteo di infiltrati esterni della Lega e di AN: Salvini e La Russa negano e quest'ultimo minaccia querele.
da Il Giornale
OPERA, 400 PERSONE IN PIAZZA. FUOCO E FIAMME CONTRO I ROM
di Paola Fucilieri
Un vero e proprio blitz. Conclusosi con 6 tende della Protezione civile bruciate e altre 7 divelte nel campo che il comune di Milano sta allestendo a Opera – all’angolo tra via Borsellino e via Marcora – per i nomadi sgomberati in zona Ripamonti due settimane fa. Quasi contemporaneamente un’incursione di circa 400 persone hanno impedito al consiglio comunale di Opera di proseguire mentre altri portavano come un trofeo, davanti al municipio, parte di quelle tende bruciate.A Opera i nomadi non li vogliono, è chiaro. Il sindaco Alessandro Ramazzotti (Ds), tra le 20 e le 21 di giovedì, ha tentato di illustrare al consiglio comunale e ai cittadini imbufaliti che affollavano l’aula il protocollo d’intesa appena raggiunto con le istituzioni milanesi per sistemare i 67 rom (di cui 34 bambini) che hanno dovuto lasciare l’accampamento abusivo di via Macconago giovedì 14 dicembre perché sgomberati dalla polizia. Il primo cittadino, però, si è dovuto interrompere perché il vociare di proteste gli impediva di parlare. E a nulla sono valsi i 15 minuti di pausa: Ramazzotti è stato costretto a sospendere il consiglio comunale mentre l’orda di gente, dietro incitazione dei rappresentanti della Lega, si riversava sulla strada e, bloccando il traffico davanti alla rotonda, agitava una specie di vessillo: il lembo di una delle tende che alcuni di loro avevano bruciato (probabilmente durante il consiglio comunale).In via Borsellino l’altra sera, subito dopo il rogo, sono giunti i carabinieri della compagnia di Corsico, quelli del nucleo radiomobile di Milano e, ieri mattina, la Digos che, insieme ai militari, ha presidiato la zona, non recintata e decisamente poco vigilabile. Sul posto sono state trovate delle taniche di benzina. E, oltre ai leghisti, c’è chi giura che tra i piromani ci fossero anche esponenti dell’estrema destra.Nei giorni scorsi a Opera era nato un vero e proprio vespaio di proteste quando il Comune e la Provincia di Milano – non appena deciso di approntare l’area verde all’angolo tra via Borsellino e via Marcora per il campo nomadi provvisorio, con le grosse tende azzurre riscaldate della protezione civile – avevano mandato subito sul posto le ruspe per iniziare i lavori. I residenti erano scesi allora sul piede di guerra, impedendo alle ruspe di andare avanti. E non erano stati solo i vertici della casa di riposo «Anni Azzurri» che si trova nell’area, ma tutti coloro che in quella zona stanno per andarci ad abitare.«È un’area dove sono state costruiti molti alloggi nuovi. E dove la gente non vuole più andare a vivere ora che sa che accanto ci saranno i rom. Avevamo detto no al campo nomadi di Noverasco e adesso ne allestiscono uno lì accanto» aveva protestato il sindaco di Opera con il prefetto Gianvalerio Lombardi lunedì quando, in piena emergenza proteste, era stato avvertito solo a lavori già iniziati. Poi le polemiche sembravano essersi quietate e l’accordo con la Provincia raggiunto. Ma c’era chi attendeva solo il momento giusto per agire. Adesso l’area dell’incendio è sorvegliata 24 ore su 24. Nel timore di nuovi blitz.

20 DICEMBRE 2006: SI COMINCIA A PARLARE DI AREA CIRCENSE PROPOSTA DA RAMAZZOTTI

Arrivano le prime prese di posizione politiche con un comunicato stampa dei consiglieri regionali leghisti:
OPERA (MI)
CECCHETTI E BONI: “NO AL CAMPO NOMADI AD OPERA”
In merito alla realizzazione di un nuovo campo nomadi sul territorio di Opera (MI), sono intervenuti il consigliere regionale della Lega Nord, Fabrizio Cecchetti e l’Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni.
“La Lega Nord – afferma Fabrizio Cecchetti – si dichiara fin da subito contraria ad ogni ipotesi di realizzazione di un campo nomadi sul territorio di Opera. E’ tempo che i sindaci di sinistra e il loro Presidente della Provincia, Penati, inizino a pensare ai problemi di cittadini e la smettano di regalare soldi a persone che non li meritano e che continuano a infrangere le leggi. Auspico che la solerzia riscontrata nel caso di nomadi e extracomunitari venga riservata anche a chi risiede da sempre nel nostro territorio, rispettando la legge e pagando le tasse. I cittadini onesti non vogliono più convivere con il degrado e gli episodi di criminalità spesso legati alla presenza dei campi nomadi.” “C’è il rischio concreto - continua l’Assessore regionale Davide Boni – che, nonostante le promesse del sindaco Ramazzotti di effettuare un intervento straordinario e limitato nel tempo, il campo si trasformi in una realtà permanente, con tutti i disagi che ne conseguirebbero. Proprio con le ultime modifiche apportate alla Legge regionale per il governo del territorio, n. 12 del 2005, sono state introdotte nuove disposizioni di indirizzo per attuare una corretta e ragionata localizzazione dei campi di sosta e transito dei nomadi. L’individuazione di aree nelle quali il piano dei servizi prevede la creazione di campi di sosta o di transito dei nomadi, dovrà essere effettuata solo attraverso il consenso dei comuni limitrofi. Faccio quindi appello ai consiglieri regionali affinché procedano in tempi rapidi all’approvazione delle modifiche alla legge 12 in aula consiliare”.
INTANTO: Il livello di allarme tra la popolazione cresce ma ancora nessuno sa cosa fare poiché notizie certe non ce ne sono. Ramazzotti assicura (telefonicamente a Fusco) che non partono i lavori ma che bisogna prendersi la responsabilità di aiutare degli sfollati con un'emergenza umanitaria. Le voci sul luogo dove si potrebbe insediare il campo sono vaghe ma si parla già di Area Circense anche se il Sindaco garantisce che neppure il 21 potranno partire i lavori in quanto proprio il ventuno, alle ore sedici, avrebbe un incontro in Prefettura per discutere la questione.
Il 21 è giorno di Consiglio Comunale fissato da più di una settimana, prima che scoppiasse la questione nomadi, e quindi parte oggi il tam tam per invitare più cittadini possibile a partecipare alla seduta consiliare che riunisce l'intera Amministrazione. L'intento è quello di dissuadere il Sindaco dai suoi propositi di accoglienza facendo sentire la voce del popolo sovrano. Nella notte tra il 20 ed il 21 appaiono infatti i manifesti di Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia che invitano la gente a partecipare al Consiglio Comunale. Anche gli sms intasano i ponti radio giungendo praticamente a tutti gli operesi.

19 DICEMBRE 2006: LA POPOLAZIONE COMINCIA A MOBILITARSI

Il primo appello ai cittadini è del Consigliere Ettore Fusco che apprende dal Sindaco Ramazzotti l'intenzione di mantenere sul territorio comunale il campo rom:
MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO L’INSEDIAMENTO A OPERA DI UN CAMPO NOMADI. IL SINDACO RAMAZZOTTI HA ANNUNCIATO DA DOMATTINA L’AVVIO DEI LAVORI CHE DURERANNO POCHISSIMI GIORNI ED ENTRO NATALE AVREMO UNA BELLA SORPRESA. UN CAMPO NOMADI DAVANTI ALLE VILLETTE A SCHIERA DI NOVERASCO, DIETRO GLI ANNI AZZURRI… DAVVERO UN BEL REGALO DI NATALE PER GLI OPERESI!
TUTTI A NOVERASCO, DIETRO GLI ANNI AZZURRI, A MANIFESTARE LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI RESIDENTI DELLA ZONA E LA CONTRARIETA’ AD OGNI INSEDIAMENTO CHE POSSA RECARE UNA TANTO GRAVE TURBATIVA ALLA VITA DEGLI OPERESI.
NON FACCIAMOCI PRENDERE SEMPRE IN GIRO.. NON SUBIAMO LE IMPOSIZIONI DI CHI VUOLE DISTRUGGERE LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA CULTURA, LA NOSTRA SICUREZZA. SIAMO OPERESI, NON STUPIDI!

18 DICEMBRE 2006: ARRIVANO LE RUSPE A NOVERASCO

NOMADI, I RESIDENTI BLOCCANO I LAVORI
Da "Il Giornale" del 19 dicembre 2006
Sono stati bloccati dai residenti i lavori per il nuovo campo nomadi in via Borsellino al confine con il Comune di Opera. E proprio dal Comune di Opera (che non era stato avvertito) sono arrivate le proteste rivolte a Provincia, Comune e Prefettura, che avevano trovato un accordo per costruire il nuovo campo dove ospitare i circa 67 rom, 34 dei quali minori, sgomberati il 14 dicembre da via Ripamonti. Soluzione ideale visto che l'area dove far sorgere la struttura d'accoglienza era dello stesso proprietario di quella sgomberata.Ma nella zona, a Noverasco, ci sono una casa di riposo ma soprattutto tante villette. «Saranno oltre un centinaio di famiglie» spiega il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti (Ds). Quando hanno visto la ruspa ieri mattina, gli abitanti sono andati in strada a fermarla e intanto qualcuno è corso ad avvisare il sindaco che nel pomeriggio ha incontrato l'assessore alla Protezione civile della Provincia, Francesca Corso, e il prefetto Gian Valerio Lombardi.«Non è una cosa pregiudiziale, di chi è comunque contro - sottolinea Ramazzotti - ma c'è stato un corto circuito». Quello creato dal fatto che nessuno ha avvisato Comune e residenti, che per ora hanno ottenuto il blocco dei lavori fino a domani quando ci sarà un nuovo incontro (la conferma verrà oggi) in Prefettura. E proprio la Prefettura spera in una soluzione «in tempi brevissimi». Anche l’assessore Corso dice che «per domani ci saranno sviluppi interessanti».Il sindaco Ramazzotti oggi alle 11 incontrerà i residenti: «Come Comune - spiega - abbiamo dato la disponibilità a cercare una soluzione anche perché chi deve andare nel campo è povera gente che non ha un posto. Ma senza avvertire tutto si complica: di fronte a un atteggiamento incauto il rischio è che le cose si incaglino».
INTANTO I CITTADINI: Mentre i residenti della Via Borsellino ed i vicini noveraschesi con l'aiuto dei mezzi di alcune aziende locali riuscivano a bloccare i lavori, nella vicina Opera giungeva la notizia tramite richieste di aiuto via E-mail ed il passaparola cominciava ad interessare sempre più persone che si organizzavano per dare manforte ai residenti di Noverasco per evitare che un campo irregolare fosse trasferito davanti alle abitazioni dei cittadini legittimamente preoccupati.

14 DICEMBRE 2006: tutto ebbe inizio con lo sgombero in Via Ripamonti

SGOMBERATO IL CAMPO ROM DI VIA RIPAMONTI
Oltre 100 persone accolte alla Casa della Carità, 18 portate in questura
Da Afffari Italiani del 15 dicembre 2006
Abbattute le baracche dei rom di via Ripamonti, su un terreno occupato da un anno e mezzo; bambini portati alla Casa della Carità. Don Colmegna: ''Si è deciso di procedere alla vigilia di Natale. Milano rischia di trasformarsi in una polveriera''. Sono arrivati senza preavviso, ma con le ruspe, per abbattere le baracche dei rom di via Ripamonti a Milano. Ex sede del poligono di tiro, estrema periferia sud della città. Siamo all’altezza del civico 342. Un centinaio di persone aspetta ora per strada, di fronte a quello che resta delle loro case. Ci sono uomini, donne mentre una trentina di bambini sono stati subito accompagnati alla Casa della Carità. Spaventati. “Un’azione improvvisa, nessuno sapeva nulla – dice don Virginio Colmegna, immobile davanti alla baraccopoli -. Questa operazione sarebbe rimasta anonima se non fossimo intervenuti”. Nomadi sì, ma tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno. Solo 18 persone sono state portati in Questura per accertamenti. In100 acolti dalla Csa della Carità.
“Nessun problema: tutto tranquillo – dice la Polizia -. Non ci sono stati scontri. E ora all’interno del campo non è rimasto più nessuno”. Provincia e Comune non sanno niente. La decisione è stata presa in via Fatebenefratelli, su richiesta di un privato, il proprietario dell’area. Circola il nome di Salvatore Ligresti.
“Queste persone occupavano quel terreno ormai da un anno e mezzo – prosegue il sacerdote - e si è deciso di procedere solo ora, alla vigilia di Natale. Lo dico senza polemiche, ma Milano rischia di trasformarsi in una polveriera, se non si procede agli sgomberi con un piano ben organizzato”.
Anche in via Vivaio, c’è stupore: si attende ora la convocazione in Prefettura. Si spera, nel pomeriggio. “I problemi non si risolvono così, esiste un tavolo interistituzionale attorno a cui trovare soluzioni e non è stato rispettato – dice Francesca Corso, assessore ai Diritti dei cittadini della Provincia di Milano -. Questi interventi vanno concordati per garantire alla persone un’accoglienza adeguata”. Tensioni nell’aria dunque che rischiano di riportare la città al clima incandescente del giugno 2005, quando lo sgombero del campo nomadi di via Capo Rizzuto creò un’emergenza abitativa per 76 persone rimaste senza casa dall’oggi al domani. Passarono dalla baracca, al parcheggio di Molino Dorino per “finire” alla Casa della Carità. “Il rischio di tutto ciò è la creazione di nuovi insediamenti – commenta perplessa l’assessore Corso -. Prima si cerchino alternative reali, poi si intervenga”.
Il campo ora è deserto. Don Virginio Colmegna si è offerto di portare alla Casa della Carità gli oggetti personali dei Rom, almeno quelli che le ruspe non hanno distrutto. Ma il vero problema restano le persone. Non tutti hanno deciso di farsi accogliere dalla struttura del sacerdote. “Io lì non ci voglio andare – dice L., uno di loro -. Preferisco andarmene per la città e trovare un altro posto.
"Sui rom c'è un tavolo aperto in prefettura, sarebbe stato meglio che noi fossimo informati". Così l'assessore comunale alle Politiche sociali, MariolinaMoioli, risponde riguardo allo sgombero eseguito stamani in un campo nomadi di via Ripamonti. Uno sgombero, spiega Moioli, "richiesto da un privato", proprietario dell'area di via Ripamonti. "Ora ci troveremo all'incontro in prefettura, che abbiamo richiesto il vice sindaco, Riccardo De Corato, e io".

8 DICEMBRE 2007 CASONI SGOMBERATA

Dopo oltre tre mesi di presidio anche i cittadini di Pieve Porto Morone, in particolare della frazione di Casoni, hanno ottenuto l'agoniato sgombero del campo istituito dalla Prefettura senza l'autorizzazione del popolo.
Opera si rallegra con i pievesi che si sono battuti tenacemente senza mai mollare ed hanno ottenuto sfidando le istituzioni il ripristino della legalità laddove, la presenza delle forze dell'ordine lo dimostra, non si poteva più condurre una vita tranquilla.
Anche questa volta alcuni di noi possono dire "io c'ero", e lo hanno fatto disinteressatamente, in un comune che dista quaranta kilometri dal nostro.
Speriamo che la smettano di fare queste prepotenze e che la gente si faccia sempre sentire quando si sente ingiustamente sopraffatta dalle istituzioni.

COMUNICATO STAMPA: 5 DICEMBRE, TEMPO ABBONDANTEMENTE SCADUTO

Menzogne su menzogne e propaganda di regime. A tempo abbondantemente scaduto non si è ancora risolto il problema della Cascina Gandina a Pieve Porto Morone dove, da oltre tre mesi, alloggia una parte della comunità rom sgomberata in seguito all’ordinanza del Sindaco di Pavia Piera Capitelli dall’area ex Snia a Pavia e sistemata in una struttura della Curia di Lodi con il beneplacito del Prefetto pavese Ferdinando Buffoni.
I cittadini di Pieve Porto Morone sono stanchi di essere presi in giro e di restare inermi dinnanzi allo scadere di ogni data ultima che le istituzioni promettono per la soluzione del problema.
Non è ammissibile che uno Stato democratico si prenda gioco dei cittadini, attraverso le sue rappresentanze sul territorio, e non faccia gli interessi degli italiani ma, bensì, copra inefficienze dell’apparato burocratico e legislativo di un Paese che non riesce a risolvere un problema che rischia di giungere ad un punto di non ritorno.
Se non si controllano i flussi migratori e non si restituiscono ai cittadini la fiducia nelle istituzioni e la sicurezza di essere tutelati dalle forze dell’ordine questo paese cadrà nel kaos.

Per quanto riguarda la tensione sociale causata dall’incauta sistemazione di famiglie senza fissa dimora e senza lavoro, all’interno di una piccola comunità prevalentemente agricola, siamo ancora in attesa che la magistratura avvii un procedimento contro il Prefetto di Pavia Ferdinando Buffoni per "istigazione all'odio fra le classi sociali attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità".

COMUNICATO STAMPA: PIEVE PORTO MORONE VINCE

Oggi vanno via le ultime famiglie che ancora soggiornavano alla Cascina Gandina di Pieve Porto Morone. Dopo tre mesi di presidio finalmente i pievesi potranno tirare un sospiro di sollievo e tornare ad essere padroni in casa propria. Padroni di uscire dalle proprie abitazioni senza trovarsi dinnanzi ospiti poco graditi, senza essere controllati a vista da pattuglie della polizia o dei carabinieri, senza essere invasi da centinaia di militari in tenuta antisommossa ogni volta che la gente decide di manifestare un dissenso nei confronti delle istituzioni.
Finalmente non si vedranno più quegli individui di estrema sinistra che portavano aiuti e solidarietà per apparire sui giornali. Finalmente i giornali non si occuperanno più di Pieve Porto Morone, Casoni e la Gandina. Finalmente il Ministro Ferrero non scomoderà più paroloni come pogrom, di cui forse neppure ne comprende il significato, per apostrofare gente onesta che paga le tasse e chiede di essere rispettata.
Anche noi di Opera ci siamo stati, con gli amici pievesi, ed abbiamo contribuito nel nostro piccolo a fare si che anche a Pavia, in una piccola frazione di Pieve Porto Morone, tornasse sovrana la volontà popolare.
Questa sera anche Opera sarà al presidio di Pieve Porto Morone per accertare la liberazione di Casoni.

MILANO 1 DICEMBRE 2007: LA POLIZIA CONTRO IL GOVERNO PRODI PER LA SICUREZZA

Il presidio di Opera era presente alla manifestazione della Polizia organizzata oggi a Milano per dimostrare contro i tagli in finanziaria che penalizzano i tutori dell'ordine, quindi la nostra sicurezza, ed il rinnovo del contratto degli agenti che li vede molto penalizzati rispetto ad altre categorie del pubblico impiego.
Un poliziotto demotivato è certamente un pessimo biglietto da visita per uno Stato che necessita, oggi più che mai, di essere difeso e di poter difendere anche i suoi cittadini.
Cinquemila persone hanno sfilato da Porta Venezia alla Via Manzoni dove i segretari dei sindacati del settore e l'On. Roberto Maroni hanno parlato agli intervenuti. Al corteo hanno partecipato oltre agli agenti di ogni reparto di polizia anche semplici cittadini, militanti della Lega nord ed alcuni politici tra cui la Ferretto, l'On. Ignazio La Russa ed il Vicesindaco di Milano Riccardo De Corato.
Nella foto: Alcuni presidianti oggi a Milano

SABATO 1 DICEMBRE A MILANO

Il Presidio di Opera sfila per le vie cittadine del capoluogo lombardo per dimostrare contro il Governo Prodi ed i tagli al welfare con il conseguente innalzamento dell'età pensionabile dei difensori dello Stato e la riduzione del coefficiente con cui sono stabiliti i lavori usuranti ai fini pensionistici.
Il poliziotto quindi lavorerà di più e percepirà meno pensione, tutto questo rischiando la vita quotidianamente.
Grazie a Prodi questo paese sta toccando il fondo.
OPERA: RITROVO ORE 8 EX COOP
MILANO: CONCENTRAMENTO ORE 9 BASTIONI PORTA VENEZIA
A seguire corteo fino alla piazza della Scala e comizi dei rappresentanti sindacali.

SABATO 24 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE PER LA LEGALITA' A PIEVE PORTO MORONE

Anche Opera è con i pievesi che manifestano sabato sera per il rispetto della legalità nel comune del pavese dove sono stati trasferiti i rom sgomberati dall'area Ex Snia di Pavia.
Facciamo appello a tutte le forze democratiche affinchè manifestino con i cittadini di Casoni, la frazione interessata dall'insediamento coatto, per chiedere a gran voce che siano rispettate le leggi e non sia fatto passare il principio che il Sindaco di una grande città, con la complicità del Prefetto, possa sbarazzarsi dei suoi campi nomadi irregolari spedendoli nelle piccole realtà agricole che politicamente contano poco più di niente.
Noi ci saremo e speriamo altri si aggreghino. Sabato 24 dalle ore 20.30 a Pieve Porto Morone.

MARIO BORGHEZIO A OPERA DOMENICA 18 NOVEMBRE

DOMENICA 18 NOVEMBRE ALLE ORE 10,00 PRESSO IL GAZEBO DELLA LEGA NORD IN VIA DANTE VICINO ALLA FERMATA DEL BUS ZONA MUNICIPIO ARRIVA L'ON. PARLAMENTARE EUROPEO MARIO BORGHEZIO.

Quello di Mario è un gradito ritorno, dopo le visite nel periodo del Presidio e l'interessamento che anche dalla sua alta carica ha sempre profuso per trovare una soluzione al problema che abbiamo vissuto questo inverno.

Mario Borghezio è venuto a Opera in occasione del primo incontro con il Prefetto Lombardi ed in occasione delle due grandi manifestazioni popolari che abbiamo organizzato per sensibilizzare la gente e l'opinione pubblica. Mario Borghezio si è "costituito" al PM quando siamo stati indagati, dichiarandosi colpevole quanto noi cittadini, e l'ha rifatto in occasione del rinvio a giudizio di Ettore Fusco a cui ha mostrato tutta la propria solidarietà in più occasioni.

Mario Borghezio è uno di noi che torna a Opera anche per presentare la rivista della nuova associazione che presiede e che avrà certamente un gran successo: "IDEE PER L'EUROPA DEI POPOLI".

VI ASPETTIAMO TUTTI AL GAZEBO DELLA LEGA NORD, DOMENICA 18 NOVEMBRE ALLE ORE 10,00 IN VIA DANTE ALLA FERMATA DEL BUS ZONA MUNICIPIO.

Al gazebo sarà possibile firmare le petizioni popolari:

  • STOP IMMIGRAZIONE frontiere chiuse per 5 anni
  • NO INCENERITORE e mostri ecologici a Opera

Il Comunicato Stampa: http://leganordopera.blogspot.com/2007/11/comunicato-stampa-lon-mario-borghezio.html

Altre informazioni in merito su: http://leganordopera.blogspot.com/2007/11/borghezio-opera.html

COMUNICATO STAMPA: FUSCO RINVIATO A GIUDIZIO

Opera, 9 novembre 2007
“Ho appena appreso dal mio difensore di fiducia, l’Avvocato Simona Norreri di Milano, che il Giudice ha accolto la richiesta del PM Laura Barbaini ed ha decretato il mio rinvio a giudizio per il reato d’istigazione a delinquere a seguito dei fatti del 21 dicembre dello scorso anno, quando, durante un infuocato Consiglio Comunale, gruppi di cittadini decisero di recarsi al campo nomadi in allestimento facendo giustizia sommaria e devastando le tende già montate.
Secondo il PM ed il GIP, evidentemente, avrei avuto tanta influenza da muovere un migliaio di persone, in un paesino noto per la sua tranquillità, facendo loro compiere un atto criminale.
Se così fosse mi domando come mai non sia ancora riuscito a farmi eleggere Sindaco, ma sia invece dovuto soccombere, ben due volte, dinnanzi allo strapotere della sinistra che vinse addirittura, con il sessantaquattro per cento di preferenze, le ultime elezioni comunali.
Penso invece che la gente ne abbia piene le scatole di chi delinque ed abbia deciso di non ascoltare i politici che promettono sempre pace, amore e prosperità. Per una sera i miti cittadini di Opera si sono trasformati in persone assetate di giustizia.
Chi di noi non ha mai affermato che se dovesse prendere un ladro in casa lo ucciderebbe?
Quanti di noi, invece, hanno mai ammazzato o anche solo desiderato la morte di un ladro arrestato?
Quella sera ad Opera la gente si è sentita come se fosse davanti al ladro, metaforicamente parlando, considerando un reato, una violenza verso se stesso ed i propri cari, l’imposizione di un campo nomadi all’ingresso del proprio paese. Quella sera gli operesi hanno devastato il campo come chiunque di noi ammazzerebbe un ladro che massacra di botte la propria moglie. Si sentivano minacciati, in pericolo.
A mente serena nessuno approva, oggi, quanto è successo quella sera né tanto meno afferma che lo rifarebbe.
Certo è che Ettore Fusco, quella sera, era in Consiglio Comunale e fra la gente che lo ascoltava non c’erano quelli che già erano andati al campo a bruciare le tende.
Ettore Fusco quella sera si è macchiato di un'unica colpa. Chiedere che fossero rispettati i cittadini invocando a gran voce una protesta pacifica che sarebbe dovuta restare nell’alveo della legalità come poi, per due mesi di presidio, è stato.
La fiducia che continuo a riporre nelle istituzioni e nella Magistratura rasserena il mio futuro mentre attendo quel giusto processo che sentenzierà la mia totale estraneità al reato addebitatomi”.

PRESIDIO in Via Treccani degli Alfieri

Opera, 31 ottobre 2007
Ieri sera erano molti gli operesi presenti al presidio per la LEGALITA' in Via Treccani degli Alfieri dove Telenova aveva piazzato le telecamere per una diretta televisiva con alcuni politici in studio. L'accampamento abusivo al Ticinello dista dal nostro paese cinque kilometri ma l'Assessora Provinciale Corso pare non abbia gradito la nostra presenza quasi non fosse motivata ed ha persino fatto illazioni pesanti su quanto accaduto a Opera il 21 dicembre. Come se lei sapesse cosa è successo e chi ha devastato il campo. Speriamo l'abbia sentita qualche magistrato e possa interrogarla. Del resto l'abbiamo sempre sostenuto anche noi che siano state squadracce della sua parte politica che volevano alimentare la tensione e provocare quegli scontri sociali che, purtroppo per loro, non si ripetono dagli anni settanta. Ottima la diretta televisiva che ha dato la possibilità ai telespettatori di udire vergognose parole da un sindacalista CGIL che si preoccupa più dei rom che dei lavoratori, dalla comunista italiana Corso che faceva notare come a Opera il campo cominciava a funzionare sottolineando appunto la non temporaneità di quell'insediamento che nelle loro intenzioni sarebbe diventato un "villaggio della solidarietà", dal rappresentante dell'Opera Nomadi, sganciato dalla realtà e con una visione dei nomadi tutta sua, nonostante le stesse immagini che scorrevano non fossero troppo edificanti per i rom.

Dalla parte dei cittadini Matteo Salvini, Capogruppo della Lega Nord a Milano Giovanni De Nicola, Consigliere Provinciale di AN ed alcuni consiglieri di zona presenti al presidio tra cui il leghista Alessandro Morelli. La Ferretto di AN, Consigliera Regionale, dal canto suo si è mostrata piuttosto confusa sulle proposte. Del resto è un problema del suo partito che oramai, ideologicamente alla deriva, si ritrova ad essere favorevole a tutto quello che fino a poco tempo fa combatteva. Neppure il Consigliere di zona, il più combattivo finiano al presidio, del resto ne condivideva le parole. Tra le eresie della bionda consigliera la proposta di regolarizzare, oltre tutti gli zingari oramai italiani (seppure in campi abusivi), un irregolare ogni mille residenti. Assurdo, lo facciano pure... ma in Romania!

Un ringraziamento agli operesi presenti che hanno effettivamente recepito le indicazioni di chi cercava di convincerci che potevamo dormire sonni tranquilli con il campo di Ramazzotti poiché i rom, secondo loro, non delinquono vicino al campo di appartenenza. Per questo eravamo in Treccani degli Alfieri a cinque kilometri da Opera dai nostri potenziali "visitatori". Dei nostri al Presidio c'erano: Fabrizio, Maurizio, Giuseppe, Alessandra, Ettore, Salvatore e Renato.

OPERA GAGIA ALL'AUDITORIUM SAN FEDELE

30 ottobre 2007 - Opera Gagia - Prosegue il ciclo “Contro l’identità contro”
con un docu-film sui rom di Opera Milano (MI)
Auditorium San Fedele Via Hoepli 3/B - Milano
proiezione
Opera Gagia - Prosegue il ciclo “Contro l’identità contro” con un docu-film sui rom di Opera
Martedì 30 ottobre Popoli organizza una serata tutta dedicata alla cultura rom con la proiezione del documentario Opera Gagia, di Antonio Bocola (regista di Fame Chimica). Il documentario racconta l'arrivo di un gruppo di rom, nel dicembre 2006, nel comune di Opera e le reazioni della popolazione. La proiezione del video, prodotto dalla Provincia di Milano, sarà seguita da un dibattito con la partecipazione dello stesso regista, di Tommaso Vitale, docente di Sociologia nell'Univeristà di Milano-Bicocca, di esponenti dell'associazionismo e rappresentanti delle comunità rom di Milano.
L'evento, realizzato in collaborazione con il mensile di ricerca e intervento sociale Aggiornamenti Sociali, avrà luogo nell'Auditorium San Fedele, in via Hoepli 3/B, a Milano.
La serata è a ingresso libero.
L'iniziativa è il secondo appuntamento del ciclo di incontri che Popoli, il mensile internazionale dei gesuiti, propone con l'obiettivo di incontrare e conoscere le diverse culture presenti sul nostro territorio. Lo scopo è andare oltre la frequente strumentalizzazione del concetto di identità, usato per giustificare arroccamenti e chiusure. "Contro l'identità contro", questo il titolo della serie di serate, rifiuta questo approccio e intende invece promuovere una "identità aperta": aperta a conoscere, riflettere, con-vivere.
Il ciclo si è aperto con lo spettacolo di "cabaretnico" Strangers in the night, realizzato dagli attori stranieri del laboratorio di Zelig Cabaret, e si concluderà mercoledì 7 novembre con una tavola rotonda dedicata all'incontro-scontro tra Occidente e Islam. Gli eventi hanno il contributo della Provincia di Milano e di Banca Etica e il patrocinio della Regione Lombardia.
Per maggiori informazioni:
Marta Zanella
02.86.352.1
popoli@popoli.info
http://www.popoli.info

APPIGNANO DEL TRONTO, VERGOGNA ED INDIGNAZIONE

Dal Presidio di Opera giunge la solidarietà alle famiglie delle vittime di Marco Ahmetovic il rom che, alla guida ubriaco del suo furgone, si rese colpevole della morte di quattro giovani nel mese di aprile. Oggi il Signor Ahmetovic soggiorna in un residence in riva al mare dove si fa ritrarre mentre fuma sigarette in terrazza sotto il sole della riviera marchigiana e dove guarda la televisione e scrive le sue memorie al computer. Naturalmente un simile trattamento alla gente del posto, che chiederebbe addirittura la pena di morte, non va certo giù. La condanna a sei anni e mezzo di vacanze forzate nel residence di Porto d'Ascoli non l'hanno certo gradita i conoscenti ed i familiari dei quattro giovani che anche via internet gridano vendetta.
Passi per l'infamia della sentenza di quella stessa magistratura che perseguita gente innocente che protesta contro l'illegalità al proprio paese, è il caso di Opera e del suo Presidio che ha scacciato il campo nomadi con i relativi strascichi giudiziari, ma proprio le parole del Sindaco rasentano l'istigazione a delinquere; contro lei stessa: "Attenti - dice Nazzarena Agostini Sindaco di Rifondazione Comunista - perchè c'è Forza Nuova che soffia sul fuoco e di questo passo chissà come andrà a finire".
Tutto questo perchè i cittadini del suo paese, gli appignanesi, proprio non hanno digerito la tragica morte di quattro di loro ed il seguente trattamento con i guanti riservato al rom colpevole di quella strage. I cittadini protestano e chiedono giustizia e lei, Sindaco di Appignano rea di non avere ascoltato la gente quando chiedeva che venissero mandati via i rom, cosa dice? "Attenti perchè c'è Forza Nuova", incredibile!
Passino tutte le scuse addotte per la propria incompetenza ed inadempienza nel gestire insediamenti abusivi nel proprio territorio, ma addirittura allertare la gente verso un falso pericolo che, detto da chi non è certo di estrema destra, è mille volte meno consistente rispetto alla presenza dei rom, dello Stato e dei Sindaci comunisti!
AGGIORNAMENTO: TRASFERITO IN CARCERE IL ROM

COMUNICATO STAMPA: LA PM BARBAINI CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO PER ETTORE FUSCO.

Opera, 12 ottobre 2007
Ettore Fusco è sconvolto anche dalla sola ipotesi che possa essere processato per avere detto che la solidarietà ai nomadi non è interesse dei cittadini di Opera e che il Sindaco Ramazzotti se voleva fare missioni umanitarie se le poteva fare in casa sua, con i suoi soldi.
Il leader della protesta di dicembre contro l’insediamento di un campo nomadi a Opera è stato proposto, dalla PM Laura Barbaini che ha concluso le sue indagini, per un rinvio a giudizio che prelude un processo annunciato nei confronti del Consigliere Fusco della Lega Nord reo di avere espresso le proprie idee in Consiglio Comunale. Nessuna giuria popolare potrebbe mai contestare neppure una virgola del suo discorso, in quella sede istituzionale, in cui è rimasta circoscritta la protesta dei cittadini di Opera.
Le intenzioni del leghista, messe poi in atto a partire dalle ore successive a quelle in cui ignoti avrebbero dato alle fiamme le tende nella sera del 21 dicembre del 2006, erano quelle di presidiare l’area antistante il campo in allestimento per evitare che si potesse insediare un campo nomadi senza almeno dimostrare la contrarietà della cittadinanza.
Il campo era stato voluto dal Sindaco di Milano Moratti e da quello di Opera Ramazzotti con il supporto del Presidente della Provincia Penati e del Prefetto di Milano.
Siamo indignati per come sia stata portata avanti l’indagine sottovalutando le ragioni di Fusco che è stato ascoltato dalla PM solo venerdì scorso su richiesta dei legali dell’imputato che, altrimenti, non sarebbe neppure stato sentito in merito alla vicenda.
E’ parere del Consigliere Fusco che si sia tramato alle sue spalle al fine di preconfezionare un mandante politico, con il supporto di testimonianze e relazioni agli atti processuali senza alcun fondamento di verità, ed altri otto responsabili di reati minori da indicare quali esecutori materiali del reato più odioso da digerire. Gli operesi non hanno incendiato nulla né tanto meno sono razzisti, come dai mass media sono stati dipinti per tutta la durata del presidio anti rom.
Se oggi Opera è ancora un Paese dove il livello di sicurezza è accettabile il merito va dato a quelle persone, Fusco in prima linea, che hanno creduto nel diritto all’autotutela ed alla difesa personale mediante la pacifica ma determinata protesta di piazza.
Il paese si stringe attorno al suo rappresentante confidando nella Provvidenza e nel buon senso della Magistratura.

Ufficio Stampa Lega Nord Opera.

COMUNICATO STAMPA: HANNO RESO INVISIBILI I ROM CACCIATI DA OPERA

Opera, 10 ottobre 2007
Su Repubblica troviamo il solito siparietto di Don Colmegna che notizie recentissime danno in contatto con potenziali sostenitori dei suoi servigi prestati a favore dei rom a Milano. Il Don meneghino, recatosi in Romania per insediare una fabbrica di mattoni, o almeno così dichiarò alla sua partenza, torna a Milano con l'offerta di sovvenzioni alle associazioni come la sua che si occupano di aiutare i rom nel capoluogo lombardo. Sembra fantascenza ma dal paese di origine dei rom rumeni arrivano soldi pur di non riportarne indietro, neppure per lavorare come era nei progetti del prete della Caritas, nella disastrata Romania. Dopo lo sciopero della fame, che ha rimesso in linea Don Virginio Colmegna effettivamente un pò sovrappeso, e la storia del Pullman che avrebbe dovuto passare una notte per parrocchia, se non fosse che una sola parrocchia milanese si sia resa disponibile, il Don torna a parlare dei rom di Opera e lo fa per elogiare il suo lavoro ed il risultato ottenuto con i malcapitati nel campo provvisorio a sud di Milano. Secondo Don Colmegna infatti queste persone sarebbero oggi tutte ben integrate, con un lavoro ed una casa. Una vita normale insomma.
Da Repubblica abbiamo estrapolato questo brano: «Se i bosniaci del Vigentino cercano il silenzio e l´isolamento, i rom romeni come quelli del Triboniano devono nascondere la loro identità zingara per potersi integrare. "Sono persone che devono diventare fantasmi - si arrabbia don Colmegna - Non sono riconosciuti come potenziali abitanti, ma devono scomparire per magari ricomparire sotto un´altra veste". Dice che i milanesi gli chiedono sempre: dove sono quelli di Opera? I rom cacciati dalla gente di Opera, che con un vero pogrom diede fuoco alle tende che li doveva ospitare. "Li abbiamo resi invisibili", dice. Racconta che uno di loro ha trovato casa e lavoro, e un vicino con cui ha fatto amicizia gli ha lasciato le chiavi andando in ferie: "Perché sai, in giro ci sono tanti zingari... ". Al lavoro e al padrone di casa si presentano solo come romeni: "Invisibili. Ci sono bambini che a scuola non possono fare vedere i propri genitori"».
Hanno reso invisibili i rom di Opera, dichiara Don Colmegna. La cosa ci preoccupa poichè abbiamo letto più volte che erano tutti sistemati in case dove pagavano l'affitto. Tutti con un lavoro. Eppure ricordiamo che una famiglia intera venne espulsa per aver violato il patto di legalità a Opera mentre, al Parco Lambro, vennero espulsi per la stessa ragione altri 26 nomadi che provenivano dal campo provvisorio operese. Le cronache del momento addirittura li davano per evasi dai due pullman che li riportavano in Romania.
Più volte ci siamo domandati se Don Colmegna abbia perdonato tutti quei rom, che avevano violato il patto di legalità, oppure se li abbia lasciati al loro destino in alcuni dei tanti campi abusivi del milanese.
Invece, a parte queste frasi buoniste che troviamo ogni tanto su qualche compiacente quotidiano di sinistra, purtroppo, di più non riusciamo a sapere.
Considerato che la metà dei nomadi presenti nel campo di Opera sono stati in buona sostanza espulsi, per avere violato il patto di legalità, siamo seriamente inquietati per quest'ultima affermazione dell'uomo di chiesa: "I rom cacciati dalla gente di Opera... li abbiamo resi invisibili".
Preferiamo limitarci a pensare che siano tornati ad essere invisibili in qualche campo nomadi abusivo... piuttosto che temere il peggio. Il pogrom è stato fatto dalla "gente di Opera" del resto.

COMUNICATO STAMPA: FUSCO SOTTO TORCHIO DAL PM BARBAINI

Opera, 6 ottobre 2007
Ci aspettavamo un atteggiamento diverso da parte del PM milanese Dottor Laura Barbaini nell’interrogatorio richiesto dalla difesa di Ettore Fusco per deporre in merito alle indagini sulla vicenda del rogo delle tende del 21 dicembre 2006 a Opera.
Dopo dieci mesi la magistratura, purtroppo, brancola nel buio e la ricostruzione di quanto accaduto in quella sera è il collage delle deposizioni dei “nemici” del Capogruppo operese della Lega Nord.
Dalle illazioni del Vicesindaco di Opera, di un Assessore, di un Consigliere Comunale ed un giornalista di Radio Popolare, tutti di sinistra, s’è messo in piedi uno scenario inquietante avallato dai racconti giornalistici di quei giorni viziati dalle dichiarazioni mendaci rilasciate dal Sindaco, da un altro Assessore, dai suoi colleghi di maggioranza e dalle invenzioni di alcuni degli stessi giornalisti, anche loro di sinistra, collaboratori di certe testate già querelate per i contenuti dei loro articoli.
Ciliegina sulla torta la ricostruzione dei fatti che la Stazione dei Carabinieri operese ha sottoscritto nella persona del suo Comandante. Ricostruzione che discorda certamente dalle singole relazioni che dell’accaduto possono avere fatto i militari in servizio, tutti ben consapevoli di quanto accadeva.
Potrebbe sembrare un complotto ordito per dare una colpa politica ad un uomo del popolo che si erge a difensore dei diritti dei propri concittadini. Una persona che apparentemente acquista un seguito particolarmente forte al punto tale da destabilizzare un potere politico ed istituzionale costituito.
Le istituzioni non possono accettare che questo accada, neppure in un paese dell’hinterland milanese di quattordicimila anime. Un paese dove la gente s’è permessa di protestare anche contro la chiesa, boicottandone le funzioni e le offerte, poiché il Parroco locale faceva parte della schiera dei cospiratori denigratori e falsificatori di quanto Fusco poteva aver fatto nella sera del 21 dicembre. Il Parroco definì il Consigliere Comunale un razzista, quando accolse con soddisfazione la notizia degli avvisi di garanzia, e dichiarò ad un giornalista “i razzisti non hanno vinto”.
Ettore Fusco si è recato dal Pubblico Ministero milanese per esporre le proprie ragioni contestando le menzogne riscontrate negli atti processuali. Menzogne frutto di deposizioni a senso unico raccolte solo negli ambienti politici e soprattutto schierati contro il probabile prossimo Sindaco di Opera, il leghista sotto il torchio della magistratura per un odioso reato che tutta Opera sa che non ha commesso.
La sinistra operese sa di perdere le prossime elezioni e corre ai ripari usando l’unica arma ancora disponibile, la calunnia, e la magistratura involontariamente ne amplifica i toni anziché smorzarli sul nascere ascoltando i diretti interessati per visionarne le prove. La città di Opera, in particolare, sa bene cosa sia successo quella fatale notte quando mezzo paese è sceso in piazza.
Ettore Fusco ha fatto quello che ha potuto per mantenere la protesta in ambito democratico e pacifico ma c’era troppa gente quella sera. Anche il Sindaco Ramazzotti riferisce di avere visto “teste rasate e saluti romani”, gente che non si fa certo dare ordini da un Consigliere Comunale della Lega Nord agli antipodi dalla politica di fascisti, comunisti o nazisti che siano gli estremisti dalle teste rasate.
Tutto questo poco interessa a chi ha già preconfezionato una sentenza di colpevolezza per un intero paese che si è ribellato alle istituzioni ed ha detto no alla prepotenza di chi vuole fare passare per impegno a fin di bene una mera convenienza politica degli interessati a gestire situazioni di illegalità in Italia. Non potendo colpire un intero paese se ne decapita l’espressione naturale, l’uomo che li ha rappresentati e tutelati anche nella gestione dei permessi e dei rapporti con la questura e le istituzioni.
Dopo la vicenda di Opera è venuta alla ribalta nazionale la problematica dei campi nomadi e, solo dopo le battaglie dei cittadini di altre parti d’Italia, i politici hanno cominciato a cercare soluzioni al problema dei campi nomadi irregolari. Grazie ad Opera, che volevano usare come puliscipiedi, qualcuno ha capito che non è nascondendo la spazzatura sotto lo zerbino che si smacchia un paese e, soprattutto, la propria coscienza.
L’interrogatorio sospeso alle 20.30 circa di venerdì, dopo quasi quattro ore ininterrotte, riprenderà forse lunedì pomeriggio negli uffici del Tribunale di Milano.
(Foto: il leghista Fusco in una delle sue tante proteste in Consiglio Comunale)

COMUNICATO STAMPA: FINALMENTE IL PM ASCOLTA L'ACCUSATO N.1

Dopo aver letto gli atti processuali relativi all'indagine sul rogo delle tende del 21 dicembre 2006, ed avere appreso di essere la vittima di un complotto, è finalmente giunto il momento di dire la mia. Oggi, 5 ottobre 2007, davanti al PM Laura Barbaini presso il Tribunale di Milano avrò la possibilità di parlare direttamente con chi ha svolto le indagini ed ha sentito il parere di una sola campana, quella politicizzata che tenta di sfruttare fino in fondo la situazione danneggiando, forse pensando di potermi intimidire o addirittura spedirmi in galera, il più accreditato avversario per le amministrative 2008. Molte testimonianze sono risultate fasulle e lo dimostreremo nell'eventuale processo qualora decidessero, nonostante le prove certe della mia estraneità a quanto mi viene addebitato, di rinviarmi a giudizio. Confido nella giustizia e nella volontà della Dottoressa Barbaini di volerla perseguire.
(Foto: Clemente Mastella, Ministro della Giustizia)

I NOMADI IN TOUR A MILANO

Il pullman dei rom di Don Colmegna. Adesso che finalmente sono diventati nomadi e si muovono per la città nessuno li vuole più. Su tante parrocchie una sola ha dato la propria disponibilità ad accoglierli. Il prete resta sempre più solo in questa sua demagogica battaglia intrisa di falsità e buonismo che irrita ogni giorno sempre più settori del mondo politico e sociale. (foto: fonte Il Giornale). Il Comunicato stampa di Opera Sicura in merito all'iniziativa di Don Colmegna: http://operasicura.blogspot.com/2007/09/comunicato-stampa-se-passano-da-opera.html

CON BORGHEZIO A PIEVE PORTO MORONE.

Venerdì 21 settembre alle ore 21.00 al presidio di Pieve Porto Morone giunge l'Europarlamentare On. Mario Borghezio.
Con la collaborazione di Opera Sicura e dei Volontari Verdi è stato realizzato l'evento nell'ambito del presidio fisso dei cittadini di Casoni, frazione di Pieve Porto Morone, per dare una scossa alle istituzioni e fare si che il Prefetto di Pavia risolva il problema dell'insediamento dei nomadi all'interno di una piccola comunità contadina.
Per arrivare a Pieve Porto Morone da Opera è sufficiente seguire la Statale 412 Valtidone che prima di attraversare il fiume Pò passa proprio dal paese dove si tiene il presidio. Giunti a Pieve si trovano le indicazioni per il paese sulla destra ma non bisogna svoltare bensì proseguire diritto fino a quando si scorge sulla destra un GS e sulla sinistra un mobilificio. A quel punto si gira a sinistra seguendo una strada di campagna che giunge alla frazione Casoni. Si tratta di circa 30/40 minuti di strada. Per aggregarsi ad altri basta contattare Ettore via sms oppure mail al gruppoconsiliarelega@tiscali.it

COMUNICATO STAMPA: LA SOLIDARIETA' OPERESE A PIEVE PORTO MORONE

Alla Cascina Gandina, località della frazione di Pieve Porto Morone che suo malgrado ospita una parte della comunità rom sfrattata dal Sindaco di Pavia dall'area dismessa dell'ex Snia, sono arrivati anche i presidianti di Opera Sicura per testimoniare la solidarietà di chi ha dovuto lottare contro le istituzioni per la tutela della legalità nel proprio paese. Nel piccolo centro agricolo della provincia pavese però vi è un forte sostegno del Sindaco, il leghista Angelo Cobianchi, e dell'Amministrazione comunale che forte anche del sostegno del Consigliere Regionale lombardo, il pavese Lorenzo Demartini, danno una carica aggiuntiva ai residenti della località scelta dal Prefetto di Pavia e dal Sindaco del capoluogo di provincia per destinare la comunità sfrattata dalla città lasciando il posto ad un centro commerciale. I pievesi non ci stanno e dicono no ai rom con lo stesso vigore con cui gli operesi hanno resistito alle bugie di certi settori delle istituzioni e del mondo politico di sinistra capaci, malgrado la volontà popolare, di condizionare organi di stampa e televisioni per dipingere la situazione diversa da come in realtà si presenta. Così i presidianti diventano xenofobi al punto tale da scomodare il Ministro Ferrero, che parla di pogrom nazista, ed i giornali tutti che gridano all'intolleranza razziale con tanto di prove. Come il sasso scagliato contro l'edificio che ospita i nomadi. Un presunto sasso che, dopo avere infranto un vetro, pare sia finito in giardino anziché all'interno dello stabile. "Poteva essere mortale per uno dei bambini che dormivano in quella stanza" è il commento dei giornali. Torna il tormentone scudo dei minori in pericolo di vita che hanno paura dei razzisti italiani. Torna il falso pietismo che i rom, sulle sedie a rotelle, dovrebbero profondere nelle inquadrature televisive. Peccato che lontani dalle telecamere questi si alzano, tanto rapidi come neppure il miracolato Lazzaro saprebbe fare, e salutano beffardamente i pievesi che trascorrono giorno e notte all'aperto per difendere una parte del proprio paese. Ai pievesi tutti va il nostro incoraggiamento a resistere e la promessa che ogni operese onesto, che ha vissuto sulla propria pelle il massacro mediatico fatto di menzogne e ingiurie, si batterà nel limite delle proprie possibilità affinché nel paese dell'hinterland pavese si possa tornare a vivere una vita tranquilla. Arrivederci a Pieve Porto Morone.
Il sito dei pievesi è http://www.pieveportomorone.blogspot.com/

TUTTI A PIEVE PORTO MORONE

Questa sera il Presidio di Opera si sposta in quel di Pieve Porto Morone dove il Comune di Pavia ha confinato i rom di cui si voleva liberare senza fare i conti con i cittadini locali. Ritrovo e partenza da Opera presso il parcheggio della ex coop alle ore 20.00

COMUNICATO STAMPA: OPERA, SOLIDARIETA’ A MARIO BORGHEZIO.

Opera, 11 settembre 2007.
Una data infausta quella odierna che rievoca immagini allucinanti per qualsiasi essere umano che non abbia nel suo dna il cromosoma della follia. Purtroppo, nonostante l’Europarlamentare europeo Mario Borghezio non abbia in alcun modo provocato alcuno né fomentato disordini, oggi la polizia belga lo ha fermato e, secondo le notizie che giungono in Padania, malmenato preventivamente al fine di scongiurare una manifestazione in memoria del disastro delle torri gemelle dove migliaia di civili persero la vita in seguito all’attacco terroristico sferrato dal Signore dell’Islam Osama Bin Laden. Nella civilissima Bruxelles, dove si può manifestare liberamente a favore dei pedofili, il Sindaco ha vietato una manifestazione anti-islam bloccando il parlamentare della Lega Nord. A Mario Borghezio giunga la solidarietà di tutta Opera che ancora ne ricorda l’impegno profuso in occasione del Presidio che nel febbraio scorso, dopo due mesi di lotta, scongiurò l’insediamento di un campo nomadi in paese. Mario Borghezio è un uomo al servizio della Padania cui tutti noi dobbiamo gratitudine per quanto svolge a Bruxelles a favore del nostro paese. Auspichiamo un immediato intervento del Presidente della Repubblica Napolitano a favore del nostro Parlamentare Europeo e siamo vicini, con lo spirito, al valoroso Onorevole torinese.
MERCOLEDI' 12 ALLE ORE 10.30 PRESIDIO DI PROTESTA DAVANTI AL CONSOLATO BELGA DI VIA TURATI, 12 A MILANO.

OPERA TRASFERIMENTO DEL SACERDOTE, IL SINDACO INSORGE

Tratto da Il Giorno del 31 agosto 2007
«Don Renato: attacco inaccettabile»
— OPERA —Le parole di Fusco, consigliere comunale della Lega e leader del Presidio contro i Rom, che hanno accolto con esultanza il trasferimento di don Renato Rebuzzini, definito il «parroco che leggeva il Manifesto», hanno provocato una dura reazione del primo cittadino di Opera, Alessandro Ramazzotti. «L’attacco del consigliere Ettore Fusco a don Renato e alla chiesa milanese è inaccettabile. Mi limito a ricordargli le parole del cardinale Tettamanzi al ritorno, nel marzo scorso, dal Pellegrinaggio in Terrasanta: Non è certo alimentando la paura che si può realizzare quel dialogo, quel confronto, quella collaborazione che sono poi l’unica strada possibile per la convivenza». E parlando proprio della preziosa opera di don Renato, complimentandosi per il suo impegno ha detto: «La risposta della Chiesa a emergenze come questa deve essere chiara. Richiamo ai valori e vicinanza alle persone».
D'altra parte, don Renato saluta la comunità di Opera per un avvicendamento normale, peraltro già previsto e «lascia come patrimonio alla città uno straordinario lavoro fatto di atti e di gesti che sono stati, anche per l’Amministrazione, di esempio e di insegnamento. Insisto nel dire che Opera oggi vuole guardare avanti. Cercare rendite politiche continuando a strumentalizzare l'aiuto che Opera ha voluto dare a Milano, un intervento di solidarietà umana sostenuto da tutte le istituzioni di ogni colore politico, compresa il sindaco Letizia Moratti, è chiaramente qualunquista». Mas.Sag.
Il comunicato stampa che ha acceso la collera di Ramazzotti, e ieri di Apuzzo che definiva i miei attacchi "violenti, volgari e ipocriti", è in versione integrale su www.gruppoconsiliarelega.blogspot.com

La cartolina che ha fatto più strada...


MA SOCIOLOGO SIGNIFICA IMBECILLE?

Mi domando come possa giungere, una persona che si definisce sociologo, ad affermare idiozie simili: "Lo stesso odio che c'è dietro la vicenda del campo nomadi di Opera dove le persone cosiddette normali bruciano le tende dove ci sono 35 neonati." Qui sotto trovate l'articolo da cui ho estrapolato la frase che, francamente, non ho capito se è di Revelli oppure dell'autore del pezzo che si firma DV. Naturalmente si tratta di Liberazione giornale molto simile al Manifesto dove, lo stesso Marco Revelli, aveva affermato che "nelle tende dormivano le famiglie rom con trenta bambini". Non ho parole!

Da Liberazione del 6/02/2007, pag. 7
Parla il sociologo e voce storica della sinistra italiana
Revelli: «Quella realtà che i media non raccontano»
«Il vizio, l’errore di fondo, nasce quando un problema sociale come l’immigrazione viene presentato esclusivamente come problema di ordine pubblico. Un po’ come si è fatto nell’800 con le rivendicazioni della nascente classe operaia, presentata come vero e proprio pericolo pubblico». Marco Revelli, sociologo, economista e voce storica della sinistra italiana ha pochi dubbi: la percezione distorta dei migranti è frutto di un’informazione chiusa, autoreferenziale e virtuale. «Marocchino uscito con l’indulto massacra la famiglia ».Questo, grosso modo, il titolo della gran parte dei giornali italiani il giorno dopo la strage di Erba.
Il fatto è che il racconto sociale che viene fatto dai media è molto chiuso nella propria dimensione di sistema, nei codici della notizia che esaspera l’eccezionalità invece della normalità. Erba è un esempio chiaro. Ed allora andrebbe compreso che l’informazione non racconta la realtà, soprattutto la relatà dei migranti. Le nostre vite hanno una dimensione ed uno spessore che l’informazione non coglie. Vorrei che pezzi di società riprendano la parola e ricomincino a raccontarsi dimostrando quanto sia falso il racconto dei media. Di qui l’idea che i migranti siano presentati come era presentata la classe operaia nell’800.
Certo, esattamente come accadde due secoli fa con l’emergere di una classe di lavoratori salariati che fu interpretata come la nascita di una classe sociale pericolosa, come un problema di sicurezza. Così nacquero le leggi sul controllo militare di questa classe. Esattamente come i migranti del 2000 che vengono presentati come soggetti pericolosi mentre, nella realtà, sono la nuova forza lavoro planetaria.
C’è un razzismo inconsapevole del nostro sistema dei media; un razzismo di fondo che presenta l’altro come un delinquente abituale. Con Erba, inoltre, abbiamo mancato l’occasione per indagare questa violenza strisciante e domestica. Una violenza tutta italiana.
Oltre al soprassalto di vergogna con cui i media hanno presentato quel che è accaduto, la cosa che stupisce è che si è rimossa, si è ignorata la grave malattia del territorio. Di questo nostro Nord-est e di tutto il settentrione. Proprio in quella padania così ricca, in quel Nord-est pieno di suv, di palazzi di vetro e cemento, quel Nord-est in cui la vulgata colloca il motore del benessere dell’italia che tira; ecco, proprio lì scopriamo che il nostro territorio è attraversato da grumi di risentimento di cui i due assassini sono la sintesi. Lo stesso odio che c’è dietro la vicenda del campo nomadi di Opera dove le persone cosiddette normali bruciano le tende dove ci sono 35 neonati. Ed allora io credo che proprio lì, in quelle occasioni, viene fuori un sentimento di depauperazione che porta a tutto questo. I coniugi di Erba non avevano quel che aveva quella coppia: quel fertile disordine così incomprensibile per loro. I due assassini erano apparentemente perfetti e invece mancavano di tutto. Questo vuoto è un vuoto di relazioni, di rapporti di senso della vita e di gusto della scoperta dell’altro. Sono vite svuotate, prive di un orizzonte di senso che si ritrova solo nell’odio per tutto quanto è altro da sé.
D.V.

GENITORI CHE... educano alla verità i propri figli!

Voglio farvi leggere questo bel post tratto dal forum di genitoriche.org L'autore è un esempio di razzismo al contrario in casa nostra, infatti, Afroitaliani/e è già tutto un programma... comunque, come sempre ripeto, gente così è meglio davanti ad un pc piuttosto che ha calarsi le braghe davanti ad un asilo. Lo storico Marco Revelli, invece, è uno dei tanti comunisti che ha scritto le peggiori nefandezze sulla vicenda del Presidio usufruendo dello spazio sul "Manifesto". Chi esalta un personaggio simile, che purtroppo ho conosciuto prima di leggere le sue menzogne, è davvero un genitore che... sarebbe meglio fosse sterile! Vi rammento che Revelli, tra l'altro, ha scritto: "nella stessa notte aveva provocato un assalto al campo con l'incendio delle tende in cui dormivano le famiglie rom con ben 30 bambini, protraendosi poi tra momenti conviviali, bivacchi, e una continua, sistematica pratica dell'aggressione verbale con insulti, sputi, minacce ai nomadi e ai volontari che ogni mattina accompagnavano i bambini a scuola." A parte gli insulti e gli sputi ai nomadi ed ai bambini, menzogne di cui dovrebbero rispondere tutti quelli che le hanno riportate, il grande (come viene definito dal suo estimatore) Revelli ha saputo aggiungere anche le famiglie rom con 30 bambini che dormivano nelle tende bruciate... strano che non abbia indicato anche il numero di morti! Voi lo ricordate Revelli quando diceva che sono tutte leggende quelle sugli zingari che rubano ecc ecc? E la moioli che raccontava che non prendono i soldi? Strano poi sentire gli zingari intervistati che raccontano di essere obbligati a rubare poichè non trovano lavoro (allora rubano n.d.r.) o quelli che sempre davanti ad una telecamera si lamentano che con 1.100 euro dallo Stato mica ci possono mantenere la famiglia (allora qualcuno li prende sti soldi). E la Pavlovijc a Telelombardia accanto a Ramazzotti che diceva la stessa cosa, piangendo quasi, poichè i poverini non potevano campare con mille euro e quattro figli? Soldi dei sussidi, lo diceva lei. Proprio leggende cari amici... proprio leggende grande Marco Revelli!
Per chi volesse farsi due risate... guardate che finezza, poi, nel definire un genitore che... di figli ne ha tre, se li mantiene da se, e di balle non ne racconta!
Chi ha visto l'Infedele ieri sera?
inviato: 25/01/07 12:35
afroitaliani/eRegistrato: 06/02/06
ieri sera all'INFEDELE di gad lerner si parlava di rom , campi e discriminazione. In studio tra gli altri i leghisti di Opera, l'assessore moiolino, penati, don colmegna, il sindaco di opera, il grande storico MARCO REVELLI , Rosetta Loy e pubblico composto da residenti non rom di via triboniano e opera, e rom rumeni e italiani. Che ne pensate? a me è parso fatto bene, e poi c'era REVELLI, di cui ho una grandissima stima, peccato che non l'abbiano fatto parlare tanto quanto quell'abietto leghista, fusco mi pare si chiamasse....che ha detto impunemente le solite falsità trite (è una loro scelta vivere così, sono dei nomadi, vogliono vivere nelle tende !!!!!) mi è piaciuta molto anche Rosetta Loy che ha confutato , unica tra i tanti, neanche Colmegna l'ha fatto, l'affermazione che sia una "scelta" vivere nel degrado. e ha fatto benissimo Lerner a ricordare il doppio standard cioè che se si insultano pubblicamente gli ebrei in quanto gruppo si scatena giustamente la condanna unanime e bipartisan, ma se si fa lo stesso per i rom , nessuno, (o ben pochi) alza un sopracciglio chi è che ha FINALMENTE detto , mi sembra il regista Ferrario (film La strada di Levi, da non perdere) che la responsabilità di un crimine è dell'INDIVIDUO non del gruppo etnico a cui appartiene. una cosa così scontata, non è mai venuta in mente prima d'ora di dirla a nessun conduttore o politico? e poi bellissimo il reportage di francesca esposito, sull'europa dell'est, i pogrom in romania, il massacro del villaggio di HADARENI, I cartelli con su scritto : non serviamo i rom , che si trovano impunemente in romania.... e lerner ha anche ricordato l'iniziativa di oggi a Roma all'auditorium , che la redazione di genitoriche ha anche segnalato in che fare in città (grazie)..... per quanto riguarda il patto di legalità, io sono d'accordo con la signora rom italiana: ma dove siamo , in regime di apartheid , che esclusivamente a un particolare gruppo etnico viene chiesto di firmare un contratto di legalità??? presumendo che altrimenti il gruppo etnico delinqua, anche se nessun individuo di quel gruppo ha mai fatto niente di male?? lerner non ha aggiunto, ma avrebbe dovuto, che simili patti ricordano anch'essi il trattamento riservato agli ebrei durante il nazismo, o forse, per la questione del lasciapassare, a me ricordano la discriminazione perpertrata al giorno d'oggi dagli israeliani verso i palestinesi..... comunque la trasmissione era veramente , per una volta, informativa, (finalmente si è confutata la leggenda metropolitana dell'inesistente "sussidio ai rom") ....e penso che i neo-nazi di Opera non ne siano usciti così bene..... io mi sono messa nei panni di quelle persone rom che erano presenti in studio, come si sentiranno a sentirsi scaraventato addosso tanto odio, tanti pregiudizi..... hai visto l'idiota (perdonatemi) leghista, che a un certo punto ha detto : "beh se ci sono tutti questi luoghi comuni è perchè alla base c'è del vero" e ha aggiunto, facendo un infelice paragone con la Shoah : " se si vuole punire chi confuta l'Olocausto, si dovrebbe anche punire chi confuta queste verità" (o qualcosa del genere, al che Lerner , giustamente punto sul vivo ha replicato : non ho ben capito il senso di ciò che vuole dire.." peccato che non ha voluto infierire sul povero idiota, pardon, leghista, che sarebbe venuto fuori tutto il suo antisemitismo e odio razziale..... e la figura sarebbe stata ben più barbina.....

ALTRO CHE TENDE IGNIFUGHE!

Ancora una volta siamo a rilevare una delle tante menzogne che i media e le istituzioni hanno sostenuto fino alla nausea per dimostrare quanto fossero stati cattivi i cittadini che hanno bruciato le tende. Ricordano, i signori delatori del popolo operese, quante volte hanno ripetuto che le tende erano ignifughe per sottolineare la premeditazione e la caparbietà con cui si era compiuto l'efferato delitto? Persino mass media e istituzioni avevano insistito su questo punto. Bene, vi cito dall'Atto di chiusura delle indagini preliminari: "..appiccava il fuoco ad almeno 6 delle 13 tende collocate nell'area di Via Marcora, fabbricate con tessuto altamente infiammabile, al solo scopo di danneggiare le strutture di proprietà della protezione civile della Provincia di Milano..". Avete notato che le tende, a quanto pare, fossero addirittura "altamente infiammabili"? La storia delle tende ingnifughe è l'ennesima menzogna in merito alla vicenda e, seppure di reato si continuerà a parlare, visto che comunque sono state danneggiate le tende della Protezione Civile (e non di Don Colmegna o dei Rom, tende nostre quindi), la posizione degli accusati cambia. Io credo, anzi, che visto il caos di quella sera, cui non ho assistito poichè mi trovavo in Consiglio Comunale, qualcuno potrebbe anche aver gettato un mozzicone di sigaretta contro una delle tende ed aver provocato il danno senza neppure l'intenzionalità di cui gli operesi sono sempre stati accusati. Tra le tante menzogne sentite, come ho sempre ribadito, chissà perchè non ho mai sentito una bugia da parte di chi non voleva i rom a Opera. Erano forse, semplicemente, onesti cittadini quelli che hanno deciso di difendere la LEGALITA' nel nostro paese? Cordiali saluti.

Fabrizio Dalcerri con UNO DEI NOSTRI!

Anche da Umberto Bossi è giunto l'interessamento per la nota vicenda del Presidio di Opera e della chiusura delle indagini preliminari in relazione a presunte responsabilità da parte di cittadini operesi nel rogo del 21 dicembre 2006 quando le tende, che la protezione civile stava allestendo per accogliere un campo nomadi, vennero irrimediabilmente danneggiate da ignoti infiltratisi nella protesta dei cittadini che chiedevano chiarimenti al Sindaco Ramazzotti. Naturalmente dal Senatur sono giunti gli auguri al Consigliere leghista Ettore Fusco ed agli altri otto ragazzi ancora implicati nella vicenda. Con la grinta del condottiero del carroccio la nostra forza si moltiplica e la lotta si fa più decisa. L'unica colpa degli operesi, se di colpa si può parlare, è quella di avere troppo a cuore la propria terra. Siamo fieri di essere operesi.

"Il consigliere della Lega Ettore Fusco, in attesa del rinvio a giudizio per istigazione a delinquere, è a piede libero."

Con questa frase, tratta da il Manifesto del 27 luglio, si conclude l'articolo che annuncia la notizia relativa alla chiusura delle indagini preliminari. Non vado a vedere cosa scrivono di Caruso, i pennivendoli di sinistra, per non pentirmi della libertà di stampa. L'immagine, invece, è stata presa da uno dei tanti siti comunisti ed antifascisti che hanno dovuto trattare Opera come una questione di razzismo. Sono finiti i tempi degli ideali... oggi il proletariato rivoluzionario si occupa solo di rom, immigrati clandestini e dimentica la classe operaia. Il futuro del proletariato e quindi la ninfa vitale per il tesseramento alla triplice, in particolare alla CGIL, sono proprio i diseredati del mondo. La rincorsa a chi finge di essere più vicino ai loro bisogni è cominciata. I sindacati ne hanno di esperienza in questo campo.

CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI. SIAMO RIMASTI IN NOVE. UNICO POLITICO: ETTORE FUSCO della Lega Nord.

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UNA NUOVA BATTAGLIA DA COMBATTERE UNITI. PER IL NOSTRO PAESE.

Opera deve lottare, ancora una volta, per difendere il proprio diritto alla sicurezza. Opera Sicura è con chi vuole mantenere uno stato di vivibilità che gli operesi si sono saputi conquistare con il lavoro di chi non antepone il profitto ai bisogni del cittadino. L'inceneritore a Opera non si farà. Vinceremo anche questa battaglia. UNITI SI VINCE.

BANDIERE DI MILANO PER LA LEGALITA'.

Milano, 9 luglio. Erano una decina, su circa quattrocento milanesi, gli operesi in rappresentanza del Presidio di Opera alla fiaccolata organizzata dal comitato cittadino Treccani degli Alfieri e dalla Lega Nord che hanno sfilato nella zona tra Piazza Agrippa e Piazzale Abbiategrasso per ribadire la richiesta di essere ascoltati dalle istituzioni. Nel sud Milano, quella di Via Treccani degli alfieri, non era l'unica manifestazione. A Chiaravalle prosegue il presidio davanti all'Abbazia tutte le sere. Ieri era previsto l'arrivo della Moratti ma, forse per la notizia che ci sarebbe stato un comitato cittadino "di benvenuto", il Sindaco di Milano ha preferito disertare l'appuntamento. Alcunii cittadini del presidio, hanno partecipato anche a quel sit in di milanesi esasperati. Il problema dei rom è di tutti, non sono pochi kilometri di distanza dalla propria abitazione che permettono una vita tranquilla. Il Presidio di Opera è con i milanesi nell'impari lotta alle istituzioni ed ai campi nomadi abusivi.

OPERA GAGIA: GIOVEDI' 5 LUGLIO ORE 21

ATTENZIONE CI GIUNGE NOTIZIA DI UNA IMPROVVISATA PROIEZIONE DI OPERA GAGIA, IL DOCUMENTARIO SUL PRESIDIO, IN PROGRAMMA IL 5 LUGLIO 2007 AL CINEMA TEATRO EDUARDO. SIAMO STUPITI DI UNA SIMILE OPERAZIONE IMPROVVISA E NON PUBBLICIZZATA SE NON CON VOLANTINI APPARSI IN PAESE SOLO OGGI (4 LUGLIO) A FIRMA COMITATO FESTA DEI POPOLI. AUGURIAMO ALL'AMMINISTRAZIONE DI NON AVERE PATROCINATO (OVVERO PAGATO!) UN SIMILE EVENTO SENZA DEBITAMENTE PUBBLICIZZARLO TRA LA CITTADINANZA ED INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE E DIFFONDERE LA NOTIZIA.

OPERA GAGIA PRESTO IN VERSIONE DEFINITIVA

Il presidio di Opera è diventato un documentario che, bello o brutto, oramai è stato prodotto. Personalmente credo sia incompleto ma, effettivamente, se avessero dovuto mettere tutto quello che secondo me ci sarebbe voluto non avrebbero potuto fare un documentario della durata di un ora ma bensì una soap opera da 1600 puntate. L'unica cosa su cui possiamo ancora contribuire a migliorare il lavoro del regista Antonio Bocola è la pulizia delle immagini e dell'audio rendendo comprensibili le interviste ai presidianti che nella versione dell'anteprima erano contraffatte sia nell'audio che nell'immagine. Questo ha prodotto un pessimo risultato in quanto la sensazione di un volto contraffatto ed una voce alterata fa passare in secondo piano l'intervista lasciando invece spazio ad altre considerazioni sul perchè non si siano mostrati i presidianti mentre i rom intervistati sono sempre tutti sorridenti. La soluzione l'ho trovata con il regista offrendomi di recuperargli le liberatorie degli intervistati che, salvo una persona che non ho ancora riconosciuto, ho già tutti contattato. Naturalmente appena disponibile anche l'ultima liberatoria provvederemo a farci fornire delle copie del documentario presentabili e corrette anche nell'audio (lavoro tecnico che nella versione cinematografica di presentazione non era stato ancora fatto). L'idea è comunque quella di organizzare delle proiezioni al cinema di Opera aperte a tutti i cittadini. Per le copie da diffondere ai cittadini è preferibile quindi aspettare ancora alcuni giorni per la versione definitiva e per ricevere le opportune autorizzazioni. Chiunque fosse interessato può scriverci all'indirizzo mail presidiodiopera@libero.it. Un ultimo appello: per aiutarmi ad identificare l'ultimo cittadino che ancora non ho riconosciuto invito chi ha visto il film a scrivermi i nomi delle persone che pensa di avere visto nella versione contraffatta.

ULTIME NOTIZIE: Per le tende distrutte a Opera

Si avvia alla chiusura l'indagine del pm Laura Barbaini sull'incendio doloso delle tende destinate a una settantina di rom a Opera del dicembre scorso. Sedici erano i nomi finiti nel registro degli indagati. Tra questi oltre a residenti della zona che avevano partecipato alla manifestazione contro l'insediamento di donne e bambini sgomberati da via ipamonti ci sono tre esponenti politici. Alberto Pozzoli di Alleanza Nazionale, Ettore Fusco del Carroccio, Vittorio Calvi di Forza Italia, capogruppo in consiglio comunale. L ipotesi di reato a carico di Calvi è di concorso in danneggiamento aggravato e in invasione di terreni ed edifici. Diversa da quella di istigazione alla violenza contestata agli altri due politici finiti nel mirino della procura ormai mesi fa. Un filmato girato con un telefonino, nel quale sarebbe ripreso l'incendio del campo allestito dalla Protezione Civile incendiato lo scorso dicembre per togliere il tetto di tela ai rom. Il video sarebbe stato sul computer di Calvi, che però ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento. Alla lista qualche settimana fa solo i nomi dei piromani, ma qualcosa potrebbe essere cambiato.
tratto da E-POLIS del 25 giugno 2007

OPERA GAGIA. Figuraccia di Ramazzotti!

Piuttosto sorprendente il lavoro del regista del documentario sul presidio di Opera, Antonio Bocola (nella foto con l'Assessora provinciale alla cultura Daniela Benelli e due presidianti) che anzichè dipingere la protesta cittadina, durata due mesi, come l'atto di intolleranza razziale cui avevamo fatto l'abitudine ad essere accomunati leggendo i giornali ed ascoltando la televisione si è limitato a produrre una discreta testimonianza di un avvenimento che ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica nazionale ed un devastante riflesso sulla comunità operese. Un effetto, quello locale, che è già stato dimenticato dai protagonisti del presidio e non ha certo lasciato traccia se non nella stanchezza fisica recuperata in qualche settimana. Altrettanto non si può dire dei quattro gatti che hanno tentato di fare credere che Opera fosse divisa e che ancora oggi ci vengono a provocare con le scritte sui muri, con le incursioni nei nostri blog, con il saluto negato quando ci si incontra per la strada, con il tentativo di attaccar briga in occasioni come quella di ieri all'Oberdan, con volantini infamanti e chissà quanta altra propaganda sotto banco. La dice comunque lunga il fatto che questa parte di Opera, quella che voleva i rom ed insultava i presidianti, sia tutta rappresentata da chi qualcosa ci avrebbe guadagnato dalla loro presenza, vedi ad esempio i volontari pagati, i militanti di rifondazione comunista già pronti con le loro cooperative sociali, il parroco ed i suoi militanti pronti a ricevere i finanziamenti tramite la caritas, i politici del centrosinistra per difendere gli interessi cattocomunisti legati alla poltrona che occupano. Chiunque di noi invece può girare per il paese a testa alta e dire a chi non veniva al presidio per pigrizia ma si limitava a dire "Bravi ragazzi, fate bene. Se avessi tempo verrei pure io" che se ci fossimo stati tutti avremmo lottato di meno, vincendo prima la nostra battaglia, ed oggi nessun sindaco o assessore potrebbe ancora permettersi di girare liberamente per il paese raccontando di teste rasate venute da milano e saluti romani in consiglio comunale.

PARTECIPIAMO NUMEROSI, ECCO COME ARRIVARE

ecco le soluzioni suggerite dalla Paoletta (che mi fa notare che la MM circola fino alle 24 e poi ci si attacca al tram) per arrivare il prima possibile alla sede della proiezione:

ITINERARIO1: LASCIARE L'AUTO A ROGOREDO, PRENDERE LA METRO 3 GIALLA FINO A DUOMO, CAMBIARE CON LA ROSSA DIREZIONE SESTO; SCENDERE PORTA VENEZIA.

ITINERARIO 2: LASCIARE L'AUTO P.LE ABBIATEGRASSO, PRENDERE LA LINEA 2 VERDE, SCENDERE IN CADORNA, CAMBIARE CON LA ROSSA DIREZIONE SEMPRE SESTO; SCENDERE PORTA VENEZIA.

ITINERARIO 3: VENIRE IN PORTA VENEZIA CON L'AUTO E NELLE VIE TRA BUENOS AIRES E CENTRALE CERCARE UN POSTO AUTO. QUALCUNO LIBERO SI TROVA A QUELL'ORA.
anche chi volesse assistere alla seconda proiezione, non riuscendo ad essere li per le 20.30, venga ugualmente appena possibile per dimostrare l'interesse della popolazione operese.

Mercoledì 20 giugno allo Spazio Oberdan: anteprima di “Opera Gagia”, film documentario diretto da Antonio Bocola e prodotto dalla Provincia di Milano

SICURAMENTE SARA’ DEMAGOGIA ALLO STATO PURO…
MA ALTRI POTREBBERO RICREDERSI VEDENDOLO E CAPIRE CHE NELLA VITA
SI DEVE LOTTARE PER GLI IDEALI DI GIUSTIZIA, SICUREZZA E LIBERTA’
IL NOSTRO FILM SI DOVREBBE INTITOLARE: OPERA LIBERA!
OPERA GAGIA
La paura degli zingari, fra ragioni e fantasmi, alle porte di Milano
foto roberto re
Mercoledì 20 giugno alle ore 20.30 e alle 22.30, presso Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2: anteprima di “Opera Gagia” (DV, 57’, Milano, gennaio/maggio 2007; produzione E-Tica Srl - divisione Film), regia di Antonio Bocola, ricerca giornalistica e interviste Alfredo D’Amato e Francesco Scarpelli. Documentario prodotto da Provincia di Milano/Settore cultura.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Realizzato fra gennaio e maggio 2007, “Opera Gagia” racconta i fatti seguiti allo sgombero con procedura d’urgenza, nel dicembre 2006, della comunità di settantadue Rom rumeni da uno degli accampamenti abusivi di Via Ripamonti a Milano, e le reazioni al loro trasferimento nei terreni temporaneamente loro destinati da Comune e Provincia di Milano nell’adiacente comune di Opera. Il film ricostruisce l’intera vicenda attraverso immagini di repertorio, interviste ai protagonisti e riprese all’interno della comunità Rom e tra gli abitanti del paese: dal corteo spontaneo di protesta radunatosi sotto la sede del Comune, all’incendio delle tende allestite dalla Protezione Civile, ai presidi permanenti all’ingresso del campo; dall’immediato ciclone mediatico, che divide gli abitanti di Opera e l’opinione pubblica tra chi è “contro gli zingari” e chi invoca i nuovi “imprenditori politici della paura”, fino alla partenza volontaria dei Rom, stanchi del clamore e dei continui insulti, annunciato cinquantadue giorni dopo con una lettera aperta a tutta la cittadinanza gagia, cioè non-zingara.

“Opera Gagia” ripercorre attraverso le voci dei protagonisti le tappe dell’affermazione di una non-identità come soluzione di un conflitto sociale e culturale, a Opera come a Milano, attraverso la vittoria delle divisioni e delle solitudini.

Antonio Bocola (Napoli,1967) vive e lavora a Milano. Diplomato all’Itsos di Milano, cresce professionalmente allo Studio Pontaccio, dove lavora come come aiuto regia di Marco Bechis e segue la produzione di diversi programmi TV di successo. Dal 1990 ha lavorato come Aiuto Regista/Producer per diverse case di produzioni e agenzie pubblicitarie.
Da molti anni lavora con Paolo Vari, con il quale ha firmato documentari, fiction e programmi TV. Nel 2004, realizza con Vari il lungometraggio Fame chimica (2004), selezionato al 60° Festival Internazionale del Cinema di Venezia e vincendo, lo stesso anno, il Festival di Annecy, in Francia. I loro i lavori precedenti sono Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare (1996), Pompeo (1998), Lavoro in corso (1998).
Di I love Italy - la prima docusoap italiana, e di Metti... Un posto al sole, è autore e regista.
Cura la regia di Chicas, un programma con Ambra Angiolini per Fox.
Ultimi lavori, per Rai Due e per Rai Sat Arte, dei documentari sul design italiano, sull'artista Damien Hirst, quindi un documentario sull’artista Tom Sachs per Fondazione Prada.
Curatore del Laboratorio sperimentale cine-tv presso l'IPM Beccaria da febbraio 2007.
Dal 2005 è amministratore delegato di E-tica srl, in comproprietà con Studio Azzurro.

Francesco Scarpelli (Milano, 1965) giornalista, sceneggiatore e autore televisivo, collabora con Antonio Bocola da dieci anni. Nel 1996, con Bocola e Paolo Vari, scrive il documentario sul teatro italiano d’avanguardia Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare. Nel 1997/1998, con gli stessi registi, scrive i mediometraggi Fame chimica e Pompeo, e nel 2001, è autore e sceneggiatore della docusoap I love Italy – Italiani d’America (Camera GP, Tele+, TSI). Nello stesso anno è autore e coregista, con Marco Carraro, Emiliana e Paolo Poce, di Racav Lavor / Cerco Lavoro, documentario sugli zingari di Milano. Nel 2004 firma con Paolo Poce, Porrajmos, una persecuzione dimenticata, documentario sul genocidio nazifascista degli zingari europei. Sempre con Bocola e Vari ha firmato dialoghi e sceneggiatura del lungometraggio Fame Chimica; con Tekla Tidelli ha firmato il lungometraggio FuoriVena (2005), selzionato al 58° festival del Cinema di Locarno.

Alfredo D’Amato, giornalista professionista, è nato a Milano 39 anni fa.
Ha cominciato la sua attività di indagine investigativa e divulgativa sui fenomeni criminali a Milano, alla fine degli Anni Ottanta, lavorando con Nando dalla Chiesa per il mensile Società Civile.
Sotto la direzione di Indro Montanelli, è stato cronista di "Nera" per il Giornale.
Per dieci anni ha lavorato in Rai, prima con il regista e autore Gilberto Squizzato, realizzando una serie di docu-movie, vere e proprie inchieste giornalistiche, raccontate con un linguaggio cinematografico. Poi, è stato redattore del Tg3 Regionale e dei Servizi Speciali della Testata giornalistica regionale della Rai. Negli ultimi due anni, ha ricoperto l’incarico di Responsabile della Comunicazione e di Addetto Stampa della Presidenza del Consiglio comunale di Milano.
Oggi, fa parte del pool di giornalisti che ha fondato il nuovo quotidiano milanese Cronacaqui, dove lavora come cronista di "Giudiziaria".

Informazioni al Pubblico:
Provincia di Milano/Settore cultura, tel. 02.7740.6371
www.provincia.milano.it/cultura

PRESIDIO DI OPERA - RONDE DI POASCO Poasco, 14 giugno 2007

Opera purtroppo non possiede un campo a 7 e quindi la gara di ritorno con i poaschesi si disputerà ancora sul campo (stavolta con l'erba tagliata) del Cavallino Bianco a Poasco. Giocatori: Ettore, Pitti, Bartolo, Lorenzo, Simone, Andrea, Micio, Bacco, Jerry, Mauro e Pino. Dopo la partita tutti da Mimmo (il Vivà) a mangiare la pizza.

MIRASOLE: DOMENICA 17 GIUGNO dalle ore 15.30

A grande richiesta si replica all'Abbazia di Mirasole organizzando la seconda Festa di Mirasole.
MANCARE E' UN DELITTO... soprattutto per un presidiante.

IL PRESIDIO DI OPERA PERDE IL DERBY ANTI-ROM SUL CAMPO DELLE RONDE DI POASCO

GRANDE RIMONTA DELLA SQUADRA DI POASCO DOPO UN INIZIO FULMINANTE DEGLI OPERESI
RONDE DI POASCO – PRESIDIO DI OPERA 9-7 (primo tempo 3-3)
marcatori Presidio Opera: Ettore, Bartolo, Ettore, Micio, Micio, Bartolo, Micio.
Poasco, 8 giugno 2007 - Il primo atto del derby anti-rom va ai padroni di casa delle Ronde di Poasco, protagonisti di una straordinaria rimonta dopo che la compagine operese si era portata avanti addirittura per 3-0 nel primo tempo.
In effetti dopo i primi 20 minuti di gioco la partita sembrava essere in discesa per gli ospiti, una doppietta dello scatenato Ettore ed un gol di Bartolo ci avevano illuso di aver già messo il risultato in cassaforte, invece i ragazzi in maglia blu delle Ronde di Poasco non hanno mollato e sono riusciti prima a chiudere il primo tempo in parità, poi addirittura a dilagare nel secondo tempo e a vincere meritatamente la partita.
Il Presidio di Opera si presenta al centro sportivo Cavallino Bianco di Poasco con questa rosa di giocatori: Antonio, Pitti, Bacco, Mauro, Lori, Ettore, Simone, Pino, Bartolo, Micio e, nel secondo tempo, Gerry.
I nostri partono fortissimo e vanno in vantaggio grazie ad un bel diagonale del bomber Ettore, il raddoppio è opera di Bartolo che batte l’ottimo portiere avversario da due passi, passano pochi minuti e arriva addirittura il terzo gol che porta la firma ancora di Ettore, sul 3-0 i nostri si disuniscono e i padroni di casa cominciano ad imporre il proprio gioco, molti giocatori di Opera giocano con scarpe da calcetto e, complice anche il campo bagnato, faticano a mantenere l’equilibrio ed a controllare il pallone reso viscido dall’acqua.
Nel giro di 10 minuto dal 3-0 si passa al 3-3 e si va al riposo in parità.
Nella seconda frazione di gioco le Ronde di Poasco fanno valere il fattore campo e allungano fino al 5-3, gli operesi rimangono in qualche modo aggrappati al match grazie ad una prodezza di Micio che al volo batte l’estremo difensore di Poasco dal limite dell’area perfettamente imbeccato da un bel assist di Bartolo.
Ma è solo un’illusione, ormai il Presidio è in debito d’ossigeno e non basta l’ottimo inserimento di Gerry, compensato nelle file dei nostri avversari dall’ingresso in campo di un giovanissimo ed ottimo elemento, per raddrizzare un risultato ormai compromesso, le Ronde vanno in gol con estrema facilità grazie agli spazi concessi dalla nostra difesa sbilanciata in avanti nel disperato tentativo di rimonta e, in contropiede, i poaschesi ci fanno molto male, un lampo di Pino che sfonda a centrocampo da a Micio la possibilità di mettere dentro la sua doppietta personale, poco dopo un gol di Bartolo ci da ancora qualche speranza ma ormai il risultato è di 9-6, l’ultima fiammata proprio allo scadere è ancora di Micio (tripletta per lui) che mette dentro il definitivo 9-7.
In sintesi una partita dai due volti, ottimo primo tempo dei nostri che però non riescono a chiuderlo in vantaggio e Ronde di Poasco che invece vengono fuori alla distanza e si fanno nettamente preferire nella seconda frazione di gioco, risultato finale sostanzialmente giusto e va letto anche considerando il fatto che gli operesi erano al loro esordio a 7, quindi gli automatismi e i movimenti erano tutti da testare.
Ora si attende il match di ritorno in quel di Opera, ci sono da rimontare 2 gol, impresa difficile ma non impossibile.
Andrea.
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a presto

IL PRIMO VOLANTINO CONTRO IL CAMPO NOMADI A NOVERASCO

siamo al 19 dicembre 2006
MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO L’INSEDIAMENTO A OPERA DI UN CAMPO NOMADI.
IL SINDACO RAMAZZOTTI HA ANNUNCIATO DA DOMATTINA L’AVVIO DEI LAVORI CHE DURERANNO POCHISSIMI GIORNI ED ENTRO NATALE AVREMO UNA BELLA SORPRESA.
UN CAMPO NOMADI DAVANTI ALLE VILLETTE A SCHIERA DI NOVERASCO, DIETRO GLI ANNI AZZURRI… DAVVERO UN BEL REGALO DI NATALE PER GLI OPERESI!

TUTTI A NOVERASCO, DIETRO GLI ANNI AZZURRI, A MANIFESTARE LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI RESIDENTI DELLA ZONA E LA CONTRARIETA’ AD OGNI INSEDIAMENTO CHE POSSA RECARE UNA TANTO GRAVE TURBATIVA ALLA VITA DEGLI OPERESI.

NON FACCIAMOCI PRENDERE SEMPRE IN GIRO.. NON SUBIAMO LE IMPOSIZIONI DI CHI VUOLE DISTRUGGERE LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA CULTURA, LA NOSTRA SICUREZZA. SIAMO OPERESI, NON STUPIDI!

ETTORE FUSCO. OPERA.